di Giorgio Alessandro Pacetti
Ogni anno gli analisti si affannano a stabilire quale sarà la professione più ricercata o meglio remunerata del futuro. Pochi, però, si fermano a guardare indietro, verso quei mestieri che il progresso ha inesorabilmente cancellato. Uno di questi è l’imbastaro, chiamato anche bastaro o mastaro: l’artigiano che costruiva i “basti” per asini e muli, gli animali che per secoli hanno rappresentato il principale mezzo di trasporto delle campagne italiane.

Il basto, per chi non lo conoscesse, era una rudimentale sella di legno imbottita, posizionata sul dorso degli animali da soma per trasportare carichi di ogni tipo, assicurati con funi che passavano attraverso anelli collocati ai lati degli arcioni. Un oggetto semplice ma indispensabile, che permetteva anche, all’occorrenza, di cavalcare l’animale stesso.
A Piglio, questa antica arte artigianale ha avuto due protagonisti: Benedetto Illuminati, che aveva la sua bottega in località Romagnano, e Francesco Noro, che ha svolto la sua attività in via Piagge numero 22 dal 1927 fino al 1990. Un’attività, quella di Noro, che non si limitava alla clientela locale — pur numerosa, considerato che Piglio era un paese a vocazione agricola dove asini e cavalli erano di casa — ma che riusciva ad attirare richieste anche da clienti della Toscana, della Campania, di Nizza, di Savona e persino dalla provincia di Trento.
A proseguire l’attività di Francesco Noro è stato il figlio Adriano, che insieme al padre ha partecipato a numerosi concorsi e mostre artigianali: a Frosinone, alla Fiera Campionaria di Roma, alla mostra della Montagna di Torino e alla mostra artigianale di Monaco di Baviera, quest’ultima attraverso il Patronato ENAPI (l’Ente Nazionale per l’Artigianato e le Piccole Industrie) di Frosinone. Un percorso costellato di trofei, medaglie e attestati, tra cui uno degli ultimi risalente al 2011, in occasione di un concorso indetto dalla Camera di Commercio di Frosinone.
L’attività della famiglia Noro si è conclusa nel 1990, in concomitanza con la progressiva scomparsa degli asini, animali pazienti e fedeli che tanti servizi hanno reso all’uomo nel corso dei secoli. Una testimonianza di quell’epoca resiste ancora oggi lungo l’Autostrada del Sole A1, dove due grandi cartelli pubblicitari, posizionati a Valmontone e ad Anagni, riproducono un mulo bardato con il basto realizzato proprio dalla bottega Noro.
C’è chi, quell’animale, ha deciso di celebrarlo in modo ancora più solenne: ad Antillo, piccolo paese collinare tra Taormina e Messina, la giunta comunale ha voluto erigere un vero e proprio monumento all’asino, per ricordare uno spaccato di vita contadina in cui questo animale era al centro delle attività agricole in ogni periodo dell’anno. Un gesto che, forse, meriterebbe di essere replicato anche in molti dei Comuni del territorio frusinate, dove l’asino ha prestato per generazioni il proprio onorato servizio di trasporto.
Un ringraziamento particolare va ad Adriano Noro per le fotografie pubblicate a pagina 100 del volume “L’Artigianato e la piccola industria nella provincia di Frosinone”, curato dalla Camera di Commercio di Frosinone con la collaborazione dell’ENAPI, ufficio regionale per il Lazio, con fotografie di Gianni Marcket.
La rubrica “Professioni e mestieri scomparsi” di anagnia.com, firmata da Giorgio Alessandro Pacetti, prosegue così il proprio viaggio nella memoria dei mestieri che hanno segnato la vita quotidiana del territorio, dopo i precedenti capitoli dedicati all’ostetrica condotta, al sarto e al banditore.




