Il futuro dello stabilimento di Cassino al centro del dibattito istituzionale. Ieri, 24 aprile, la vicepresidente della Regione Lazio e assessore allo Sviluppo economico, Roberta Angelilli, ha preso parte al tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, alla presenza del ministro Adolfo Urso, con le delegazioni di tutte le regioni italiane coinvolte nel comparto automotive e nelle sorti del gruppo Stellantis.
Un incontro atteso, che ha messo sul tavolo numeri e preoccupazioni: i livelli produttivi dello stabilimento ciociaro continuano a essere insufficienti, con conseguenze pesanti sull’indotto territoriale, su cui ricade buona parte dell’occupazione locale. Non si tratta di segnali nuovi — la crisi di Cassino si trascina da tempo — ma il confronto romano ha dato alla questione una cornice istituzionale più nitida, aprendo la strada a possibili sviluppi concreti.
Nel corso della riunione sono state illustrate le misure già disponibili a livello nazionale: la Transizione 5.0, con una dotazione di 10 miliardi di euro utilizzabili fino al 2028, e gli incentivi del fondo automotive, pari a 1,6 miliardi, da destinare a contratti di sviluppo e innovazione. Risorse significative, la cui efficacia dipenderà però dalla capacità degli attori in campo — governo centrale, regioni e aziende — di tradurle in investimenti reali sul territorio.
Sul fronte laziale, la vicepresidente Angelilli ha chiesto esplicitamente l’attivazione di un confronto diretto tra il ministro Urso e il presidente della Regione Francesco Rocca, con l’obiettivo di valutare scenari concreti per il rilancio del sito di Cassino — inclusa la possibilità di attrarre soggetti terzi pronti a investire nello stabilimento. Una mossa che, nelle parole della vicepresidente, non ha carattere difensivo ma strategico: «Cassino ha tutte le carte in regola per essere valorizzato come stabilimento innovativo e all’avanguardia, strategico per il Lazio».
Il messaggio politico è chiaro: non ci si accontenta di attendere le mosse di Stellantis, ma si cerca di costruire una regia condivisa tra livello regionale e nazionale, capace di non farsi trovare impreparati di fronte all’evoluzione — spesso brusca — degli scenari industriali internazionali. «La situazione di Cassino richiede risposte rapide e trasparenza sugli scenari industriali, con una strategia condivisa tra Governo e Regione per garantire futuro al settore automotive e al suo indotto», ha dichiarato Angelilli, ringraziando il ministro per la disponibilità e lo spirito di collaborazione dimostrato.
Dalla sponda del sistema produttivo locale, è arrivata puntuale la risposta del Consorzio Industriale del Lazio. Il commissario straordinario, il professor Raffaele Trequattrini, ha espresso sostegno esplicito al percorso avviato, parlando di un passaggio «istituzionale rilevante» che rafforza il lavoro già in corso. «Piedimonte San Germano rappresenta un asset industriale fondamentale — ha affermato Trequattrini — che va sostenuto con strumenti efficaci e con una visione di lungo periodo».
Il Consorzio, che da tempo affianca la Regione nel tentativo di costruire una prospettiva per il sito, ha rilanciato anche sul metodo: nessuna parcellizzazione degli interventi, ma una strategia unitaria capace di mettere insieme sviluppo, tutela del lavoro e attrattività del territorio. L’obiettivo dichiarato è trasformare lo stabilimento in un polo industriale innovativo e competitivo, sfruttando gli strumenti di programmazione già disponibili — tra cui, appunto, Transizione 5.0.
La partita resta aperta. Nei prossimi giorni si capirà se la richiesta di un incontro diretto tra Rocca e Urso troverà riscontro nei tempi necessari. Quel che è certo è che Cassino — con la sua storia industriale, la sua forza lavoro e il suo indotto — non intende restare sullo sfondo di una crisi strutturale che riguarda l’intero settore auto europeo. Il territorio ha alzato la voce; ora attende risposte.




