CECCANO – La Valle del Sacco torna al centro del dibattito nazionale e lo fa con toni che oscillano tra preoccupazione e richiesta di responsabilità. Nel question time alla Camera dei Deputati di ieri, 22 aprile 2026, il tema delle bonifiche e dei ritardi accumulati nel Sito di interesse nazionale (SIN) è stato portato all’attenzione del ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, su iniziativa di Alleanza Verdi e Sinistra.
A riaccendere i riflettori sono stati gli ultimi episodi registrati lungo il fiume, tra schiuma bianca e moria di pesci, segnali evidenti di una situazione che continua a destare allarme nelle comunità locali. Da Ceccano, il sindaco Andrea Querqui e il consigliere comunale con delega all’Ambiente Colombo Massa hanno espresso un ringraziamento ai deputati Filiberto Zaratti e Angelo Bonelli per aver sollevato la questione in Parlamento, sottolineando la necessità di un cambio di passo.
Secondo quanto emerso durante il confronto istituzionale, il quadro resta critico. La bonifica del SIN della Valle del Sacco, istituito dopo la dichiarazione dello stato di emergenza nel 2005, procede con estrema lentezza. Dei circa 7mila ettari interessati, solo una minima parte è stata analizzata e una percentuale ancora più ridotta risulta effettivamente bonificata.
Nel suo intervento, Filiberto Zaratti ha parlato apertamente di una valle “abbandonata dal governo”, evidenziando come, a fronte di 16 procedure avviate, soltanto una sia stata completata. Un dato che fotografa plasticamente il ritardo accumulato in oltre vent’anni di interventi annunciati e mai pienamente realizzati.
Il ministro Gilberto Pichetto Fratin, dal canto suo, ha aggiornato l’Aula sugli interventi in corso, facendo riferimento alle attività di caratterizzazione e messa in sicurezza già avviate. Ha inoltre annunciato la possibilità di convocare il Comitato di indirizzo e controllo, organismo che dovrebbe riunirsi con cadenza regolare per monitorare lo stato delle bonifiche e il rispetto dei tempi.
Ma proprio su questo punto si concentra una delle principali critiche. Secondo Zaratti, il Comitato dovrebbe essere convocato con regolarità, coinvolgendo enti locali e organismi competenti, per garantire trasparenza e condivisione dei risultati. Un passaggio ritenuto fondamentale per restituire fiducia a territori che attendono risposte concrete da anni.
Il tema non è solo politico, ma profondamente legato alla vita quotidiana delle comunità. L’episodio più recente, avvenuto lo scorso 7 aprile, ha visto un lungo tratto del fiume Sacco invaso da liquami scuri e maleodoranti, con effetti a catena su diversi centri della provincia di Frosinone, da Anagni a Supino, da Morolo a Patrica fino a Ceccano. Un evento che ha riacceso timori mai sopiti.
Dal territorio, Andrea Querqui ha ribadito con fermezza la necessità di accelerare gli interventi già finanziati, in particolare nei siti industriali dismessi dell’Annunziata e della Snia-Bpd, nell’area del Monumento naturale di Bosco Faito. Risorse stanziate da anni, ma ancora in attesa di tradursi in cantieri concreti.
La sensazione diffusa è quella di un percorso avviato ma mai realmente compiuto. La Valle del Sacco rappresenta da oltre due decenni uno dei casi più emblematici di crisi ambientale in Italia, un territorio segnato da industrializzazione pesante e da un’eredità difficile da smaltire, sia sul piano ambientale che sanitario.
Il confronto in Parlamento ha riportato il tema al centro dell’agenda politica nazionale. Ora resta da capire se alle parole seguiranno atti concreti, in grado di restituire prospettiva a una valle che continua a chiedere, con forza, bonifiche, trasparenza e futuro.




