Una città che, secondo l’opposizione, “è stata tradita”. È questo il titolo scelto dal Partito Democratico di Anagni per la nota diffusa nelle ultime ore, firmata dall’intero direttivo e guidata dal segretario Francesco Sordo, con la quale i dem lanciano un duro attacco all’amministrazione guidata dal sindaco Daniele Natalia.
Il quadro delineato dal Partito Democratico è quello di una maggioranza di centrodestra dilaniata da rivalità interne, incapace di fare squadra e, di conseguenza, di governare. Per i democratici, Anagni sarebbe precipitata in un caos amministrativo di cui sarebbero responsabili proprio gli equilibri, o meglio gli squilibri, tra le componenti della coalizione.
Il primo esempio portato dal direttivo riguarda la Pro Loco. Secondo il Partito Democratico, alcuni esponenti del centrodestra avrebbero tentato di utilizzare l’associazione come strumento di trattativa, se non di pressione politica. Un atteggiamento che, sempre nella lettura dei dem, offenderebbe la storia di un sodalizio che non è un ufficio del Comune ma un’associazione al servizio di tutti i cittadini, da sempre impegnata nella valorizzazione del patrimonio storico e artistico della città. Le tensioni nella maggioranza, del resto, sono tra i temi che animano il dibattito politico cittadino da giorni, con il caso Pro Loco tra i dossier che hanno messo a dura prova i rapporti nel centrodestra.
Il secondo fronte è quello che negli ultimi giorni ha monopolizzato la scena: il cantiere del biodigestore di via Capannaccio, in un’area a prevalente vocazione agricola ai confini con il territorio di Sgurgola. Dopo l’ordinanza comunale di sospensione dei lavori del 21 settembre, il cantiere è stato posto sotto sequestro: a eseguire il provvedimento, per quanto riferito dalle cronache di questi giorni, sono stati gli agenti del nucleo di polizia giudiziaria della Polizia locale, su disposizione dell’autorità giudiziaria. Gli sviluppi, a partire dalla convalida del sequestro, sono tutti da seguire.
Su questo punto il Pd parla di vicende di gravità assoluta. Il direttivo sottolinea di non sapere quale sia stato il ruolo dell’amministrazione nel rilascio dei permessi e chi abbia di fatto autorizzato l’avvio dei lavori in assenza del necessario titolo edilizio. Quel che i democratici ritengono di poter affermare è che il sindaco Daniele Natalia e la sua giunta abbiano gestito la vicenda con “molta superficialità”, e che a lui spetti la responsabilità politica di quanto accaduto. Nessuno, aziende e privati compresi, avvertono i dem, può muoversi a proprio piacimento per un interesse esclusivo.
Nel mirino finisce anche l’immagine di Anagni. Il Pd ricorda il passato della capitale degli Ernici, snodo produttivo essenziale per l’intera provincia, e lamenta che oggi la città perda prestigio e peso rispetto ad altri centri del territorio come Alatri, Ferentino e Veroli. Da qui l’appello conclusivo: serve una opposizione forte e un’alternativa di cambiamento nell’interesse dei cittadini.
Quello del biodigestore, in effetti, è un tema che da settimane attraversa l’aula e le piazze virtuali, con Pd, Sinistra Italiana, Movimento 5 Stelle e Possibile che hanno chiesto un consiglio comunale aperto e risposte puntuali agli interrogativi sollevati. Resta da capire quali saranno gli esiti del procedimento e quali responsabilità, se ve ne sono, emergeranno. Al momento non risultano repliche dell’amministrazione alla nota del Pd; la nostra redazione resta a disposizione del sindaco, della giunta e delle forze di maggioranza per ogni eventuale precisazione.




