All’alba di domenica 10 maggio 2026, le acque del porto industriale di Granadilla, nella parte meridionale di Tenerife, si sono animate di luci, sirene e uomini in tuta bianca. La MV Hondius, la nave da crociera su cui è stato riscontrato un focolaio di hantavirus, è entrata nel porto di Granadilla sull’isola di Tenerife, come mostrano le immagini della tv pubblica spagnola RTVE. Non un approdo qualunque. Non una mattina qualunque. Dietro quel fasciame grigio-acciaio c’erano storie di persone che avevano prenotato la crociera della vita e si erano ritrovate al centro di un’emergenza sanitaria internazionale. ANSA
La MV Hondius, battente bandiera olandese, è arrivata nel porto spagnolo di Granadilla scortata da una nave della Guardia Civil. Non ha attraccato sulla banchina, come preannunciato dalle autorità spagnole: i passeggeri e il personale spagnoli, insieme a un medico africano, sono stati il primo gruppo ad essere evacuato.
Come è iniziato tutto: una discarica, degli uccelli e un virus letale
Per capire cosa stesse accadendo in quel porto delle Isole Canarie, occorre tornare indietro di quaranta giorni, fino all’estremo sud del mondo. La nave è partita il 1° aprile dal porto di Ushuaia, in Argentina, con 147 passeggeri a bordo: nessuno di loro si aspettava che quella crociera si sarebbe trasformata in poco tempo in un focolaio di hantavirus capace di mettere in allerta la comunità internazionale.
L’ipotesi principale degli investigatori è che due delle tre vittime — una coppia olandese di anziani — abbia contratto il virus durante un’escursione a Ushuaia: i due avevano visitato la città, facendo osservazione di uccelli nei paraggi, e sarebbero passati anche per una discarica, dove avrebbero potuto entrare in contatto con i topi portatori dell’infezione. Successivamente si erano imbarcati sulla nave, sentendosi male nei giorni seguenti.
A partire dal 6 aprile il cittadino olandese di 70 anni risulta essersi ammalato a bordo, presentando febbre, mal di testa e lieve diarrea. Pochi giorni dopo, l’11 aprile, l’uomo ha iniziato ad accusare difficoltà respiratorie fino a morire a bordo. La causa del decesso però non è stata determinata nell’immediato.
Qui si annida uno degli aspetti più inquietanti dell’intera vicenda. Il capitano della MV Hondius ha annunciato la morte ai passeggeri tranquillizzandoli: il decesso era avvenuto per «cause naturali» e l’individuo «non era contagioso», aggiungendo anche che «la nave è un luogo sicuro». Per questo motivo non è stata applicata nessuna misura di sicurezza e il capitano ha condotto la nave fino all’isola di Sant’Elena, con nove giorni di viaggio e di possibili contagi. Quando la nave è arrivata su quell’isola in mezzo all’Atlantico, il 20 aprile, 29 passeggeri di 12 paesi diversi sono sbarcati e hanno fatto ritorno, inconsapevoli, nei propri Paesi d’origine.
Il virus si sparge nell’oceano e oltre
Il 25 aprile la moglie del primo uomo deceduto, che presentava sintomi di malessere, ha preso un volo di linea da Sant’Elena al Sudafrica con 88 passeggeri e membri dell’equipaggio. Il giorno seguente, il 26 aprile, la donna è morta in Sudafrica: è collassata in aeroporto dopo aver tentato di imbarcarsi su un volo KLM da Johannesburg ad Amsterdam per tornare a casa.
Un’assistente di volo della compagnia aerea olandese KLM, che era entrata in contatto con la passeggera infetta e che in seguito aveva mostrato sintomi lievi, è risultata negativa al test dell’hantavirus, ha dichiarato venerdì l’OMS. Una buona notizia, in mezzo a tante cattive. Ma la catena dei contatti si è allungata rapidamente oltre l’oceano.
Il Ministero della Salute italiano ha attivato la sorveglianza per il focolaio di hantavirus dopo che quattro persone arrivate in Italia sono state a contatto con una passeggera della MV Hondius: erano tutti sul volo KLM in coincidenza per Roma, diretto a Johannesburg. In Veneto, un medico sudafricano di 50 anni è finito in quarantena: era in contatto con la paziente olandese deceduta prima di volare ad Amsterdam ed era arrivato a Venezia il 26 aprile.
L’arrivo a Tenerife: protocolli da film di fantascienza
Mentre la nave navigava verso le Isole Canarie, la tensione politica e sanitaria era già alle stelle. Il presidente delle Canarie Fernando Clavijo ha sollevato nuove obiezioni e ha tentato di bloccare l’arrivo della nave, dichiarando di accettarlo solo se il governo nazionale fosse stato in grado di garantire che tutti i passeggeri sarebbero stati evacuati nel corso della domenica. Pochi giorni prima, il premier spagnolo Pedro Sánchez aveva detto di aver incontrato il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, confermando che accettare la richiesta dell’OMS e offrire un porto sicuro era «un dovere morale e legale».
A bordo si trovavano 149 persone — 88 passeggeri e 61 membri dell’equipaggio — tutte asintomatiche. Le autorità sanitarie spagnole sono salite a bordo per controllare che i passeggeri continuassero a non presentare sintomi. Nel corso della giornata i passeggeri sono stati portati a terra su piccole imbarcazioni, divisi per nazionalità, per raggiungere il vicino aeroporto dell’isola.
Il primo aereo di evacuazione è decollato con 14 spagnoli diretti a Madrid, dove sono stati trasferiti in un ospedale militare. Successivamente sono partiti i voli dedicati ai passeggeri di Francia, Canada, Paesi Bassi, Regno Unito, Turchia, Irlanda e Stati Uniti. La ministra spagnola della Sanità, Monica García, ha dichiarato: «Il meccanismo sta funzionando con tutta normalità e in assoluta sicurezza. Tutti i passeggeri sono asintomatici».
Una precisazione amara, però, è arrivata dalla Francia: uno dei cinque cittadini francesi rimpatriati da Tenerife ha mostrato sintomi di hantavirus durante il volo di rientro. Tutti e cinque i rimpatriati sul quel volo sono entrati in protocolli di isolamento all’atterraggio, secondo il primo ministro francese Sébastien Lecornu.
Che cos’è il virus Andes e perché fa così paura
Il virus in questione è un tipo di hantavirus particolarmente aggressivo: il virus Andes. Viene trasmesso dai roditori agli esseri umani attraverso il contatto con le loro feci, la saliva e l’urina. Può causare sintomi molto gravi, e circa il 40 per cento delle persone che vengono infettate muore. Il Post
Le morti recenti sono state causate dall’Andes virus, un hantavirus presente in Sud America che colpisce in modo particolarmente aggressivo i polmoni e il sistema cardiovascolare. È anche il ceppo più delicato da gestire sul piano della sanità pubblica, perché è l’unico hantavirus per cui sia stata documentata una trasmissione limitata da persona a persona. Nei casi conosciuti, la trasmissione tra esseri umani è stata associata a contatti stretti e prolungati: familiari conviventi, partner, persone che assistono un malato, compagni di cabina o operatori sanitari esposti senza protezioni adeguate.
Il dato più pesante del focolaio riguarda i decessi: nell’aggiornamento dell’8 maggio 2026, l’Organizzazione Mondiale della Sanità indica 3 morti su 8 casi totali, con un case fatality ratio provvisorio del 38%. È una percentuale molto alta, ma va letta con cautela: riguarda un cluster piccolo, quindi basta un numero limitato di casi gravi per far salire in modo netto il rapporto tra decessi e contagi.
Rischio pandemia? Le autorità rassicurano
L’esperta dell’OMS Maria Van Kerkhove ha dichiarato: «Non si tratta del prossimo COVID, ma è una grave malattia infettiva». Una distinzione fondamentale, in un momento in cui il solo annuncio di un nuovo virus basta ad accendere le paure di massa ereditate dalla pandemia.
La direttrice di prevenzione delle pandemie dell’OMS, Maria van Kerkhove, ha confermato il protocollo di evacuazione e ha raccomandato di «monitorare» lo stato dei passeggeri «fino a 40 o 42 giorni» dopo il contatto con il virus. Ha poi ribadito che «il rischio di contagio continua a essere basso».
Una trentina di persone dell’equipaggio rimarranno a bordo e porteranno la nave nei Paesi Bassi, dove è registrata, affinché sia disinfettata. La MV Hondius tornerà dunque a casa, silenziosa, con il peso di una storia che il mondo non dimenticherà facilmente.




