Per lei i domiciliari non sono stati altro che una parentesi, e adesso a chiudere i conti è arrivata la magistratura. Nella giornata di ieri la Polizia di Stato ha arrestato una donna di 60 anni, residente a Frosinone, eseguendo un provvedimento dell’Autorità Giudiziaria che ha revocato gli arresti domiciliari e li ha sostituiti con la custodia cautelare in carcere.
La vicenda è tornata a far parlare di sé a distanza di mesi dai fatti che l’avevano resa tristemente nota. Tra gennaio e aprile di quest’anno, infatti, la sessantenne si era resa protagonista di una serie di gravi atti vandalici sul territorio della provincia di Frosinone: a farne le spese erano state diverse statue sacre raffiguranti la Madonna e Padre Pio, decapitate una dopo l’altra. Gesti che avevano suscitato sconcerto e indignazione nelle comunità colpite, dove quelle effigi rappresentano da sempre un punto di riferimento per la devozione popolare e un pezzo di identità condivisa.
Per questi episodi la donna era stata sottoposta alla misura degli arresti domiciliari. Una misura che, però, non è stata rispettata. Secondo quanto ricostruito, la sessantenne ha infatti manifestato una condotta di totale inosservanza delle prescrizioni, violando a più riprese il divieto di allontanarsi dalla propria abitazione. Gli agenti delle Volanti l’avevano già sorpresa, arrestata e denunciata per evasione in ben tre occasioni: una volta nel mese di agosto e due volte a settembre.
L’ultimo capitolo si è consumato lo scorso 2 novembre. Nel corso di un nuovo controllo effettuato dai poliziotti, la donna non è stata trovata in casa e si è dimostrata irreperibile anche al telefono. Un’assenza ingiustificata che ha pesato come un macigno sulla decisione dei giudici: la magistratura ha infatti ritenuto i domiciliari non più idonei a contenere la pericolosità della donna e ne ha disposto la revoca definitiva.
Scattata la ricerca, è stata la Squadra Volante a rintracciarla nella giornata di ieri. Dopo essere stata accompagnata in Questura per le formalità di rito, la sessantenne è stata tradotta presso la Casa Circondariale Femminile di Roma Rebibbia, dove resterà a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
Resta ora da capire come proseguirà l’iter giudiziario per i fatti che le vengono contestati. Per ora, la custodia cautelare in carcere rappresenta l’esito di un percorso segnato da ripetute violazioni, che ha progressivamente ridotto lo spazio di fiducia concesso dai giudici.




