“Avrebbe potuto essere una tragedia”, riferisce una nostra lettrice: “un grosso pezzo di mura è caduto sull’auto di mio fratello, che ha un bambino piccolo, e ha danneggiato fortemente la sua auto”. Un incubo – in effetti – per un residente di Anagni, che ha ritrovato la propria auto sfigurata da uno o più massi staccatisi dal costone sottostante le Mura Ciclopiche. Il danno più vistoso lo ha provocato una pietra di dimensioni considerevoli, capace di sfondare la carrozzeria e di aprire un vero e proprio squarcio nella parte superiore del veicolo, mentre altri frammenti più piccoli hanno colpito il parabrezza, mandandolo in frantumi. Il proprietario dell’auto, appunto padre di un bambino di appena quattro mesi, si è trovato davanti a uno scenario che, se si fosse verificato in un momento diverso, avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi di un semplice danno materiale.
Da qualche giorno, non a caso, un tratto della strada che corre sotto la cinta muraria è stato transennato, con tanto di divieto di sosta per pericolo di caduta massi. Una misura che il movimento LiberAnagni, in una nota diffusa nei giorni scorsi, definisce tutt’altro che astratta, ricordando come le pietre staccatesi abbiano già danneggiato un’auto in sosta e come, in circostanze diverse, ad essere coinvolta avrebbe potuto essere una persona.
Il nodo politico, più ancora di quello tecnico, riguarda l’origine del distacco. LiberAnagni chiede chiarezza: il cedimento è legato ai lavori in corso nell’area sovrastante le mura, dove sono attualmente attivi due cantieri, oppure va ricondotto alla stabilità generale del versante e della cortina muraria, indipendentemente dai cantieri stessi? Non è la prima volta che il movimento pone la questione.
A rispondere, interpellato da anagnia.com, è stato il sindaco di Anagni Daniele Natalia, che ha voluto ridimensionare qualsiasi collegamento diretto tra il distacco del masso e i lavori in corso. Secondo il primo cittadino, il punto preciso in cui è caduta la pietra che ha danneggiato l’auto non ricadrebbe nell’area interessata dal cantiere. Il sindaco ha spiegato che lungo il tratto compreso tra la parte verticale e quella orizzontale delle mura crescono periodicamente erbe infestanti che, nonostante gli interventi di sfalcio, possono provocare di tanto in tanto piccoli movimenti di pietre, un fenomeno che a suo dire si sarebbe già verificato in passato e che non sarebbe riconducibile alle vibrazioni dei cantieri.
Natalia ha comunque annunciato l’intenzione dell’amministrazione di intervenire sull’intero tratto superiore della cinta, dal punto vicino a via Bagno fino al Parco della Rimembranza, anche laddove non direttamente interessato dai lavori in corso, previa naturalmente la necessaria autorizzazione della Soprintendenza. Le Mura Ciclopiche, ha ribadito il sindaco, restano un patrimonio da tutelare e valorizzare, e l’obiettivo dichiarato dell’amministrazione comunale è quello di realizzare le opere infrastrutturali nel rispetto e nella valorizzazione dell’esistente, in quella che ha definito una prospettiva di rilancio urbanistico a beneficio del centro storico.
Restano, tuttavia, diversi punti interrogativi che la nota di LiberAnagni rimette al centro del dibattito cittadino. Perché si è intervenuti con la transennazione soltanto ora, su un tratto percorso quotidianamente da residenti e automobilisti? E se il provvedimento è in qualche modo collegato ai lavori nella parte alta del costone, per quale motivo la valutazione del rischio non è stata effettuata prima dell’apertura del cantiere, piuttosto che dopo la caduta di un masso? Un interrogativo che si allarga anche a un’altra area cittadina, quella della circonvallazione all’altezza del bivio con San Nicola, dove una frana ha reso necessaria un’analoga transennazione di circa venti metri di carreggiata, senza che al momento siano state fornite informazioni su cause, tempistiche e interventi previsti.
Le Mura Ciclopiche non sono soltanto uno sfondo suggestivo per le fotografie dei turisti che risalgono il centro storico di Anagni: rappresentano l’identità stessa della città e un bene sottoposto a tutela, la cui sicurezza dovrebbe essere valutata a monte di ogni intervento edilizio, e non ricostruita a posteriori sull’onda di un episodio che, questa volta, ha coinvolto soltanto un’automobile.




