Il cemento nel Parco della Rimembranza di Anagni non c’è più. Chi in questi giorni è passato dallo storico spazio verde cittadino ha trovato l’area cambiata: i basamenti in cemento e le opere dell’area fitness sono stati rimossi e il terreno è stato ripristinato. A notarlo per prima è stata la coalizione LiberAnagni – Coalizione Civica, che se n’è accorta domenica 4 ottobre. Non avendo a disposizione atti sull’esecuzione dei lavori, i rappresentanti della coalizione non conoscono la data esatta dell’intervento, che potrebbe risalire a qualche giorno prima.
La rimozione ha un fondamento preciso. È stata decisa dalla Giunta comunale di Anagni con la delibera n. 157 dell’8 luglio 2025, che prevedeva il ripristino dell’area con fondi del PNRR. Resta invece da chiarire chi abbia materialmente eseguito i lavori.
Per LiberAnagni è il capitolo finale di una lunga battaglia. Nel luglio 2025, all’indomani della delibera, la coalizione aveva scritto «Ha vinto Anagni». Oggi, sostiene, quella vittoria «non è più soltanto sulla carta»: basta guardare il parco. Tutto era cominciato il 15 febbraio 2024, con una segnalazione e contestuale richiesta di accesso agli atti indirizzata alla Soprintendenza e inviata per conoscenza al Comune di Anagni. In quell’atto la coalizione chiedeva conto dell’autorizzazione paesaggistica per i basamenti e della valutazione storica e culturale di un intervento così invasivo. Secondo LiberAnagni, quell’autorizzazione non è mai esistita. Dopo la segnalazione il cantiere si è fermato e da allora è rimasto inutilizzato.
Il luogo, del resto, non è un giardino qualunque. Il Parco della Rimembranza, progettato da Enrico Del Debbio, è dedicato ai caduti della Grande Guerra e alle vittime del bombardamento del 1944: un angolo di memoria collettiva che gli anagnini sentono come proprio, e dove cemento e attrezzi ginnici avevano fatto discutere fin da subito.
La soddisfazione, però, non cancella il conto di quella che la coalizione definisce una vicenda evitabile. LiberAnagni parla di oltre due anni di cantiere fermo, di un’area giochi sottratta ai bambini e di risorse pubbliche spese due volte, prima per costruire e poi per smantellare. Da qui l’annuncio di un esposto agli organi competenti, perché verifichino i fatti e quantifichino l’eventuale danno per le casse comunali. La coalizione precisa che spendere denaro pubblico per opere poi rimosse «può configurare» un danno erariale: toccherà agli organi competenti stabilire se ci siano effettivamente i presupposti.
Nel comunicato il caso del parco viene inserito in un quadro più ampio, insieme alle alberate di Viale Giacomo Matteotti e alle aiuole di Viale Regina Margherita. Per LiberAnagni sono tutti interventi su luoghi identitari della città e dimostrano che «un’opposizione che controlla fa la differenza». Il metodo, a giudizio della coalizione, sarebbe sempre lo stesso: si decide un intervento invasivo senza confronto con la cittadinanza e, solo dopo la denuncia pubblica, arrivano smentite e giustificazioni a posteriori. La richiesta è che le scelte su questi luoghi vengano condivise prima, non spiegate dopo.
Intanto il parco ha perso il suo cemento e può tornare a essere un luogo di memoria e di passeggiate. La coalizione assicura che resterà «in prima linea» nella difesa dell’identità di Anagni.




