Una lite tra due conoscenti, degenerata in minacce e aggressioni, si è conclusa con una duplice denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cassino. Protagonisti della vicenda un uomo di 44 anni e una donna di 36, entrambi residenti in provincia di Frosinone e già noti alle forze dell’ordine, deferiti dai Carabinieri dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Pontecorvo al termine di un intervento che ha riportato alla luce tensioni covate da tempo tra i due.
Tutto ha avuto origine da una richiesta di intervento arrivata direttamente dalla donna, che si era recata nell’abitazione dell’uomo, nel comune di Arce, per recuperare alcuni effetti personali. Un gesto all’apparenza semplice che si è trasformato rapidamente in un episodio dai contorni ben più gravi. Secondo la ricostruzione dei militari, la donna sarebbe stata prima aggredita verbalmente e minacciata con un coltello da cucina e una spada tipo katana – risultata poi essere un’arma ornamentale, non affilata – per poi essere colpita a un arto inferiore con una paletta metallica, di quelle normalmente utilizzate per la pulizia dei camini.
Un quadro che si è ulteriormente complicato nel corso della successiva perquisizione domiciliare, quando i Carabinieri hanno rinvenuto e posto sotto sequestro due coltelli da cucina, la katana lunga circa un metro e la paletta in ferro, tutti oggetti ritenuti pertinenti ai fatti contestati.
Ma la tensione non si è placata nemmeno davanti ai militari intervenuti. La donna, secondo quanto ricostruito, avrebbe infatti aggredito fisicamente l’uomo in più occasioni proprio in presenza dei Carabinieri, e invitata a interrompere la propria condotta avrebbe reagito oltraggiando e minacciando gli operanti, arrivando persino a sputare contro uno di loro.
Al termine degli accertamenti, per l’uomo è scattato il deferimento per lesioni personali, minaccia aggravata e porto di oggetti atti ad offendere; per la donna la denuncia riguarda invece resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Si precisa che, in base al principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza, gli indagati devono considerarsi non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.




