Silenzio tra i binari e saracinesche abbassate. Il sindacato di base Usb (Unione Sindacale di Base) ha proclamato uno sciopero generale nazionale di 24 ore che riguarda lavoratori pubblici e privati. Hanno aderito anche altre sigle del sindacalismo di base, tra cui Cobas, Sudd Cobas e Sindacato Sociale di Base. Per il mondo della scuola e della sanità, sia pubblica sia privata, si muovono anche Usi Cit e Cub.
Il cuore della protesta è un malessere economico e sociale che attraversa il Paese. Secondo l’Usb, a pesare sono soprattutto il caro vita, che erode salari e pensioni, e il peso crescente delle spese militari, che a giudizio del sindacato sottrarrebbe risorse a sanità, istruzione e welfare. Tra le richieste ci sono la riduzione di bollette energetiche, affitti e mutui e un aumento degli stipendi. Il sindacato denuncia inoltre quella che definisce una stretta repressiva nei confronti di giovani e lavoratori che manifestano. A queste ragioni si aggiunge la dimensione internazionale: la giornata si inserisce in una mobilitazione che coinvolge i lavoratori dei porti di diversi Paesi, con oltre cento scali in diciassette nazioni, per protestare contro il traffico di armi. Non manca il richiamo alla solidarietà con la Palestina.
Il tema che ha acceso gli ultimi giorni, però, è un altro: i trasporti. La Commissione di garanzia sugli scioperi aveva già invitato il sindacato, il 13 ottobre, a escludere dallo stop i settori coperti dal periodo di franchigia che va dal 30 ottobre al 5 novembre, a ridosso di Ognissanti e della commemorazione dei defunti. Il 22 ottobre è arrivata la segnalazione al ministero. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha così firmato un’ordinanza di precettazione che dispone il rinvio dell’astensione nei comparti interessati.
Il sindacato ha risposto con un no deciso. Nel corso di una conferenza stampa nello spazio occupato dai movimenti per il diritto all’abitare, in piazza dei Cinquecento a Roma, davanti alla stazione Termini, Francesco Staccioli, dell’esecutivo nazionale Usb, ha spiegato che lo sciopero resta in piedi in tutti i settori, trasporti compresi. L’organizzazione ritiene ingiustificato il richiamo alla franchigia e ha annunciato che si accollerà le conseguenze. Sulla stessa linea Stefano Pennacchietti, delegato del coordinamento nazionale ferrovieri dell’Usb, che ha parlato di sanzioni e contestazioni disciplinari messe in conto. Per i sindacati le multe possono arrivare, secondo quanto riferito, fino a 50.000 euro al giorno.
Il risultato è un quadro in movimento, che consiglia prudenza a chi deve spostarsi. Lo sciopero ferroviario era stato proclamato dalle 21 di giovedì 29 ottobre alle 20.59 di venerdì 30, con fasce di garanzia al mattino e alla sera. A Roma l’agitazione riguarda la rete Atac e le linee gestite da operatori privati, con servizio garantito fino alle 8.29 e dalle 17 alle 19.59, mentre tra le 8.30 e le 16.59 e dalle 20 a fine servizio le corse non sono assicurate. Anche i bus extraurbani Cotral e le ferrovie regionali rientrano nel perimetro, ma gli effetti reali dipenderanno dall’esito del braccio di ferro sulla precettazione. A rischio anche aerei, porti e scuole.
Chi vive nel Frusinate e ogni mattina raggiunge la Capitale per lavoro o studio farebbe bene a controllare gli aggiornamenti delle aziende prima di mettersi in viaggio. Sul fronte delle piazze, l’Usb parla di manifestazioni in oltre 40 città: a Milano il corteo parte alle 10 da piazza Duca d’Aosta, e a Roma sono attesi i movimenti per la casa e i collettivi studenteschi che nelle ultime settimane hanno animato le occupazioni nei licei. Una seconda giornata di mobilitazione sarebbe già stata annunciata per il 20 novembre.




