di Giorgio Alessandro Pacetti
Ho conosciuto Johanna a Colleferro, nella residenza Regina Pacis, dove lavorava come assistente. Andavo lì almeno una volta alla settimana perché mia moglie, Anna Maria, è stata ospite della struttura per più di due anni, a causa di una malattia alle gambe che l’ha resa, nel tempo, sempre più bisognosa di aiuto e di cure specifiche.

Durante le mie visite vedevo spesso Johanna passare insieme alle altre assistenti, ma non mi soffermavo a parlare con lei. Poi è accaduto che anch’io ho avuto bisogno di un periodo di assistenza e di recupero, a causa di una rovinosa caduta. Per un certo periodo, praticamente, non avevo l’uso delle braccia.

Sono stato così ospite della stessa struttura per quattro mesi. Un’esperienza che mi ha segnato profondamente. Ho capito quanta dedizione e quanta gentilezza siano necessarie per svolgere lavori particolari, che hanno poco di ordinario. La straordinarietà di queste mansioni sta nel fatto che, per svolgerle, occorrono davvero capacità di ascolto, pazienza, gentilezza e amore. Ecco, Johanna aveva tutto questo. Lei, come tante altre assistenti che porto nel cuore, mi ha aiutato. Spesso la vedevo dare la mano a mia moglie, sofferente, e incoraggiarla. Anche Anna Maria diceva che era una brava persona.
Con Johanna ho poi alcune fotografie. In una di queste, lei, insieme ad altre sue colleghe, mi sta vicino, sorride e mi fa sentire accolto e sostenuto. Johanna era una donna gentile.
Solo ora, riguardando quelle fotografie dopo la terribile notizia della sua morte, mi accorgo che forse il suo sorriso nascondeva qualcosa e che nei suoi occhi c’era un velo di tristezza.

Eppure Johanna non si è mai confidata con nessuno. La sua morte violenta è stata una tragedia per ognuno di noi. Voglio ricordarla per come l’ho conosciuta: una donna gentile, capace di dare la mano a chi ne aveva bisogno, con un cuore sincero e buono.
Grazie, Johanna; che la tua anima viva libera e felice in eterno.




