Questa mattina Colleferro si è fermata. Alle 11, come annunciato nei giorni scorsi dall’amministrazione comunale, al Palazzetto dello Sport “Palaromboli” si sono svolti i funerali di Joanna Szyszkowska, la donna di cinquant’anni, di origine polacca, uccisa lo scorso 18 agosto nella propria abitazione di via Colombo, nel quartiere di Colle Sant’Antonino. Una cerimonia partecipata, in una struttura scelta appositamente dal Comune di Colleferro per la sua capienza, capace di accogliere in sicurezza le tante persone attese e di offrire un riparo dal caldo di fine agosto.
La scelta del Palaromboli, del resto, racconta da sola la dimensione che questa tragedia ha assunto per l’intera comunità. Non si è trattato soltanto del commiato di una famiglia distrutta dal dolore, ma di un momento pubblico, sentito, condiviso da centinaia di cittadini, colleghe di lavoro, conoscenti e semplici concittadini che negli ultimi giorni non hanno smesso di interrogarsi sull’accaduto. Al termine della funzione, secondo quanto riportato dalla stampa locale, la salma è stata accompagnata da un lungo applauso, prima di essere trasferita al cimitero cittadino, dove il Comune ha predisposto una sepoltura per Joanna.
Per l’intera giornata di oggi il sindaco di Colleferro, Giulio Calamita, ha proclamato il lutto cittadino, disponendo con l’ordinanza numero 28 del 22 agosto l’esposizione delle bandiere a mezz’asta su tutti gli edifici comunali. Un gesto istituzionale accompagnato da un altro momento fortemente simbolico: alle 11, in concomitanza con l’inizio delle esequie, le sirene degli stabilimenti Avio e Italcementi hanno risuonato in tutta la città, in segno di cordoglio e di vicinanza collettiva. Un suono che a Colleferro, città cresciuta attorno all’industria, ha da sempre scandito i ritmi del lavoro, e che oggi, per la prima volta, ha invece accompagnato il dolore.
L’amministrazione comunale aveva inoltre invitato cittadini, commercianti, associazioni sportive e realtà del territorio a fermarsi per un minuto, in un gesto collettivo di silenzio e raccoglimento in memoria della donna. Joanna, secondo quanto raccontano chi la conosceva, era benvoluta da tutti: lavorava come assistente sociosanitaria presso una casa di riposo cittadina, dove si prendeva cura degli ospiti anziani, lasciandoli sempre, come è stato ricordato in questi giorni, con un sorriso.
Dietro la cerimonia di oggi resta una vicenda che ha sconvolto l’intera comunità laziale e ha avuto un’eco che ha superato i confini locali. Joanna, madre di cinque figli, è stata raggiunta da diversi fendenti nella propria abitazione; a lanciare l’allarme, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stata una delle figlie, mentre in casa al momento dei fatti si trovava anche uno dei figli più piccoli della coppia. Ad essere fermato dalla Polizia di Stato subito dopo l’accaduto è stato il marito della donna, un uomo di 69 anni. Le indagini sono coordinate dalla Procura di Velletri, che ha disposto l’autopsia per acquisire ulteriori elementi utili alla ricostruzione della dinamica. Va ricordato che, in base al principio della presunzione di innocenza, l’uomo dovrà essere considerato non colpevole fino a un’eventuale sentenza definitiva.
Il dolore della città, però, non si esaurirà con la cerimonia di oggi. Domani, mercoledì 26 agosto, alle 20.30, Colleferro tornerà a raccogliersi per una fiaccolata che partirà da Largo San Francesco e raggiungerà Piazza Mazzini, facendo tappa proprio davanti alla casa di riposo dove Joanna lavorava. Un percorso pensato non solo per onorare la memoria della donna, ma per lanciare un messaggio più ampio contro la violenza sulle donne, in giorni segnati da altri episodi che hanno riportato drammaticamente al centro del dibattito pubblico il tema della violenza di genere.
Nei giorni scorsi il primo cittadino aveva spiegato di aver atteso che ogni aspetto della vicenda fosse chiaro e condiviso con i familiari prima di procedere con la proclamazione del lutto, sottolineando come si sia trattato di una decisione dolorosa, presa con la consapevolezza di rappresentare il cordoglio di un’intera comunità.
Resta, ora, il vuoto lasciato da una donna descritta da tutti come gentile e generosa, e soprattutto il futuro dei suoi cinque figli, chiamati a convivere con una ferita che li accompagnerà per il resto della vita. Colleferro, oggi, si è fermata per ricordarla. Ma lo ha fatto anche per ribadire, davanti alla violenza sulle donne, che non ci può essere spazio per l’indifferenza o per il silenzio.
Si ricorda che, in attesa degli sviluppi giudiziari, tutte le persone coinvolte nella vicenda devono considerarsi non colpevoli fino a sentenza definitiva. Chi si trova in una situazione di violenza domestica può contattare il numero antiviolenza e stalking 1522, attivo gratuitamente 24 ore su 24.




