Il countdown è iniziato. Il prossimo 15 settembre, alle ore 9, l’Edra Palace Hotel di Cassino diventerà il palcoscenico di un confronto che va ben oltre la consueta riunione sindacale di fine estate. La Uilm Frosinone ha convocato il proprio Consiglio Territoriale per affrontare, faccia a faccia con istituzioni e mondo imprenditoriale, il destino dello stabilimento Stellantis che da anni rappresenta il cuore pulsante — e insieme il tallone d’Achille — dell’economia del basso Lazio.
A dare peso politico all’incontro sarà la presenza di Davide Sperti, segretario generale della Uilm Nazionale, che arriverà da Roma per sedersi allo stesso tavolo con Roberta Angelilli, vicepresidente della Regione Lazio e assessore allo Sviluppo Economico, il consigliere regionale Daniele Maura, il sindaco di Cassino Enzo Salera, il sindaco di Piedimonte San Germano Gioacchino Ferdinandi, il presidente di Unindustria per l’area cassinate Vittorio Celletti e il segretario generale della Uil Lazio Maurizio Lago. Un parterre che racconta, meglio di qualsiasi comunicato, quanto la vicenda Cassino Plant sia ormai uscita dai cancelli della fabbrica per diventare una questione di sistema territoriale.
Il tema, del resto, non è più soltanto quello dei turni ridotti o delle settimane di fermo produttivo che hanno scandito gli ultimi due anni. È l’intera filiera economica del territorio a risentirne: aziende dell’indotto, imprese di trasporto, attività commerciali e migliaia di famiglie che, direttamente o indirettamente, dipendono dai ritmi dello stabilimento automobilistico. Un effetto domino che gli osservatori locali conoscono bene: quando le linee di montaggio rallentano, a fermarsi non sono soltanto le catene produttive, ma un intero indotto fatto di piccole e medie imprese che negli anni si sono strutturate quasi esclusivamente intorno alle commesse del gruppo.
Le parole del segretario generale della Uilm-Uil Frosinone, Gennaro D’Avino, restituiscono bene il clima di impazienza che si respira nel territorio. “Non possiamo continuare a parlare soltanto di settimane di fermo, cassa integrazione, turni ridotti e ripartenze senza certezze“, ha dichiarato il sindacalista, chiedendo con forza produzioni, investimenti, nuovi modelli e lavoro. Una richiesta che il sindacato vuole portare fino a Roma, inserendo Cassino tra le priorità della politica industriale nazionale.
Il contesto in cui matura l’appuntamento del 15 settembre è tutt’altro che semplice. Il gruppo Stellantis ha da poco presentato un piano di investimenti da 5 miliardi di euro per l’Italia tra il 2026 e il 2030, con nuove produzioni destinate a Pomigliano d’Arco, Melfi, Atessa e Mirafiori. Uno scenario che, però, per Cassino resta ancora largamente indefinito, alimentando la sensazione — già denunciata più volte dalle sigle sindacali — di uno stabilimento lasciato ai margini delle scelte strategiche del gruppo, nonostante ricavi netti in crescita del 13 per cento nel secondo trimestre dell’anno a livello globale.
Non è un caso che negli ultimi mesi la mobilitazione sul territorio si sia fatta più intensa, tra manifestazioni, incontri istituzionali e un dialogo diretto avviato dalla Regione Lazio con l’amministratore delegato Antonio Filosa. Passaggi che i sindacati riconoscono come importanti, ma che finora non si sono ancora tradotti in quei “segnali di reale discontinuità” più volte richiesti.
L’obiettivo dichiarato della Uilm, in vista del 15 settembre, non è alimentare uno scontro politico, quanto piuttosto presentarsi uniti davanti al Governo con una sola voce: quella di un territorio che chiede scelte chiare su produzioni, occupazione e futuro industriale, prima che la crisi diventi irreversibile. Un banco di prova che, nelle prossime settimane, dirà molto sulla capacità del sistema Lazio di difendere uno dei suoi presìdi industriali più importanti.




