Quarantadue anni di servizio, trentasei dei quali passati a bordo delle “gazzelle”, sempre sulla strada, sempre pronto a rispondere a una chiamata. Si chiude così la carriera del Brigadiere Capo Giuseppe Ferrante, che ha lasciato il servizio attivo dopo aver raggiunto il sessantesimo anno di età. Nei giorni scorsi, nella sede del Comando Provinciale dei Carabinieri di Frosinone, i colleghi gli hanno dato il saluto di commiato.

Ferrante, in forza alla Sezione Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Frosinone, ha scelto di non rallentare nemmeno negli ultimi giorni. Ha eseguito il suo ultimo arresto a soli due giorni dal collocamento in congedo, a dimostrazione di una passione per il mestiere che il tempo non ha scalfito.

La cerimonia è stata breve ma sentita. Il comandante provinciale, il colonnello Gianluca Zara, ha consegnato al sottufficiale una pergamena a nome di tutta l’Arma dei Carabinieri. Ha espresso gratitudine per la condotta esemplare, la professionalità e l’attaccamento all’Istituzione mostrati in quattro decenni di carriera. Presenti anche gli Ufficiali e i colleghi del Comando Provinciale, che hanno fatto al Brigadiere i migliori auguri per un futuro sereno.

Il momento più toccante è stato l’abbraccio con la figlia Martina, anche lei Carabiniere, oggi in servizio nel milanese e arrivata a Frosinone per condividere con il padre un traguardo così importante. Un gesto semplice, che racconta la continuità dei valori della Benemerita da una generazione all’altra.
Per anni Giuseppe Ferrante è stato un volto noto anche ad Anagni, dove è giunto dopo aver prestato servizio nella Compagnia di Palestrina. Gran parte della sua carriera si è infatti svolta al Comando Compagnia dei Carabinieri di Anagni, nel Nucleo Operativo Radio Mobile, il reparto che vive sul territorio e conosce strade, quartieri e persone. In quegli anni ha partecipato a operazioni di rilievo. Una di queste risale a quando, insieme al collega Vincenzo Ciriaci, sorprese e arrestò cinque persone impegnate a rubare il rame all’interno dell’ex stabilimento Videocon, il grande complesso industriale dismesso alle porte della città.
Il suo nome compare anche tra chi ha lavorato alle indagini sul duplice omicidio avvenuto ad Anagni nel 2007, una delle pagine più dolorose della cronaca cittadina. Resta poi nella memoria il salvataggio compiuto, ancora in coppia con Vincenzo Ciriaci, di una persona finita in un canale nei pressi della stazione ferroviaria di Anagni e tratta in salvo da morte che sembrava certa. Per quel gesto ricevette un encomio.
Ferrante ha dedicato molte energie anche alla tutela dell’ambiente. Ha preso parte a numerose indagini sull’abbandono illecito di rifiuti e sugli sversamenti nei fiumi, un fronte delicato per un territorio che da anni fa i conti con queste ferite.
A lui, ora, vanno i ringraziamenti di chi, in quarantadue, ha incrociato la sua divisa in una notte di emergenza o in una situazione difficile. Per le “gazzelle” dell’Arma è la fine di un’epoca. Per il Brigadiere capo, la possibilità di godersi finalmente il tempo che il servizio gli ha tolto.




