Alla fine il nodo è venuto al pettine, e a tagliarlo è stato lo stesso inquilino di Palazzo Munari. Nella mattinata di lunedì 5 ottobre il sindaco di Frosinone, Riccardo Mastrangeli, ha rassegnato le proprie dimissioni dalla carica di primo cittadino, aprendo di fatto la crisi politica più delicata dall’inizio del suo mandato, iniziato nel giugno del 2022.
Prima di rendere pubblica la scelta, il sindaco ha voluto comunicarla di persona al prefetto della provincia di Frosinone, un passaggio che la nota ufficiale ha definito un atto di garbo istituzionale. Nessuna motivazione ulteriore è stata messa nero su bianco, ma il contesto parla da sé e porta dritto alla seduta del Consiglio comunale di venerdì 2 ottobre.

Quella sera l’Aula avrebbe dovuto sciogliere un rebus che si trascina da oltre quattro mesi, cioè l’elezione del nuovo presidente del Consiglio comunale, poltrona rimasta vacante dopo le dimissioni di Massimiliano Tagliaferri. Il copione, però, si è ripetuto identico: altre votazioni a vuoto, con il nome di Carlo Gagliardi fermo a dodici preferenze, ben lontano dai diciassette voti necessari per l’elezione. Il segnale più chiaro è che la maggioranza di centrodestra che sostiene il sindaco non riesce più a fare squadra nemmeno sulle questioni di regolamento.
Al termine dei lavori, Mastrangeli aveva parlato di una situazione complessa, sottolineando la necessità di chiarezza all’interno della coalizione e annunciando che si sarebbe preso alcuni giorni per ponderare ogni possibile decisione, senza escluderne nessuna. Dall’opposizione, il consigliere del Partito Democratico Fabrizio Cristofari aveva invitato il sindaco a prendere atto di una condizione di paralisi dell’attività consiliare. Lunedì mattina è arrivata la risposta, e non è stata una risposta di circostanza.
Le dimissioni, intanto, non chiudono la partita ma ne aprono un’altra. Il Testo unico degli enti locali concede infatti venti giorni per revocare la decisione: in questo lasso di tempo il sindaco può tornare sui propri passi, se la coalizione troverà una sintesi credibile. Trascorso il termine senza alcun ripensamento, il Comune di Frosinone andrebbe incontro al commissariamento, con la nomina di un commissario prefettizio e lo scioglimento anticipato dell’assemblea cittadina.
Per molti osservatori la mossa va letta come una scelta di forza più che di resa: un modo per mettere la maggioranza di fronte alle proprie responsabilità e costringere gli alleati, in particolare le componenti che negli ultimi mesi hanno marcato le distanze, a scoprire le carte. Si tratta di interpretazioni politiche, che solo i prossimi giorni potranno confermare o smentire.
Sullo sfondo, infatti, c’è il calendario. Le elezioni comunali del 2027 sono ormai dietro l’angolo e ogni mossa a Palazzo Munari viene pesata come un tassello della campagna elettorale che già si intravede. Il capoluogo si prepara dunque a tre settimane di trattative, telefonate e vertici riservati, al termine delle quali si capirà se questa legislatura avrà ancora un futuro o se i frusinati dovranno attendere le urne con un commissario alla guida della città.




