di Luca Santovincenzo, consigliere comunale e capogruppo di LiberAnagni
Per il 2050 è previsto uno scenario climatico preoccupante, con innalzamento delle temperature a livelli ancora maggiori rispetto alle punte già raggiunte in questi mesi.
ISPRA ha di recente pubblicato uno studio secondo cui interventi di riforestazione e depavimentazione possono ridurre le temperature nelle aree urbane di Roma e Firenze di oltre 4 °C nelle ore più calde, con riduzione media giornaliera simulata di circa 2–2,2 °C.
Nell’estate in corso è arrivata quasi a completamento una delle più grandi opere di forestazione urbana mai realizzate in Italia: 3,5 milioni di alberi in 14 città metropolitane, grazie ai fondi del PNRR.
Nell’area metropolitana di Roma, dal 2022 ad oggi, sono stati piantati circa 825.000 alberi, su 825 ettari di nuova superficie forestale.
Perché gli alberi servono. Punto.
Ad Anagni, invece, gli alberi si tagliano e si capitozzano con grande solerzia, senza essere mai sostituiti.
Pensiamo ai cipressi del Parco De Magistris, agli olivi di San Filippo, agli aceri della Circonvallazione, alle querce del Parco Pantanello, fino alle alberature dei versanti interessati dai cantieri PNRR.
E visto che il legname un valore ce l’ha, chiederemo conto a sindaco e assessori anche della sorte del legname derivante dagli abbattimenti.
Il 28 settembre 2023, dopo una nostra interrogazione che denunciava la cronica violazione da parte del Comune della normativa sulla tutela del verde urbano, la Giunta si impegnò ad incrementare il verde pubblico, a piantare alberi per tutti i nuovi nati dal 2018 e a censire gli alberi monumentali.
Sono passati quasi tre anni e quegli impegni sono rimasti sulla carta.
Nel frattempo è stato progettato un parcheggio che prevedeva l’abbattimento di uno storico filare di alberi alla Passeggiata.
Lo abbiamo denunciato.
I cittadini si sono indignati.
Le associazioni si sono mobilitate.
E quell’abbattimento è stato fermato.
Abbiamo poi chiesto di avviare l’iter per il riconoscimento della natura monumentale di quegli alberi.
La maggioranza ha votato contro ma noi continueremo a difenderli.
Perché se a qualcuno è stato promesso un parcheggio irrealizzabile bastava rivedere la sua collocazione, non perseverare.
Perché in nove anni sarebbe bastato piantare 100 alberi all’anno per averne 900 in più: più ombra, più ossigeno e una città più vivibile da lasciare ai nostri figli.
Invece, dopo nove anni, cosa rimane?
Sprechi, caos e promesse.
Chi amministra una città ha il dovere di pensare a cosa lascerà tra dieci, venti, trent’anni. Per questo il nostro primo emendamento al DUP, a dicembre 2023, fu quello di dare l’indirizzo politico sull’incremento del verde urbano.
Per questo uno dei primi nostri impegni di amministrazione sarà un grande piano di riforestazione urbana, con almeno 1000 nuovi alberi e l’eliminazione delle aree di calore, partendo dalla parte alta della città e dalle aree residenziali delle periferie.
Perché amministrare non significa soltanto decidere cosa costruire oggi.
Significa anche decidere cosa lasciare a chi verrà dopo di noi.




