Per la prima volta nella sua storia, il Lazio punta a chiudere il proprio ciclo dei rifiuti in autonomia. È questo il cuore del nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PRGR Lazio 2026-2031), approvato dalla Giunta Regionale il 22 aprile 2026 e ora in attesa di completare l’iter legislativo in Consiglio Regionale. Un documento atteso da anni, che arriva tredici anni dopo la chiusura della discarica di Malagrotta — avvenuta senza un’alternativa strutturata — e che aveva lasciato il sistema laziale in una condizione di cronica dipendenza dagli impianti fuori regione.
Oggi quella dipendenza ha un peso concreto e misurabile: ogni anno circa un milione di tonnellate di rifiuti laziali — tra indifferenziati e differenziati — viene smaltito o trattato al di fuori dei confini regionali, con costi economici e ambientali significativi. Il nuovo piano intende invertire questa rotta entro il 2031, fissando obiettivi precisi e un quadro impiantistico finalmente organico.
Due ambiti territoriali al posto di cinque
Una delle novità più rilevanti sul piano organizzativo riguarda la governance territoriale. Il vecchio modello basato su cinque Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) di natura provinciale viene superato da una struttura più snella, articolata in soli due ambiti: l’ATO 1, che comprende il Lazio esclusa Roma (circa 2,9 milioni di abitanti), e l’ATO 2, corrispondente a Roma Capitale (circa 2,8 milioni di abitanti). Una scelta che risponde alle profonde differenze strutturali tra le due realtà e che punta a una gestione più mirata ed efficiente.

Il divario tra i due ambiti, del resto, è già evidente nei dati attuali: l’ATO 1 ha già superato l’obiettivo di legge con il 66,5% di raccolta differenziata, mentre l’ATO 2 è ancora fermo al 46,6%, ben al di sotto della soglia prevista dalla normativa.
Gli obiettivi al 2031
Il piano fissa traguardi ambiziosi, allineati alle direttive europee. Entro il 2031, la media regionale di raccolta differenziata dovrà raggiungere il 72,3% — con un obiettivo del 78% per l’ATO 1 e del 68% per l’ATO 2 — mentre il conferimento in discarica dovrà scendere al di sotto del 6% del totale dei rifiuti urbani prodotti, un valore sensibilmente inferiore al limite massimo europeo del 10% previsto per il 2035. Entro il 2030, il tasso di riciclaggio effettivo dovrà attestarsi al 60%, rispetto al 48,2% stimato per il 2023.
Parallelamente, il piano punta a una riduzione del 6% della produzione complessiva di rifiuti rispetto ai livelli del 2023, anno in cui il Lazio ha generato 2,865 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, pari a 501 chilogrammi per abitante.
I nuovi impianti: termovalorizzatori e discariche
Sul fronte impiantistico, il piano prevede il potenziamento del polo di San Vittore nel Lazio — dove opera l’impianto di Acea Ambiente con una capacità di circa 397.000 tonnellate annue — e l’entrata in funzione, a partire dal 1° gennaio 2028, del nuovo termovalorizzatore di Santa Palomba a Roma Capitale, con una capacità di 600.000 tonnellate annue. Quest’ultimo impianto, anch’esso gestito da Acea Ambiente, produrrà 65 megawatt di energia elettrica, catturerà anidride carbonica e consentirà il recupero di metalli dalle ceneri pesanti. Con questi due poli, la Regione Lazio prevede di raggiungere l’autosufficienza nel trattamento energetico dei rifiuti entro il 2028.

Per quanto riguarda le discariche per rifiuti non pericolosi, il piano stima un fabbisogno complessivo di circa 1,166 milioni di tonnellate nel periodo 2026-2031, ampiamente coperto dagli impianti già in sviluppo, la cui capacità complessiva supererà i 2,2 milioni di tonnellate.
La provincia di Frosinone nel nuovo Piano
Il territorio della provincia di Frosinone è direttamente coinvolto nelle previsioni del nuovo piano, con implicazioni concrete sia sul fronte dello smaltimento che su quello del trattamento. L’impianto di Colfelice — gestito da SAF — è tra quelli per cui è in corso il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), segnale che il sito è destinato a mantenere un ruolo attivo nel sistema regionale.
Ma è soprattutto Roccasecca a comparire tra i siti strategici dell’ATO 1: il piano prevede infatti l’ampliamento della discarica locale con il cosiddetto Bacino V, per una capacità aggiuntiva di 450.000 metri cubi. Un intervento che collocherebbe il sito frusinate tra i punti di riferimento per la chiusura del ciclo dei rifiuti nell’intero ambito territoriale che comprende tutto il Lazio extra-Roma.
Per i territori che ospitano questi impianti, il piano prevede inoltre uno strumento di compensazione economica: 9 milioni di euro — finanziati attraverso il programma PR FESR Lazio 2021-2027 — saranno destinati ai Comuni che sostengono il peso della presenza di discariche e termovalorizzatori sul proprio territorio, sotto forma di contributi per opere pubbliche locali e potenziamento della raccolta differenziata. Una cifra che, secondo quanto previsto dal recente bilancio regionale, potrà essere ulteriormente aumentata.
I 60 milioni di euro per l’economia circolare
Il piano si inserisce in un quadro di investimenti più ampio. Attraverso il PR FESR Lazio 2021-2027, la Regione ha stanziato complessivamente 60 milioni di euro per promuovere l’economia circolare e modernizzare la rete di raccolta e trattamento. Di questi, 18 milioni sono destinati al potenziamento della raccolta differenziata nei Comuni laziali, 19 milioni alla realizzazione di centri di raccolta e isole ecologiche, e 21 milioni all’ammodernamento degli impianti di trattamento esistenti.
Nuove regole per la localizzazione degli impianti
Il nuovo piano introduce anche un sistema di regole più preciso per individuare le aree idonee ad accogliere nuovi impianti. Vengono stabilite distanze minime di rispetto da scuole, ospedali e altre strutture sensibili: 1.500 metri per i termovalorizzatori e le discariche di rifiuti pericolosi, 1.250 metri per le discariche di rifiuti non pericolosi, 1.000 metri per gli impianti di trattamento meccanico-biologico. Le Province e la Città Metropolitana di Roma Capitale avranno un anno di tempo dall’approvazione definitiva del piano per recepire queste indicazioni in mappe territoriali specifiche.

Un piano articolato, dunque, che prova a mettere ordine in un sistema che per troppo tempo ha scaricato altrove i propri problemi. Per la provincia di Frosinone, come per il resto del Lazio, la sfida è ora tradurre gli obiettivi del documento in cantieri aperti e risultati misurabili.




