Il fronte della protesta non si è spezzato. Nonostante lo sblocco delle risorse annunciato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, gli autotrasportatori e i cosiddetti padroncini continuano a presidiare strade e autostrade del centro-sud, con una mobilitazione che da giorni tocca Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, Basilicata e Molise. Alla base c’è un’esasperazione che covava da mesi: il vertiginoso aumento del costo del gasolio, che per un mezzo pesante si traduce in un pieno sempre più salato e in margini ormai ridotti al minimo.
Martedì 20 ottobre, al termine dell’incontro in Prefettura con le associazioni di categoria, il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi ha annunciato l’avvio dell’erogazione dei contributi: i fondi destinati ad azzerare le domande di credito d’imposta presentate dalle imprese fino al 30 agosto passano da 430 a circa 480 milioni di euro. Altre risorse, ha spiegato, saranno messe a disposizione per le richieste di settembre e ottobre, con un credito che però diventerà utilizzabile soltanto nel 2027. In totale, il Governo parla di circa un miliardo sbloccato. Rixi ha riconosciuto che le istanze sono giuste, ma ha avvertito che la protesta “non può proseguire sine die”, auspicando la fine dei blocchi già nel pomeriggio.
Il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, intervenuto in mattinata ai microfoni di Rtl 102.5, ha raccontato di aver chiesto agli uffici di superare gli ostacoli burocratici perché i primi pagamenti partano già questa settimana, visto che molte imprese non possono più aspettare. Ha parlato di un “puzzle complicato” che si costruisce “ora per ora”, anticipando che arriveranno risorse aggiuntive e che ci sarà anche disponibilità di cassa per il Marebonus, misura che ha definito figlia di una normativa europea fuori dal tempo. Nel pomeriggio il ministro ha incontrato alcuni rappresentanti dei piccoli autonomi, sostenendo che sia giusto ascoltare “anche i piccolini” e chiedendo a tutti la “rimozione di qualsiasi blocco ancora in corso”.
La difficoltà, per il Governo, è che il tavolo non è più soltanto quello delle sigle storiche. Accanto alle grandi organizzazioni si sono mossi comitati e piccole realtà locali, spesso nati spontaneamente, che rendono complicato trovare una sintesi capace di accontentare tutti. Eppure il precedente non manca: già a maggio, a Palazzo Chigi, l’esecutivo aveva stanziato 300 milioni di credito d’imposta per evitare il fermo nazionale, e il malcontento era rientrato solo temporaneamente. Questa volta, da quanto emerge dalle proteste in Calabria e Sicilia, le categorie chiedono risposte concrete e non più soltanto promesse.
Per il Lazio e per la provincia di Frosinone il punto non è soltanto la solidarietà a una categoria in difficoltà. Il territorio è un crocevia obbligato: sull’autostrada del Sole (A1) transita buona parte delle merci dirette verso il Mezzogiorno, e il tessuto produttivo del Frusinate, dai distretti industriali al Cassinate fino ai nuovi poli logistici come quello di Ferentino, dipende da camion che arrivano e ripartono puntuali. Un blocco prolungato lungo la dorsale tirrenica significa ritardi nelle consegne, magazzini che si svuotano e, nei casi peggiori, supermercati con scaffali meno forniti e stazioni di servizio a corto di gasolio, come già accaduto in alcune aree del Sud. Per questo cittadini, imprese e commercianti guardano con attenzione agli sviluppi delle prossime ore, sperando che le promesse romane si traducano presto in pagamenti reali e in strade di nuovo libere.




