di Ivan Quiselli, direttore responsabile di anagnia.com
La mia più totale e convinta solidarietà va al collega giornalista Gennaro Memoli e al direttore de “Il Giornale nuovo” Pasquale Mazzenga, per quanto accaduto nei giorni scorsi in relazione all’accredito stampa per le partite casalinghe del Città di Anagni.
Da quanto riferito su Il Giornale Nuovo, l’accredito stagionale di Memoli sarebbe stato revocato dopo la pubblicazione di un articolo – pubblicato sulla pagina Facebook de “Il Giornale nuovo” e qui sotto riportato integralmente e senza modifiche – nel quale il collega aveva espresso valutazioni e critiche, anche perentorie, nei confronti di alcuni calciatori della squadra.

Al di là delle legittime prerogative di una società sportiva in materia di accesso e accrediti, credo sia importante non perdere di vista un principio fondamentale: il giornalista deve poter raccontare e commentare ciò che accade su un campo di calcio con autonomia, libertà e indipendenza, naturalmente nel rispetto delle regole deontologiche e dei limiti previsti dalla Legge.
Una critica, anche severa, a una prestazione sportiva o alla condotta agonistica di un calciatore non dovrebbe essere considerata un torto personale né trasformarsi in un ostacolo all’esercizio dell’attività giornalistica, nell’interesse della squadra stessa ma soprattutto nell’interesse delle persone che vengono a vedere la partita.
Mi domando, allora, come sia stato possibile che una decisione di questo tipo abbia potuto essere assunta e, soprattutto, come Simone Pace, presidente del Città di Anagni Calcio, e Daniele Natalia, presidente onorario, abbiano potuto avallare una misura che rischia di essere percepita come una risposta a valutazioni giornalistiche non gradite. Proprio per il ruolo che ricoprono e per la responsabilità che deriva dal rappresentare una realtà sportiva importante del nostro territorio, mi sento di rivolgere loro un invito pubblico: scusarsi, e evocare immediatamente il provvedimento nei confronti di Gennaro Memoli e consentire al collega di tornare a svolgere il proprio lavoro anche dagli spalti dello stadio “Roberto Del Bianco” (struttura di proprietà comunale e pertanto di proprietà della collettività), come aveva fatto fino a oggi.
Il dissenso nei confronti di un articolo o di una valutazione giornalistica può e deve essere espresso nelle forme più opportune. Altra cosa è che una critica possa diventare, direttamente o indirettamente, motivo per impedire a un giornalista di esercitare la propria professione.
Conosco – anzi, conosciamo tutti – Gennaro Memoli come un collega di lunga esperienza, che molto ha dato ai giovani sportivi di Anagni e del territorio in tanti anni di impegno sui campi di calcio della provincia anche in qualità di allenatore, e, come ricordato da Mazzenga, con alle spalle oltre quarant’anni di attività giornalistica. Proprio per questo ritengo doveroso manifestargli pubblicamente la mia vicinanza.
Il giornalismo sportivo non può ridursi alla semplice cronaca dei risultati o alla celebrazione delle vittorie: raccontare una partita significa anche analizzarla, esprimere valutazioni e, quando necessario, formulare critiche.
Rivolgo infine un appello a tutti i colleghi giornalisti, soprattutto a quelli che ogni giorno raccontano lo sport sui nostri territori: questa vicenda merita attenzione e non dovrebbe essere considerata una questione che riguarda soltanto Gennaro Memoli o una singola testata. La libertà e l’autonomia del giornalista sono patrimonio dell’intera categoria.
Per questo, da collega e da direttore di una testata giornalistica, sono al fianco di Gennaro Memoli e de Il Giornale Nuovo. Una critica può essere condivisa oppure no. Ma il diritto di esprimerla, quando esercitato nel rispetto delle regole, è parte essenziale del nostro mestiere.
La risposta de “Il Giornale nuovo” alla lettera di revoca dell’accredito di Gennaro Memoli firmata dal Città di Anagni Calcio





