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    Home » Falsi carabinieri e falsi poliziotti truffano gli anziani, arresti e denunce per violenza sulle donne: giornata intensa per le Forze dell’Ordine a Frosinone e provincia
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    Falsi carabinieri e falsi poliziotti truffano gli anziani, arresti e denunce per violenza sulle donne: giornata intensa per le Forze dell’Ordine a Frosinone e provincia

    a Atina e Frosinone il raggiro del figlio in arresto, a Ferentino scatta una cattura e a Piedimonte San Germano il braccialetto elettronico, denunce a Sora e controlli a Fiuggi
    2 Ottobre 20266 Mins Read
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    Chi pensa che l’inganno più vecchio del mondo non funzioni più dovrebbe fare un giro nelle caserme della provincia. Tra il 30 settembre e il 1° ottobre il copione del finto familiare nei guai con la giustizia è andato in scena due volte, a pochi chilometri di distanza, con la stessa regia: una telefonata, un’autorità che non esiste, un figlio che sarebbe in arresto e una richiesta di soldi o gioielli.

    Ad Atina la vittima è una donna di 78 anni. Nel pomeriggio del 30 settembre ha ricevuto una telefonata da un sedicente comandante dei Carabinieri, che le ha raccontato che il figlio era stato arrestato per aver investito una donna in stato di gravidanza. Per ottenerne il rilascio serviva denaro, una somma mai precisata. In alternativa, ha aggiunto l’interlocutore, la donna avrebbe dovuto consegnare tutti i preziosi custoditi in casa a un carabiniere che sarebbe passato di lì a poco. E così è stato: poco dopo si è presentato alla porta un uomo in abiti civili, al quale la settantottenne ha consegnato gioielli per un valore complessivo di alcune migliaia di euro. La denuncia è stata presentata il pomeriggio del 1° ottobre alla locale Stazione Carabinieri, e le indagini sono ora condotte dai militari di Atina insieme alla Sezione Operativa della Compagnia Carabinieri di Cassino.

    Il giorno prima, e con una dinamica sorprendentemente simile, a Frosinone la Polizia di Stato era intervenuta in Corso Francia per una rapina avvenuta in un appartamento ai danni di due donne. Al telefono fisso dell’anziana padrona di casa un sedicente operatore di Polizia ha annunciato che il figlio era in stato di fermo in Questura per una rapina e che bisognava radunare tutti i preziosi per presunti accertamenti fotografici. Intanto i complici lavoravano su un altro fronte: hanno agganciato il figlio sul cellulare e, con l’inganno, lo hanno tenuto in linea facendolo guidare fino a una caserma di Roma, per isolarlo e renderlo irraggiungibile.

    Preoccupata, la signora ha chiamato in aiuto un’amica e vicina di casa. Quando i truffatori hanno detto che il complice era arrivato, è stato proprio il telefono a invitare le due donne ad aprire la porta. Il giovane è entrato con il pretesto di “fotografare” i gioielli appoggiati su un mobile all’ingresso. L’amica, accortasi all’ultimo momento del raggiro, ha provato a mettere in salvo l’oro nascondendolo nella tasca della giacca e ha intimato all’uomo di andarsene. A quel punto il malvivente ha perso ogni maschera: ha spinto la donna contro la parete facendola cadere a terra, le ha strappato l’oro dalla tasca ed è scappato. La Polizia di Stato ha avviato le indagini per risalire ai responsabili, mentre la Questura di Frosinone rivolge un appello ai cittadini: le Forze dell’Ordine non chiedono mai, in nessun caso, denaro o gioielli al telefono per liberare un familiare o per verifiche di polizia. Chi riceve una chiamata del genere deve riattaccare e avvisare subito il 112 o il 113.

    Capitolo diverso, ma non meno delicato, quello della violenza sulle ex compagne. A Ferentino, nel pomeriggio del 30 settembre, i militari della Stazione Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Frosinone nei confronti di un uomo già noto alle cronache giudiziarie. Il provvedimento è nato dalle denunce presentate tra l’11 e il 16 settembre dall’ex compagna convivente, ed è ritenuto responsabile, a vario titolo, di maltrattamenti in famiglia, atti persecutori, sequestro di persona e lesioni personali aggravate. La cattura ha avuto un finale quasi cinematografico: una pattuglia lo ha riconosciuto nei pressi di un bar lungo la via Casilina e, alla vista dei militari, l’uomo è scappato a piedi cercando riparo tra la vegetazione a bordo strada. È durata poco: i Carabinieri lo hanno individuato e bloccato in pochi istanti. Dopo le formalità di rito è stato accompagnato alla Casa Circondariale di Frosinone, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

    A Piedimonte San Germano i Carabinieri hanno invece dato esecuzione, nei giorni scorsi, a una misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, con applicazione del braccialetto elettronico. L’ordinanza è stata emessa dal G.I.P. del Tribunale di Cassino su richiesta della Procura della Repubblica e riguarda un 27enne del posto, già noto alle Forze dell’Ordine e indagato per maltrattamenti ai danni dell’ex compagna. Secondo quanto ricostruito, dopo la fine della relazione, a partire da novembre 2025, la donna avrebbe subito continue vessazioni morali e psicologiche fatte di ingiurie, minacce e atteggiamenti aggressivi, fino alla querela presentata in caserma pochi giorni fa. L’Arma sottolinea come la misura sia un importante strumento di tutela per le vittime e confermi l’attenzione costante verso il contrasto alla violenza domestica.

    Una storia dai contorni da brutta commedia arriva da Sora, dove il Commissariato di Pubblica Sicurezza ha deferito in stato di libertà una coppia originaria della Capitale per minacce aggravate e tentata truffa in concorso. Tutto parte il 18 settembre 2026, quando la titolare di un’agenzia immobiliare riceve l’incarico di affittare un immobile a Monte San Giovanni Campano. Un uomo si fa avanti e invia i documenti, ma dopo le verifiche il proprietario lo ritiene poco affidabile e rifiuta. La risposta è un’escalation: gravissime minacce di morte alla mediatrice, estese alla sua famiglia. Anche dopo il blocco del numero, le molestie sono proseguite con chiamate anonime e contatti di sconosciuti, convinti di aver trovato il recapito della donna in annunci verosimilmente falsi pubblicati su TikTok e Facebook. Nel frattempo la compagna dell’uomo ha provato a forzare la trattativa inviando un cedolino pensionistico a dimostrazione della solvibilità del nucleo: ma gli agenti hanno scoperto che il documento attestava un importo lordo di 1.319,92 euro, superiore alla pensione realmente percepita dall’uomo, e che era stato alterato per ingannare l’agenzia.

    Gli accertamenti hanno poi messo in luce due profili con un passato pesante. A carico dell’uomo risultano precedenti per minacce, armi, truffa, lesioni, rapina, reati stradali, stalking, evasione, danneggiamento, maltrattamenti in famiglia e furto, ed era già stato sottoposto a misure cautelari. La donna è gravata da pregiudizi per truffa, utilizzo indebito di carte di credito, invasione di terreni, minacce, appropriazione indebita, rapina, insolvenza fraudolenta e ricettazione. L’uomo dovrà rispondere di minacce aggravate, entrambi di tentata truffa in concorso.

    Sul fronte della prevenzione, infine, la Polizia di Stato porta avanti il progetto nazionale “Scuole Sicure”, coordinato sul territorio dall’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico. Nei giorni scorsi i controlli hanno interessato Fiuggi: il personale del Commissariato, con gli specialisti cinofili della Squadra di Nettuno, ha controllato quasi 300 studenti e si è concentrato su due istituti scolastici, senza riscontrare criticità. Accanto al lavoro sul campo, nei pressi delle scuole, delle fermate dei mezzi pubblici e dei luoghi di ritrovo dei giovani, ripartiranno gli incontri con alunni, docenti e genitori su cyberbullismo, rischi dei social network, bullismo, educazione stradale e uso consapevole delle piattaforme digitali.

    Cinque episodi diversi, un unico filo: la sicurezza quotidiana dei cittadini si gioca tra una telefonata che sembra credibile e una denuncia presentata in caserma. Per tutti gli indagati, trattandosi della fase preliminare del procedimento, vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva di condanna.

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