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    Autoriciclaggio e trasferimento fraudolento: quattro misure cautelari tra Latina e Frosinone, coinvolto un ferentinese

    tra le persone colpite dai provvedimenti anche un uomo residente nella città gigliata. L'inchiesta della Procura di Latina prosegue per accertare eventuali ulteriori responsabilità e ramificazioni del presunto network
    29 Gennaio 20263 Mins Read
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    Sgominato un presunto sistema di riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori che avrebbe radicato le sue ramificazioni tra il territorio pontino e la provincia di Frosinone. Nella mattinata di oggi, 29 gennaio 2026, il Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Latina, con il supporto delle stazioni competenti per territorio, ha dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Latina, su richiesta della Procura della Repubblica dello stesso capoluogo pontino.

    Il provvedimento ha colpito quattro persone gravemente indiziate, a vario titolo, di trasferimento fraudolento di valori e autoriciclaggio. Tra gli indagati figura anche un residente di Ferentino, particolare che estende l’inchiesta alla provincia di Frosinone e dimostra come il presunto network avesse esteso i propri tentacoli anche in questo territorio.

    L’indagine, coordinata dalla Procura di Latina e condotta dai militari dell’Arma tra febbraio e aprile 2025, ha fatto emergere un quadro inquietante: un imprenditore del Lazio, già sottoposto in passato a una misura di prevenzione patrimoniale, avrebbe sistematicamente reimpiegato denaro di provenienza illecita nell’economia legale, infiltrandosi nel tessuto economico-imprenditoriale di Latina e delle zone limitrofe.

    Le investigazioni hanno permesso di circostanziare le condotte dell’imprenditore che, secondo gli inquirenti, avrebbe agito in concorso con i propri familiari e un prestanome. Il meccanismo sarebbe stato collaudato: una serie di immobili, società, auto di lusso e attività commerciali nel settore automobilistico, dislocate tra Latina, Roma e Anzio, sarebbero state fittiziamente intestate a terzi. L’obiettivo? Eludere le misure di prevenzione patrimoniale a carico del principale indagato e mascherare l’origine illecita dei capitali investiti.

    I Carabinieri hanno inoltre delineato come l’imprenditore avrebbe sistematicamente reinvestito i proventi illeciti in beni mobili e immobili, utilizzando anche società immobiliari formalmente a lui intestate. Gli investigatori sono riusciti a ricostruire l’intera evoluzione patrimoniale e societaria del soggetto, tracciando un percorso che avrebbe portato all’accumulazione di un patrimonio considerevole.

    L’ordinanza eseguita oggi prevede misure cautelari diversificate in base alla gravità delle posizioni: una persona è finita in carcere, due sono state poste agli arresti domiciliari e una quarta è stata raggiunta dall’obbligo di presentazione all’autorità di polizia giudiziaria.

    Il provvedimento restrittivo si inserisce in un’indagine più ampia che aveva già prodotto risultati significativi. Lo scorso 12 gennaio, infatti, lo stesso Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Latina aveva sottoposto a sequestro preventivo un patrimonio imponente: otto società attive nel settore immobiliare e nel commercio di auto di lusso, diciannove unità immobiliari e circa cento automobili, molte delle quali di alta gamma. Il valore complessivo dei beni sequestrati ammonta a circa 9 milioni di euro.

    L’operazione rappresenta un duro colpo a un presunto sistema che avrebbe tentato di mascherare capitali illeciti dietro attività apparentemente legittime, sfruttando anche la complicità di prestanome e il coinvolgimento di nuclei familiari. Il coinvolgimento di un residente di Ferentino conferma come queste dinamiche criminali non conoscano confini amministrativi e possano estendersi capillarmente su più province, richiedendo un’azione investigativa coordinata e prolungata nel tempo.

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