Cambia il quadro delle tariffe sanitarie nel Lazio, con effetti che riguardano da vicino milioni di cittadini che ogni anno si rivolgono al Servizio Sanitario Regionale per visite specialistiche, esami diagnostici e prestazioni protesiche. Con la Deliberazione della Giunta Regionale del 21 settembre 2026, n. 829, la Regione Lazio ha infatti preso atto del nuovo decreto emanato dal Ministero della Salute di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, aggiornando contestualmente il Nomenclatore Tariffario Regionale per Prestazioni di Assistenza Specialistica Ambulatoriale.
Dietro la burocrazia di un atto amministrativo si nasconde una vicenda tutt’altro che semplice, fatta di ricorsi, sentenze e tempi tecnici che si sono trascinati per quasi due anni. Tutto nasce da un precedente decreto ministeriale del 25 novembre 2024, che aveva già fissato le tariffe massime di riferimento per la remunerazione delle prestazioni sanitarie ambulatoriali su tutto il territorio nazionale. Quel provvedimento, tuttavia, era stato impugnato da numerosi ricorrenti davanti al Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, che ne aveva disposto l’annullamento, seppur con efficacia differita di 365 giorni dal deposito delle prime sentenze, risalente al 22 settembre dello scorso anno.
Per evitare un vuoto normativo e garantire la continuità delle prestazioni, il legislatore nazionale è intervenuto stanziando risorse dedicate: la legge di bilancio ha infatti vincolato una quota di 100 milioni di euro per il 2026 e 183 milioni di euro annui a partire dal 2027, proprio per finanziare l’aggiornamento delle tariffe massime destinate all’assistenza specialistica ambulatoriale e protesica. Un passaggio che ha portato, dopo l’intesa siglata in Conferenza Stato-Regioni il 23 luglio scorso, alla firma del nuovo decreto del 7 agosto 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19 settembre ed entrato in vigore appena due giorni dopo, il 21 settembre.
È proprio su questo provvedimento che si innesta la delibera approvata dalla Giunta regionale, presieduta dal governo di Palazzo Jacobini, che ha il compito di recepire le nuove tariffe a livello locale e di aggiornare di conseguenza il documento tecnico che disciplina, prestazione per prestazione, quanto viene riconosciuto dal Servizio Sanitario Regionale per ogni singolo esame o intervento specialistico. Una macchina complessa che coinvolge la Direzione Regionale Salute e Integrazione Sociosanitaria, guidata dal Direttore Andrea Urbani, chiamata ora a curare l’attuazione pratica del provvedimento.
Le ricadute concrete per i cittadini non sono di poco conto. Dal 21 settembre, infatti, tutte le prescrizioni di specialistica ambulatoriale sull’intero territorio regionale, comprese quelle rilasciate dai medici dei Servizi di Assistenza Sanitaria al Personale Navigante, dovranno basarsi esclusivamente sui nuovi codici, sulla nuova nomenclatura e sulle nuove tariffe contenute nel Nomenclatore aggiornato. Un cambiamento che impone anche un adeguamento tempestivo di tutti i sistemi informativi e gestionali utilizzati dalle strutture sanitarie, indispensabili per la corretta prescrizione, erogazione e rendicontazione delle prestazioni.
La Regione ha inoltre confermato le indicazioni già in vigore relative agli accorpamenti di prestazioni ambulatoriali, ai test molecolari per la ricerca del SARS-CoV-2 e alle prestazioni di sequenziamento genetico di nuova generazione, oltre alle condizioni di erogabilità già stabilite in precedenza a carico del Servizio Sanitario Regionale. Il provvedimento, si legge nell’atto, non comporta oneri aggiuntivi per il bilancio regionale, ed è già stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio, contro cui resta comunque possibile presentare ricorso al TAR entro sessanta giorni, oppure ricorso straordinario al Capo dello Stato entro centoventi giorni.
Una notizia tecnica, certo, ma che tocca da vicino la vita quotidiana di chi, nel territorio della provincia di Frosinone come nel resto del Lazio, ha bisogno di accedere a visite specialistiche ed esami diagnostici, e che ora si troverà davanti a un sistema tariffario rinnovato dopo mesi di incertezza normativa.




