Cinque arresti in ventiquattr’ore, due quartieri della periferia romana passati al setaccio e un copione fatto di nascondigli, deviazioni sospette e ruoli suddivisi con la precisione di una piccola azienda del crimine. È il bilancio dell’ultima operazione condotta ieri, 22 settembre 2026, dalla Polizia di Stato di Roma, che ha portato allo smantellamento di due distinte reti dedite allo spaccio, attive rispettivamente a San Basilio e Tor Bella Monaca.

Protagonisti dell’attività investigativa sono stati i Falchi della Squadra Mobile, reparto specializzato che a Roma rappresenta ormai un punto di riferimento nel contrasto al piccolo e medio spaccio di quartiere. Il primo a finire nel mirino degli agenti è stato un 35enne romano, la cui abitudine di allontanarsi improvvisamente dal proprio percorso abituale non è passata inosservata. Pedinato a distanza, l’uomo è stato sorpreso mentre raggiungeva un’area verde di via Carlo Marx, prelevava qualcosa da una busta nascosta tra i rami di alcuni arbusti e riprendeva subito dopo la sua strada, come se nulla fosse.
Quella breve deviazione si è rivelata fatale per lui. Nel nascondiglio individuato dagli investigatori è stato rinvenuto un vero e proprio deposito a cielo aperto, con sostanza stupefacente ancora da suddividere insieme a dosi già pronte per la vendita, oltre a materiale utilizzato per il taglio e il confezionamento. La successiva perquisizione nella sua abitazione ha riservato un’altra sorpresa: circa 9.000 euro in contanti, custoditi con un escamotage tanto semplice quanto insolito, dentro uno zuccotto di lana trasformato in una piccola cassaforte casalinga. Per lui è scattato l’arresto per detenzione ai fini di spaccio.
Parallelamente, l’attenzione degli agenti si è spostata su Tor Bella Monaca, dove operava un gruppo composto da quattro uomini di origine tunisina, capaci di organizzare l’attività criminale con una suddivisione dei compiti degna di nota. Due di loro gestivano materialmente le cessioni agli acquirenti, mentre gli altri due svolgevano un ruolo di vedetta, controllando gli accessi alla zona e indirizzando i clienti verso i punti di consegna più opportuni.
Il sistema, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, prevedeva anche una sorta di logistica diffusa lungo via dell’Archeologia, con la merce suddivisa in più nascondigli: una parte custodita in un borsello dotato di scomparti, l’altra occultata tra i rifiuti, quasi a voler moltiplicare le vie di fuga in caso di controlli. Una strategia che, evidentemente, non è bastata a mettere al riparo il gruppo dall’azione della polizia.
Il blitz finale è scattato durante una delle cessioni, quando l’irruzione degli agenti ha interrotto sul nascere la compravendita, permettendo il sequestro di decine di dosi di diverse tipologie di sostanze stupefacenti e di 740 euro in contanti. Per tutti e quattro i componenti del gruppo sono scattate le manette. Tutti gli arresti, sia quello di San Basilio che quelli di Tor Bella Monaca, sono stati convalidati dall’Autorità Giudiziaria, a conferma della solidità del lavoro investigativo svolto dagli agenti della Squadra Mobile.
Un’operazione che conferma come le periferie romane restino sotto costante osservazione da parte delle forze dell’ordine, impegnate quotidianamente in un lavoro certosino fatto di appostamenti, pedinamenti e pazienti ricostruzioni, per arginare un fenomeno che continua a rappresentare una delle principali emergenze della Capitale.
Morto a Roma, operaio di 22 anni al Colosseo. Paolo Capone, leader UGL: «È inaccettabile, fare piena luce sull’accaduto»
«Esprimo il cordoglio dell’UGL ai familiari del giovane operaio di 22 anni che ha perso la vita nella notte mentre era impegnato nei lavori per la realizzazione del nuovo impianto di illuminazione del Colosseo.
È inaccettabile che un lavoratore perda la vita nello svolgimento della propria attività. Confidiamo nel lavoro della magistratura e degli organi preposti agli accertamenti affinché venga fatta piena luce sulla dinamica dell’incidente e siano accertate eventuali responsabilità.
È necessario continuare a rafforzare i controlli, la formazione e le misure di prevenzione, con particolare attenzione alle attività svolte in quota e alle lavorazioni caratterizzate da specifici fattori di rischio.
La sicurezza sul lavoro deve rimanere una priorità condivisa da istituzioni, imprese e parti sociali, attraverso un impegno costante sul fronte della prevenzione».
Lo ha dichiarato Paolo Capone, segretario generale dell’UGL, commentando la morte dell’operaio di 22 anni avvenuta al Colosseo.




