Un’officina abusiva che di meccanico aveva ben poco e che, secondo gli inquirenti, era diventata il cuore pulsante di un’organizzazione dedita al commercio di sostanze stupefacenti. È lo scenario emerso dall’operazione condotta nella mattinata di ieri, martedì 6 ottobre 2026, dai Carabinieri della Compagnia di Velletri, che su delega della Procura della Repubblica di Velletri hanno dato esecuzione a un’ordinanza del G.I.P. del Tribunale di Velletri. Il provvedimento dispone misure cautelari nei confronti di 17 persone, gravemente indiziate, a vario titolo e in concorso tra loro, dei reati di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, rapina ed estorsione. La notizia è stata resa nota dal Comando provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Roma.
Nel dettaglio, per cinque indagati è scattata la custodia cautelare in carcere, altrettanti sono finiti agli arresti domiciliari, mentre per gli ultimi cinque il giudice ha disposto l’obbligo di dimora abbinato all’obbligo di presentazione in caserma. Un ventaglio di provvedimenti graduato in base al ruolo che ciascuno avrebbe avuto all’interno del gruppo.
L’ordinanza è il punto d’arrivo di una complessa attività investigativa sviluppata dai militari veliterni, che avrebbe permesso di raccogliere gravi indizi sull’esistenza di un sodalizio organizzato e strutturato, attivo tra Velletri, Lariano e il nord pontino. Secondo la ricostruzione, nel gruppo vigeva una precisa suddivisione dei compiti: alcuni componenti si sarebbero occupati di tenere i contatti con gli assuntori e di organizzare gli incontri per le consegne, altri avrebbero curato la logistica e la distribuzione materiale della merce illecita.
Al centro del sistema, la base operativa: un’officina abusiva, utilizzata come vero e proprio centro logistico per lo stoccaggio e lo smercio di cocaina, hashish e marijuana, ma anche per il coordinamento delle attività di spaccio. Un luogo apparentemente ordinario, dunque, trasformato in snodo per i traffici illeciti. In diversi casi, inoltre, le consegne venivano effettuate direttamente dai collaboratori incaricati, seguendo un modus operandi consolidato, tipico di questo genere di attività.
Il lavoro dei Carabinieri non si è fermato all’individuazione dei componenti del gruppo. Gli investigatori sono infatti riusciti a ricostruire l’intera rete di approvvigionamento, risalendo ad altri soggetti, operanti nell’hinterland veliterno, larianese e nel nord pontino, dai quali gli indagati si rifornivano abitualmente. Gli accertamenti hanno consentito di tracciare i collegamenti tra i vari protagonisti e di delineare una vera e propria mappatura dei canali di rifornimento.

Il bilancio complessivo delle indagini è corposo. Nel corso dell’attività sono stati eseguiti 9 arresti in flagranza di reato, sono scattate numerose denunce a piede libero e sono stati segnalati svariati soggetti quali assuntori di sostanze stupefacenti. I militari hanno inoltre sequestrato oltre mezzo chilo di sostanza stupefacente di vario tipo.
Tra gli elementi più significativi emersi dalle perquisizioni, il ritrovamento di un’arma artigianale in grado di sparare singoli colpi calibro 9×21, la cosiddetta “pen gun”, rinvenuta insieme a centinaia di cartucce e proiettili. Un dettaglio che aggiunge un’ulteriore nota di allarme a un quadro già articolato, e che conferma l’importanza di un’operazione capace di intercettare, oltre al giro di stupefacenti, anche materiale potenzialmente pericoloso.

Le contestazioni di rapina ed estorsione, che si affiancano a quelle in materia di stupefacenti, completano il quadro di un’indagine ampia, che ha coinvolto diversi comuni dell’area a sud di Roma e che, per le sue ramificazioni, interessa da vicino anche i territori confinanti. L’operazione conferma l’attenzione costante delle forze dell’ordine nel contrasto ai fenomeni di illegalità diffusa, a tutela della sicurezza dei cittadini.




