Seggi svuotati e un messaggio politico netto. Questa mattina l’intera opposizione del Consiglio regionale del Lazio ha deciso di abbandonare l’Aula subito dopo la dichiarazione di voto sull’atto che riguarda la vicenda San Raffaele, lasciando alla sola maggioranza la responsabilità del voto finale. Una scelta pesante, maturata nelle ore in cui il caso è tornato al centro del dibattito a Palazzo della Pisana.
Il motivo, spiegano i capigruppo di minoranza, è di metodo e di merito. Secondo le opposizioni sarebbe stato opportuno aggiornare la seduta in attesa dell’esito del ricorso per revocazione contro la sentenza di ottemperanza del Consiglio di Stato, che sarà discusso il prossimo 5 novembre. La maggioranza, è la loro tesi, avrebbe invece scelto la strada della fretta. Da qui la decisione di non essere in alcun modo corresponsabili del voto.
Per capire la posta in gioco bisogna fare un passo indietro. Il contenzioso tra la Regione Lazio e il gruppo San Raffaele è approdato nei mesi scorsi a sentenze del Consiglio di Stato che, secondo quanto riportato dalla stampa, hanno condannato la Regione a risarcire il gruppo sanitario privato per circa 82 milioni di euro. La Regione, dal canto suo, ha fatto sapere in una nota che i fatti presi in esame dai giudici non riguardano l’operato dell’attuale amministrazione e ha annunciato iniziative per accertare eventuali responsabilità di chi l’ha preceduta, oltre ai ricorsi per revocazione e in Cassazione. quotidianosanita
Su questo terreno si è consumata la frattura in Aula. Nella nota congiunta firmata dai capigruppo, le opposizioni ricostruiscono una cronologia opposta. Con la giunta precedente, affermano, la Regione avrebbe sempre vinto davanti al TAR e in sede civile, nel 2017, nel 2019 e nel 2022. Con la giunta guidata da Francesco Rocca, invece, sarebbe cambiata la “postura”: si perde e non si fa ricorso, e quando lo si presenta, sostengono, lo si fa solo dopo la pressione delle minoranze e persino in ritardo.
Le domande rivolte al presidente della Regione sono tre e puntano dritte al 2023: perché non sia stato presentato ricorso e si siano lasciati trascorrere oltre tre anni, perché non si sia contestata con una controperizia quella di parte presentata dalla San Raffaele, perché Rocca non abbia informato in quella fase i gruppi consiliari di quanto stava accadendo. “I fatti sono chiari e incontestabili”, dichiarano i capigruppo, che indicano nel 5 novembre una vera “cartina di tornasole”: se la revocazione dovesse essere respinta per il ritardo nel deposito, a loro dire, tutto risulterebbe evidente.
Il passo successivo è già annunciato. La battaglia, avvertono le opposizioni, continuerà all’esterno dell’Aula, e verrà presentato un dossier dettagliato alle competenti autorità. Sullo sfondo, il confronto con il resto del Paese: mentre altre Regioni italiane sono in fermento per i tagli alla sanità, osservano i firmatari, nel Lazio l’attenzione del Consiglio sarebbe assorbita dalle somme da riconoscere al gruppo privato.
La nota porta le firme di sei capigruppo: Mario Ciarla per il Partito Democratico, Marietta Tidei per Italia Viva, Claudio Marotta per SCE, Alessio D’Amato per Azione, Adriano Zuccalà per il Movimento 5 Stelle e Alessandra Zeppieri per Polo Progressista. Un fronte compatto, dunque, che ha scelto di lasciare l’emiciclo insieme. Ora gli occhi sono puntati sul 5 novembre, data che per le minoranze potrebbe pesare più del voto di oggi.




