Una lunga attesa a motore spento. Dalle prime ore del 19 ottobre gli autotrasportatori hanno dato vita a un presidio che ha messo in difficoltà la viabilità tra Frosinone e Ferentino, con i caselli dell’A1 interessati dalla mobilitazione e ripercussioni pesanti sulla superstrada Sora-Ferentino.
Il punto più sofferto è Ferentino, dove alle 9.10 la coda aveva raggiunto i sette chilometri, in crescita rispetto ai cinque registrati nelle prime ore. Centinaia di automobilisti sono rimasti fermi tra le corsie, con lo sguardo alternato tra il quadrante dell’orologio e il serpente di lamiere davanti al parabrezza. C’è chi doveva timbrare il cartellino, chi accompagnare i figli a scuola, chi aveva una visita medica fissata a Roma e ha visto allontanarsi l’appuntamento.
Sul posto sono intervenuti i Carabinieri della Stazione di Ferentino e la Polizia Stradale, impegnati a gestire il traffico e a presidiare la zona. La manifestazione, per ora, ha il carattere di un presidio e non risultano episodi di tensione.
Il quadro, però, va ben oltre i confini della provincia. La protesta nasce al Sud e da giorni coinvolge Calabria, Sicilia, Puglia, Basilicata, Molise e Campania, dove nelle ultime ore sono stati presidiati i caselli di Nola, Caianello e Caserta Sud. Accanto ai camionisti sono scesi in strada anche agricoltori e, in alcune zone, pescatori, accomunati dall’impennata dei costi. Secondo Confartigianato Trasporti, il prezzo industriale del gasolio è salito del 54,3 per cento da febbraio, un rincaro che per molte imprese rende difficile restare in strada.
Alla base della mobilitazione c’è anche il mancato sblocco delle risorse stanziate a maggio contro il caro gasolio, che secondo i manifestanti non sarebbero ancora arrivate a destinazione. Conftrasporto, con il presidente Pasquale Russo, ha chiesto al Governo una convocazione urgente delle associazioni, avvertendo che in caso contrario si valuterà un fermo nazionale.
Intanto gli effetti si fanno sentire anche sulla vita quotidiana: in diverse regioni meridionali i distributori sono rimasti a secco e in alcuni supermercati gli scaffali iniziano a svuotarsi. Un segnale che, se la protesta dovesse proseguire, anche la spesa delle famiglie potrebbe risentirne. Per martedì 20 ottobre è atteso l’incontro con le rappresentanze della categoria al ministero dei Trasporti, dal cui esito dipenderà gran parte dell’evoluzione della vicenda.
Nel Frusinate, per ora, resta da attendere lo sblocco dei caselli. Chi deve spostarsi verso Roma o verso sud farebbe bene a valutare percorsi alternativi e a mettere in conto tempi molto più lunghi del solito.




