La risposta è arrivata nel giro di pochissimo tempo. Alessio D’Amato, consigliere regionale di Azione ed ex assessore alla Sanità, replica al comunicato con cui la Regione Lazio ha annunciato l’esposto alla Corte dei Conti contro di lui e contro l’ex presidente Nicola Zingaretti, di cui abbiamo dato conto in questo articolo. E lo fa rovesciando la domanda: a dover spiegare, dice, è il presidente Francesco Rocca.
Il punto di partenza è una data. Secondo D’Amato, la sentenza del Consiglio di Stato di cui si parla risale al dicembre 2023 ed è stata lasciata passare in giudicato senza alcuna opposizione. “Vedo che il presidente Rocca non è lucido e si accorge dopo tre anni di silenzio che esiste una sentenza del Consiglio di Stato”, afferma il consigliere, che parla di una condanna divenuta definitiva senza che l’attuale amministrazione abbia mosso un dito.
D’Amato ricorda poi che, quando al governo della Regione c’era la Giunta Zingaretti, i contenziosi con il Gruppo San Raffaele erano sempre stati vinti. Le tappe che cita sono tre: il Tar nel 2019 e, in sede civile, i giudizi del 2017 e del 2022. A suo dire, quindi, la domanda da porsi è un’altra: “semmai il tema di fondo è perché con l’avvento della Giunta Rocca cambia il vento”, visto che contro quella decisione non è stato presentato ricorso.
Oggi, sottolinea l’esponente di Azione, ci si trova davanti al giudizio di ottemperanza, ed è lì che arriva la cifra più pesante: secondo D’Amato la Regione dovrebbe versare oltre 82 milioni di euro, somma che il consigliere attribuisce al presidente come un debito verso “il suo ex datore di lavoro”. Un importo più alto dei 60 milioni, più 16,8 di rivalutazione e interessi, citati nella nota regionale, ma in linea con le cifre emerse dalla delibera di Giunta riportate nei giorni scorsi dalla stampa.
Sul piano politico D’Amato punta il dito contro quella che definisce una contraddizione. La tesi dei presunti ritardi e delle omissioni, sostiene, smentisce l’intera linea difensiva tenuta dalla Regione, in particolare quella portata avanti dal direttore Andrea Urbani nella relazione conclusiva al giudizio di ottemperanza. E taglia corto: “delle due l’una: o si difendono gli interessi pubblici oppure quelli privati”.
L’ex assessore allarga poi lo sguardo alle origini della vicenda, che a suo giudizio nasce con la Giunta Polverini, con la revoca dell’accreditamento alla struttura San Raffaele di Velletri e con norme che la Corte costituzionale ha poi dichiarato illegittime.
Quanto all’esposto della Regione, D’Amato accoglie con favore l’intervento dei giudici e lo definisce un’occasione di chiarezza, ricordando di aver già presentato quattro esposti in procura. Il motivo, spiega, è che Rocca vorrebbe riaprire la struttura di Velletri nonostante le numerose sentenze passate in giudicato, da cui è partito il DCA 62 del 2011. Poi la stoccata finale: “Rocca non è autonomo e dietro tutta questa vicenda c’è un’assoluta opacità ed è bene che si faccia piena luce”.
Siamo dunque di fronte a due ricostruzioni opposte, che si rimpallano la responsabilità politica di una vicenda dal peso economico enorme per le casse regionali. Da una parte la Regione sostiene che le omissioni risalgano alla stagione di governo precedente, dall’altra D’Amato chiede perché l’attuale amministrazione non abbia impugnato la sentenza. Ora la parola passa alla magistratura. Al momento non risultano repliche della Regione Lazio e il nostro giornale resta a disposizione per ospitarle.




