Un citofono che suona, una voce cortese che parla di un controllo dei contatori per il condominio, un portone che si apre per abitudine o per buona educazione. Pochi minuti dopo, lo sconosciuto è già sul pianerottolo, davanti alla porta di casa. È la scena che, secondo una segnalazione giunta alla nostra redazione grazie ad una nostra attenta lettrice, si sta ripetendo in questi giorni in diversi palazzi di Anagni e molto probabilmente anche nei Comuni del comprensorio.
A raccontarcela – appunto – è una nostra lettrice, che ringraziamo per aver scelto di condividere la propria esperienza a beneficio dell’intera comunità e a cui garantiamo, come sempre, la massima riservatezza. Gli agenti, racconta, si presentano come incaricati della “rete nazionale” o addetti al controllo dei contatori. Una volta ottenuto l’accesso all’edificio usano modi gentili ma insistenti per farsi mostrare le bollette e per fotografare i documenti, e poi avviano pratiche di cambio di fornitore senza che il residente abbia dato un consenso davvero consapevole.
La nostra lettrice se n’è accorta in tempo. Ha esercitato il diritto di ripensamento, bloccando la pratica, e ha poi chiamato la compagnia per capire se quelle persone fossero effettivamente dei loro agenti. La risposta è stata affermativa. Il punto, dunque, non è solo chi bussa alla porta, ma come ci arriva: spacciandosi per un tecnico incaricato di un controllo per ottenere la fiducia dei residenti.
Per questo l’invito è chiaro, soprattutto per le persone anziane: se al citofono qualcuno parla di “controllo contatori per il condominio”, non aprite. Gli addetti delle società di distribuzione non si presentano di norma senza un preavviso scritto, di solito tramite l’amministratore di condominio, e non hanno alcun motivo di chiedere di vedere le fatture. Chi propone contratti porta a porta deve inoltre qualificarsi in modo trasparente, con un tesserino di riconoscimento che indichi nome, foto e società per cui lavora. In caso di dubbio, il consiglio è di chiedere il nome dell’azienda e di verificarlo con l’amministratore o telefonando al numero ufficiale riportato sulle proprie bollette.
Chi ha già firmato qualcosa e se ne pente non è senza difese. Per i contratti conclusi fuori dai locali commerciali, il Codice del Consumo riconosce un periodo di quattordici giorni per recedere senza penali né motivazioni. Entro quel termine basta inviare la comunicazione di ripensamento al nuovo fornitore, conservando la ricevuta. Se invece ci si accorge dell’attivazione di un contratto mai voluto, ci si può rivolgere allo Sportello per il consumatore di ARERA o alle associazioni dei consumatori.
La vicenda dei finti addetti ai contatori è però solo l’ultimo capitolo di una lunga serie di raggiri che colpiscono, con particolare ferocia, la fascia più fragile della popolazione. Il più noto e doloroso resta quello del finto nipote o del finto maresciallo. La telefonata arriva sul fisso, spesso a un’ora in cui l’anziano è solo. Dall’altra parte c’è una voce agitata che dice di essere un nipote nei guai o un carabiniere che comunica un grave incidente, un arresto, una cauzione urgente da pagare. Subito dopo, un presunto avvocato o un collega di caserma si offre di passare a casa a ritirare denaro contante o gioielli. È una trappola costruita sull’ansia e sull’amore per i propri cari, in cui la vittima non ha il tempo di riflettere.
La regola d’oro è semplice: le forze dell’ordine non chiedono mai denaro, né per telefono né a domicilio, e non mandano nessuno a ritirarlo. Se arriva una chiamata del genere bisogna riagganciare, richiamare direttamente il parente con il numero che si ha in rubrica e, nel dubbio, contattare il 112. Concordare con la famiglia una parola d’ordine da usare nelle emergenze può rivelarsi un’arma sorprendentemente efficace.
Restano da non sottovalutare anche i raggiri che viaggiano sullo schermo del telefono. Messaggi che annunciano un pacco in giacenza, una banca che segnala un conto bloccato o un’operazione sospetta, un ente previdenziale o un ufficio postale che chiede di aggiornare i dati: tutti puntano a farci cliccare su un link e a consegnare password e codici a chi li userà per svuotare il conto. Nessun istituto serio chiede dati sensibili tramite SMS o e-mail. Esistono poi i falsi tecnici di gas, acqua o luce che bussano alla porta con la scusa di una verifica urgente, e i finti incaricati di enti pubblici o di benefici economici mai richiesti.
A tutti il consiglio è lo stesso: non abbiate paura di dire no, di chiudere la porta, di riagganciare. Nessuna educazione impone di aprire a un estraneo né di fornire documenti a chi non si conosce. Confrontarsi con vicini, familiari e amministratore è il primo passo per smascherare chi si presenta con troppa fretta e troppe cortesie. E se qualcosa non torna, la segnalazione tempestiva alle forze dell’ordine può proteggere anche chi vive nel palazzo accanto.
Per questo la redazione di anagnia.com ringrazia ancora il lettore che ha dato l’allarme: se anche voi avete vissuto episodi simili, scriveteci. Condividere l’esperienza è il modo migliore per proteggere la comunità.




