La latitanza si è interrotta nel silenzio ovattato di una notte di primavera, lontano dai vicoli di Napoli ma non dalla rete serrata degli investigatori. Roberto Mazzarella, ritenuto capo dell’omonimo clan di camorra, è stato arrestato dai Carabinieri al termine di un’operazione che segna un colpo significativo alla criminalità organizzata campana.
Il blitz è scattato a Vietri sul Mare, in Costiera Amalfitana, dove il boss si nascondeva all’interno di un resort di lusso. Una scelta che racconta molto della sua latitanza: non un rifugio improvvisato, ma un nascondiglio curato nei dettagli, con tanto di falsa identità e una permanenza che, secondo gli inquirenti, poteva arrivare fino a mille euro a notte.
Classe 1978, Mazzarella era ricercato dal gennaio 2025 dopo essere riuscito a sottrarsi a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Su di lui pesa un’accusa grave: omicidio aggravato dal metodo mafioso, un reato che lo collocava tra i latitanti di massima pericolosità inseriti nell’elenco del Ministero dell’Interno.
Quando i militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Napoli, coordinati dalla DDA, hanno fatto irruzione nella villa, il boss non ha opposto resistenza. Era insieme alla moglie e ai figli, quasi a voler ricostruire una quotidianità apparente mentre fuori continuava la caccia serrata delle forze dell’ordine.
All’interno della struttura sono stati rinvenuti orologi di lusso, circa 20mila euro in contanti, documenti falsi e dispositivi elettronici, oltre a manoscritti che potrebbero contenere elementi utili a ricostruire affari e movimenti del clan. Materiale ora al vaglio degli investigatori, che potrebbe aprire nuovi scenari investigativi.
Figura di vertice di uno dei gruppi criminali storicamente radicati a Napoli e provincia, Roberto Mazzarella è considerato dagli inquirenti un elemento chiave negli equilibri della camorra, in un contesto segnato da alleanze e rivalità che attraversano interi quartieri e interessi economici.
La sua cattura arriva al termine di un anno di indagini complesse, pedinamenti, incroci di informazioni e attività tecniche che hanno permesso di stringere il cerchio attorno al latitante. Un lavoro paziente, quasi invisibile, che ha trovato il suo epilogo in una notte apparentemente tranquilla, tra il rumore del mare e il passo deciso dei militari.
L’arresto rappresenta non solo la fine della fuga di un boss, ma anche un segnale forte nella lotta alla criminalità organizzata: lo Stato continua a cercare, seguire e colpire, anche quando i latitanti provano a mimetizzarsi dietro una normalità costruita e protetta dal lusso.




