A Frosinone la tensione dentro le mura domestiche è tornata, nel giro di poche ore, al centro dell’attività della Polizia di Stato, protagonista di due interventi distinti ma accomunati dallo stesso filo conduttore: la violenza familiare e la necessità di tutelare le vittime, spesso silenziose, che vivono sotto lo stesso tetto dei propri aguzzini.
Il primo episodio risale alla serata di ieri, quando intorno alle 21:40 gli agenti della Squadra Volante sono intervenuti in un’abitazione della parte bassa del capoluogo, dove era in corso una violenta lite domestica. Al loro arrivo, gli operatori hanno trovato la scena di una casa sconvolta: cocci di vetro e ceramica sparsi a terra, frutto del lancio di suppellettili, e il marito rifugiato con i due figli minorenni in un appartamento al piano terra, di proprietà dell’anziano suocero. Protagonista della vicenda una donna, ritenuta responsabile di minacce aggravate e tentate lesioni ai danni dei propri congiunti.
Il momento più delicato dell’intervento si è consumato quando la donna ha tentato di impossessarsi di un coltello a serramanico lungo complessivamente 33 centimetri: solo la prontezza degli agenti ha evitato che la situazione degenerasse ulteriormente. Le indagini avviate subito dopo hanno permesso di ricostruire un quadro di tensioni familiari e condotte minacciose che, secondo quanto accertato, si trascinava da diversi mesi, fino a configurare un pericolo grave e attuale per l’intero nucleo familiare. Per questo la donna è stata allontanata dalla casa, con divieto di avvicinamento alle persone offese e ai luoghi da esse abitualmente frequentati, e contestualmente denunciata all’Autorità Giudiziaria.
Poche ore dopo, nella mattinata, un secondo intervento ha portato all’arresto di un uomo colto in flagranza mentre violava la misura cautelare a cui era sottoposto. Nell’ambito dei consueti servizi di controllo del territorio finalizzati alla prevenzione e alla repressione dei reati, un equipaggio della Squadra Volante lo ha individuato mentre si aggirava in viale Spagna. Gli accertamenti hanno stabilito che l’uomo era gravato dal divieto di avvicinamento al padre, persona offesa, e alla sua abitazione, situata proprio nei pressi del punto di controllo, con l’obbligo di mantenere una distanza minima di 500 metri.
Una vicenda, la sua, che si trascina da tempo: l’uomo era già stato sottoposto agli arresti domiciliari per i continui maltrattamenti nei confronti dei familiari e, lo scorso 2 settembre, cessata quella misura, era stato raggiunto dal divieto di avvicinamento al padre. Nel frattempo si era reso irreperibile, omettendo di presentarsi negli uffici di polizia per l’installazione del braccialetto elettronico anti-stalking. Alla luce di questi riscontri, l’uomo è stato arrestato e, dopo le formalità di rito, ricollocato presso la propria abitazione in regime di arresti domiciliari.
Due storie diverse, un’unica matrice: quella di famiglie logorate da conflitti interni che, quando esplodono, richiedono l’intervento tempestivo delle Forze dell’Ordine per essere arginati prima che degenerino in tragedia.




