«Perché questo silenzio?». Parte da una domanda secca la nota con cui Partito Democratico Anagni, Sinistra Italiana Anagni, Movimento 5 Stelle Anagni e Possibile Anagni tornano a incalzare l’amministrazione comunale su due dossier che da settimane agitano la politica cittadina: il biodigestore di via Capannaccio e la ex polveriera. Per le quattro forze politiche è passato abbastanza tempo e le domande, precise e documentate, continuano a non ricevere risposte sufficienti.
Il primo fronte è quello dell’impianto di biometano intestato alla Società Agricola Rem Energia. I lavori, ricordano le opposizioni, sono partiti e sono stati poi fermati con l’ordinanza comunale n. 1 del 21 settembre 2026, a causa di carenze documentali che toccherebbero, tra le altre cose, gli aspetti sismici, antincendio, ambientali e progettuali. Il nodo, però, è un altro. Già nel gennaio 2025, sottolineano, la pratica era stata dichiarata improcedibile dal Comune. Una circostanza di cui anagnia.com aveva già dato conto, riportando le contestazioni sollevate dal coordinatore provinciale dell’UDC Andrea Fiorito, che aveva avuto accesso a una nota dell’ufficio Urbanistica con cui veniva respinta la richiesta di procedura autorizzativa semplificata.
Come si sia passati da quel no all’avvio del cantiere nel 2026 resta, secondo i firmatari, il punto da chiarire: quali atti hanno consentito il passaggio, chi ha verificato la documentazione e perché le lacune oggi contestate non siano emerse prima dell’apertura dei lavori. «Non stiamo chiedendo supposizioni», scrivono, ma di conoscere atti, sequenza delle decisioni e responsabilità amministrative.
Il secondo capitolo riguarda l’ex polveriera, l’enorme area dell’ex deposito munizioni dell’Esercito, di proprietà comunale e da anni al centro del dibattito sul suo futuro. Qui il Comune è dovuto intervenire sull’assegnazione alla società Free Energy, la stessa che a fine 2024 aveva presentato la proposta per un grande impianto fotovoltaico, richiamando un «errore materiale di trasmissione» di parte della documentazione progettuale alla commissione tecnica incaricata di valutare le proposte. Una spiegazione che alle opposizioni non basta, e che si somma alle tensioni di una procedura già finita al centro di un contenzioso davanti al Tar.
Sono due vicende diverse, osservano le forze politiche, ma accomunate da documenti, procedure e decisioni che vanno spiegate ai cittadini: cosa è successo, quando, quali uffici e quali atti sono coinvolti, quali rimedi sono stati adottati. Quando emergono carenze o atti non trasmessi, è la linea della nota, la risposta di un’amministrazione non può essere il silenzio, che anzi rende i problemi più urgenti.
Da qui la richiesta formale di un consiglio comunale aperto, aperto alla cittadinanza e alle altre forze presenti in aula, perché esercitino fino in fondo il proprio ruolo di controllo. Le opposizioni chiudono con uno slogan che riassume la loro posizione, «Anagni non è un affare privato, Anagni è la città di tutti», e con un’ultima stoccata al primo cittadino Daniele Natalia: sarebbe quella l’occasione «dove finalmente forse il sindaco risponderà alle nostre domande».
La palla passa ora a Palazzo Comunale: la nota, diffusa oggi, 6 ottobre, rilancia infatti una sfida politica che, tra ordinanze, atti protocollati e ricorsi, difficilmente potrà restare a lungo senza risposta.
LA NOTA INTEGRALE:
PERCHÉ QUESTO SILENZIO?
È passato abbastanza tempo. Sul biodigestore di Via Capannaccio e sulla ex polveriera di Anagni abbiamo posto domande precise, documentate e circostanziate.
Domande alle quali, ancora oggi, l’Amministrazione comunale non ha dato risposte sufficienti.
Sul biodigestore di Via Capannaccio, i lavori sono stati avviati e successivamente sospesi con l’Ordinanza comunale n. 1 del 21 settembre, per carenze documentali che riguardano, tra le altre cose, gli aspetti sismici, antincendio, ambientali e progettuali.
Ma c’è un elemento che non può essere ignorato: già nel gennaio 2025 la pratica risultava dichiarata improcedibile dal Comune.
E allora la domanda è semplice:
COME SI È ARRIVATI DALL’IMPROCEDIBILITÀ DEL 2025 ALL’AVVIO DEI LAVORI NEL 2026?
Quali atti hanno consentito questo passaggio? Chi ha verificato la documentazione? E perché le carenze oggi contestate non sono state chiarite prima dell’avvio del cantiere?
Non stiamo chiedendo supposizioni. Stiamo chiedendo di conoscere gli atti, la sequenza delle decisioni e le responsabilità amministrative.
E poi c’è la ex polveriera, dove il Comune è dovuto intervenire sull’assegnazione alla società Free Energy, richiamando un “errore materiale di trasmissione” di parte della documentazione alla Commissione tecnica.
Due vicende diverse, ma con un elemento comune: documentazione, procedure e decisioni che hanno bisogno di essere spiegate ai cittadini.
Perché quando emergono carenze documentali, atti non trasmessi o procedure da chiarire, la risposta di un’Amministrazione non può essere il silenzio.
I cittadini hanno diritto di sapere:
🔴 Cosa è successo?
🔴 Quando è successo?
🔴 Quali uffici e quali atti sono coinvolti?
🔴 Come si è arrivati a queste situazioni?
🔴 Quali provvedimenti sono stati adottati per rimediare?
E su questioni così importanti per Anagni, ci aspettiamo che tutte le istituzioni e tutte le forze presenti in Consiglio comunale esercitino fino in fondo il proprio ruolo, chiedendo chiarezza e trasparenza.
Perché il silenzio non risolve i problemi.
Li rende ancora più urgenti.
Noi non arretriamo e continueremo a chiedere risposte sugli atti, sui fatti e sulle responsabilità, senza scorciatoie e senza pregiudizi.
Perché ciò che chiediamo non è altro che quello che ogni cittadino ha il diritto di pretendere:
VERITÀ. TRASPARENZA. RESPONSABILITÀ.
ANAGNI NON È UN AFFARE PRIVATO. ANAGNI È LA CITTÀ DI TUTTI.
PER QUESTO CHIEDIAMO UN CONSIGLIO COMUNALE APERTO DOVE FINALMENTE FORSE IL SINDACO RISPONDERÀ ALLE NOSTRE DOMANDE.
Sinistra italiana
Movimento 5 Stelle
Possibile Anagni
PD




