Maxi blitz all’alba nella Capitale
ROMA – Un’operazione vasta e articolata, scattata alle prime luci dell’alba di lunedì 13 aprile 2026, ha riportato al centro dell’attenzione il tema della sicurezza nella Capitale e della presenza strutturata della criminalità organizzata sul territorio.

I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma e su disposizione del G.I.P. del Tribunale di Roma, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 13 persone, tutte gravemente indiziate, a vario titolo, di reati che vanno dall’associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti al porto abusivo di armi, fino a episodi di tentato omicidio, estorsione e lesioni personali gravi.
Alcuni dei reati contestati risultano aggravati dall’uso del cosiddetto metodo mafioso, elemento che conferma la pericolosità del gruppo e la sua capacità di esercitare controllo sul territorio.
Il ritorno di un ex della Banda della Magliana
Tra gli arrestati figura anche uno storico esponente della Banda della Magliana, tornato in carcere dopo essere rientrato in libertà. Secondo gli inquirenti, il soggetto avrebbe svolto un ruolo chiave nel favorire l’approvvigionamento di sostanze stupefacenti, grazie ai suoi rapporti consolidati con ambienti della criminalità organizzata.
In particolare, emergono collegamenti con il clan Senese e con una cosca della ’ndrangheta, relazioni che avrebbero garantito canali privilegiati per il traffico di droga poi distribuita nelle principali piazze di spaccio della città.

Le indagini hanno documentato una rete attiva in diversi quartieri, tra cui Trullo, Corviale, Magliana Nuova, Monteverde Nuovo e Garbatella, con estensioni operative anche nelle aree di Trastevere e Testaccio.
Le dinamiche criminali e il tentato omicidio
Uno degli episodi più gravi contestati riguarda un tentato omicidio avvenuto il 25 marzo 2024 nel quartiere Magliana. Secondo quanto ricostruito, la vittima – un meccanico – sarebbe stata prima minacciata con un’arma da fuoco e successivamente colpita alle gambe con tre colpi d’arma da fuoco, a seguito di un debito legato a una precedente cessione di droga.
Un’azione punitiva che, secondo gli investigatori, rientrerebbe in una logica tipica delle organizzazioni criminali strutturate, dove la violenza viene utilizzata come strumento di intimidazione e controllo.
Un’organizzazione radicata e strutturata
Al vertice dell’organizzazione dedita allo spaccio, gli inquirenti collocano un altro personaggio storico della criminalità romana, già arrestato in passato dagli stessi Carabinieri, ritenuto coinvolto anche in un omicidio avvenuto nel 2024 nel quartiere Corviale, eseguito con modalità riconducibili a contesti mafiosi.
Le investigazioni, condotte attraverso intercettazioni, microspie e sistemi di videosorveglianza, hanno consentito di documentare incontri e strategie operative, spesso svolti in luoghi ritenuti sicuri dagli indagati, tra cui un ristorante riconducibile a uno degli arrestati.
Nel corso dell’operazione sono stati inoltre sequestrati quantitativi di droga e diverse armi, ulteriore conferma della capacità operativa del gruppo.
La Banda della Magliana: un’eredità criminale ancora presente
Il coinvolgimento di un ex esponente della Banda della Magliana riporta alla memoria una delle organizzazioni criminali più influenti della storia recente italiana. Attiva soprattutto tra gli anni ’70 e ’90, la banda ha rappresentato un punto di snodo tra criminalità comune, ambienti eversivi e interessi mafiosi.
Sebbene formalmente disgregata, l’inchiesta dimostra come legami, metodi e relazioni costruite in quegli anni continuino a produrre effetti, alimentando nuove reti criminali capaci di operare nella Roma contemporanea.
Sicurezza e riflessi sul territorio
L’operazione condotta dai Carabinieri evidenzia ancora una volta la complessità del fenomeno criminale nella Capitale, dove si intrecciano gruppi locali, organizzazioni storiche e infiltrazioni di matrice mafiosa.
Un quadro che, pur concentrato su Roma, richiama l’attenzione anche sul più ampio contesto del Lazio, inclusa la provincia di Frosinone, territorio non immune da dinamiche di espansione e influenza delle organizzazioni criminali.




