Il rinvio del TAR e la nuova assegnazione
All’udienza del 25 febbraio 2026 il TAR del Lazio ha disposto l’assegnazione del ricorso alla sezione distaccata di Latina, rinviando di fatto la discussione nel merito della vicenda legata al biodigestore previsto ad Anagni.
Un passaggio tecnico che, tuttavia, assume un peso politico rilevante perché si inserisce in un procedimento giudiziario complesso, nel quale – come emerso in aula – la fattibilità dell’impianto e i benefici prospettati dai proponenti restano oggetto di valutazione e confronto.
Nel corso dell’udienza è stata inoltre formalmente certificata la rinuncia dell’Amministrazione Natalia a proseguire nel ricorso promosso dal Comune di Anagni. Restano agli atti le articolate memorie predisposte dal professor Scoca per l’ente, nelle quali erano state sviluppate considerazioni di natura giuridica e ambientale in linea con le tesi sostenute da cittadini e associazioni contrarie all’impianto, rappresentati dagli avvocati Alessandro Mari, Roberto Colagrande e Michele Mammone.
Il procedimento giudiziario proseguirà dunque su iniziativa dei soggetti ricorrenti privati.
L’ingresso del nuovo difensore di Energia Anagni
Dall’udienza è emerso inoltre che lo scorso 23 febbraio è subentrato nel giudizio, quale difensore di Energia Anagni, l’avvocato Emanuele De Vita.
Un avvicendamento che segna un cambio di strategia legale da parte della società. Secondo quanto riferito nella nota politica diffusa in queste ore, il nuovo legale in passato avrebbe ricevuto incarichi professionali dal Comune di Anagni in diversi contenziosi.
L’assetto societario e il tema del controllo
Nel dibattito pubblico resta centrale anche il tema dell’assetto societario di Energia Anagni.
Il 9 febbraio il Sindaco aveva parlato di un rafforzato controllo pubblico da parte di SAF, la società partecipata dai Comuni della provincia di Frosinone che si occupa del ciclo dei rifiuti. Tuttavia, secondo i dati richiamati nella nota consiliare, l’80% delle quote risulterebbe detenuto da soggetti privati, con una partecipazione pari al 55% riconducibile alla società Bel Green, costituita nel dicembre scorso e con sede ad Anagni in Viale Regina Margherita.
Un quadro societario che, sul piano politico, alimenta interrogativi circa il baricentro decisionale dell’operazione.
La nota di Luca Santovincenzo
Sul piano politico interviene con una presa di posizione articolata il consigliere comunale Luca Santovincenzo, esponente di LiberAnagni, che definisce la rinuncia al ricorso “un fatto politico enorme”.
Secondo Santovincenzo, il ritiro rappresenterebbe una discontinuità rispetto agli impegni pubblicamente assunti durante la campagna elettorale del 2023, quando lo slogan “NO Biodigestore” aveva caratterizzato il confronto politico cittadino. Il ricorso – ricorda il consigliere – sarebbe costato circa 30 mila euro di risorse pubbliche e sarebbe stato presentato come garanzia di opposizione all’impianto.
“Oggi quegli impegni risultano disattesi”, afferma Santovincenzo, sottolineando come il rischio, a suo giudizio, sia quello di trasformare Anagni in un polo di riferimento regionale per il trattamento dei rifiuti organici, con possibili ripercussioni su aree come Osteria della Fontana, Collacciano e Pantanello, in termini di traffico pesante ed emissioni.
Il consigliere pone inoltre una questione di correttezza istituzionale: la rinuncia a un ricorso promosso in forza di una deliberazione del Consiglio Comunale, adottata a seguito di una petizione popolare, avrebbe dovuto – secondo la sua ricostruzione – essere preceduta da un nuovo passaggio formale in Consiglio e in Giunta.
Per questo, riferisce Santovincenzo, già dal 12 febbraio sarebbe stato interessato il Prefetto, mentre verrà richiesta a SAF la trasmissione degli atti e dei verbali dell’assemblea dei sindaci per verificare le determinazioni assunte.
Un passaggio decisivo per la città
Al momento non risultano repliche ufficiali da parte dell’Amministrazione comunale.
Resta il dato oggettivo di un procedimento che prosegue davanti al TAR del Lazio e di una scelta politica – la rinuncia al ricorso – destinata ad alimentare il confronto pubblico nelle prossime settimane.
Al di là delle posizioni contrapposte, la vicenda del biodigestore si conferma uno dei dossier più delicati per il futuro di Anagni, perché intreccia questioni ambientali, equilibri societari, responsabilità istituzionali e fiducia tra amministratori e cittadini. Un tema che, ora più che mai, chiede chiarezza formale e trasparenza negli atti.




