Nella mattinata odierna, giovedì 12 febbraio 2026, le aule giudiziarie di Frosinone hanno ospitato un nuovo capitolo del procedimento penale a carico di Enrico Rizzi, figura nota nel panorama dell’attivismo e del web per le sue battaglie in difesa degli animali. Il fulcro del dibattimento resta la serie di manifestazioni organizzate in risposta al brutale assassinio di un capretto in una struttura agrituristica di Anagni, episodio che aveva sollevato un’ondata di indignazione collettiva.
L’impianto accusatorio sostiene che Rizzi abbia promosso due distinti cortei – rispettivamente ad Anagni e Fiuggi – in assenza del necessario nulla osta da parte della Questura di Frosinone. Nel corso di tali eventi, sarebbero stati esibiti cartelloni contenenti le generalità e le sembianze del minorenne allora coinvolto nella vicenda. A supporto dell’accusa, la deposizione di un funzionario di polizia nelle fasi precedenti, il quale ha sancito l’illegalità delle proteste, e il sequestro di uno dei cartelli in questione, acquisito agli atti come prova del reato. L’avvocato Giampiero Vellucci, rappresentante legale della famiglia del ragazzo, ha sottolineato l’intensità del contraccolpo psicologico e sociale subito dal giovane.
Mentre l’iter giudiziario procedeva tra eccezioni procedurali e discussioni tecniche, Rizzi ha affidato ai propri canali social la sintesi della sua linea difensiva, poche ore prima di comparire davanti al magistrato. Accompagnato dal suo difensore, l’avvocato Alessio Cugini Borgese, l’influencer ha ribadito la propria posizione: presentarsi con fermezza per sostenere che la condanna verbale e la mobilitazione contro la crudeltà animale costituiscono un dovere civico, non un illecito.
Nel suo sfogo pubblico, Rizzi ha usato termini duri contro chi arreca sofferenza alle creature indifese, dichiarandosi pronto a sostenere le ripercussioni delle espressioni utilizzate nei confronti del minorenne. L’attivista ha inoltre mosso critiche alla gestione del caso, evidenziando il paradosso di trovarsi sul banco degli imputati al posto dei responsabili del maltrattamento. “La mia posizione non cambia: nessun passo indietro”, ha concluso.
La seduta di oggi costituisce un punto di svolta nel percorso giudiziario, che continua a tenere alta l’attenzione della cittadinanza e dei movimenti animalisti, in attesa dei prossimi sviluppi legali.




