Se ne va con Emma Bonino un pezzo importante della storia politica italiana degli ultimi cinquant’anni. La leader di Più Europa, storica figura del Partito Radicale e più volte ministra della Repubblica, è morta questa mattina a Roma all’età di 78 anni, dopo giorni di ricovero che avevano già fatto temere il peggio.
Il nome di Bonino resterà legato in modo indissolubile alle grandi battaglie per i diritti civili che hanno cambiato il volto dell’Italia a partire dagli anni Settanta. Fu tra le principali promotrici della campagna per la legalizzazione dell’aborto e si spese con determinazione anche sul fronte del divorzio, contribuendo a scrivere pagine fondamentali nella storia dell’emancipazione femminile e delle libertà individuali nel nostro Paese. Il suo attivismo, però, non si fermò mai ai confini nazionali: negli anni la sua azione si estese anche oltre l’Italia, portandola a impegnarsi su temi come i diritti umani, la lotta alla fame nel mondo e la difesa della pace in diversi scenari internazionali.
Dagli anni Novanta in avanti, la carriera di Bonino si intrecciò sempre più strettamente con le istituzioni italiane ed europee. Ricoprì incarichi di governo come ministra e fu commissaria europea, ruoli che le permisero di portare la propria sensibilità politica anche nei palazzi del potere, senza però mai perdere quello spirito battagliero che l’aveva contraddistinta fin dagli esordi. Nel 2017 diede vita a Più Europa, il partito che avrebbe guidato fino agli ultimi anni della sua vita, continuando a portare avanti una visione fortemente europeista e attenta ai temi dei diritti.
Gli ultimi giorni erano stati segnati da un rapido peggioramento delle condizioni di salute. Bonino era stata ricoverata in codice rosso presso l’ospedale Santo Spirito di Roma nei giorni scorsi, a causa di una crisi respiratoria che aveva reso necessario il trasferimento in terapia intensiva. Dopo un iniziale miglioramento, era stata spostata in una struttura privata, ma la situazione era rimasta costantemente definita delicata dai medici che la seguivano. Non era la prima volta che la leader radicale doveva fare i conti con problemi di salute importanti: nel 2015 le era stato diagnosticato un tumore al polmone, malattia che nel 2023 aveva dichiarato pubblicamente di aver superato.
La notizia della scomparsa ha suscitato reazioni immediate nel mondo politico italiano, a testimonianza di quanto la figura di Bonino fosse trasversalmente riconosciuta, al di là delle appartenenze di partito. Anche dal Lazio, la regione che più di ogni altra ne ha accompagnato l’attività istituzionale a Roma, è arrivato un messaggio di cordoglio.
Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha voluto ricordare Emma Bonino come una protagonista indiscussa della storia politica e civile italiana, sottolineando come la sua intera esistenza sia stata segnata da una determinazione costante nel portare avanti le proprie idee e le battaglie in cui credeva. Al di là delle diverse sensibilità politiche, ha aggiunto Rocca, resta il valore di una personalità coraggiosa e tenace, capace di attraversare decenni di vita pubblica italiana ed europea senza mai rinunciare alla forza delle proprie convinzioni. Il presidente della Regione Lazio ha quindi rivolto, a proprio nome e a nome dell’intera istituzione regionale, le più sentite condoglianze alla famiglia, ai cari e a tutta la comunità politica che ha accompagnato Bonino lungo il suo lungo percorso.
Con la scomparsa di Emma Bonino si chiude un capitolo importante della storia repubblicana, ma la sua eredità politica e culturale, fatta di battaglie per le libertà civili e per un’Europa più unita, continuerà probabilmente a influenzare il dibattito pubblico italiano ancora per lungo tempo.




