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    Home » Il grido d’aiuto dei viticoltori di Piglio a fine anni ’30: recuperata una lettera storica destinata a Mussolini
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    Il grido d’aiuto dei viticoltori di Piglio a fine anni ’30: recuperata una lettera storica destinata a Mussolini

    un appassionato studioso di storia locale ritrova su un portale d'aste il disperato appello dei produttori di vino della fine degli anni '30 e decide di donarlo all'archivio comunale
    29 Aprile 20265 Mins Read
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    La Storia, a volte, sceglie percorsi tortuosi e digitali per tornare nel luogo in cui è nata. È quanto accaduto a una preziosa testimonianza d’epoca, una lettera accorata e polverosa che per decenni è rimasta lontana dalle colline della provincia di Frosinone e che ora, grazie alla sensibilità di un appassionato studioso di storia locale, sta per tornare a casa. Il documento è stato intercettato su eBay, la nota piattaforma di aste online, dove lo studioso ha riconosciuto immediatamente il valore identitario di quelle pagine ingiallite, decidendo di acquistarle per sottrarle all’oblio del collezionismo privato e restituirle alla cittadinanza.

    Piglio

    Il testo rappresenta uno spaccato vivido e doloroso della Piglio degli anni Trenta, un’epoca in cui il benessere dell’intero borgo dipendeva quasi esclusivamente dalla terra e dal sudore versato tra i filari. In quelle righe, “le povere famiglie di Piglio” si rivolgevano direttamente a Benito Mussolini, allora Capo del Governo, con il tono ossequioso ma disperato tipico della retorica del tempo. Non era una missiva di propaganda, ma un grido di dolore proveniente da un’agricoltura in ginocchio che vedeva nel Duce l’ultima spiaggia per evitare il tracollo economico.

    Il cuore della vicenda risiede nella crisi del mercato vinicolo che stava devastando l’economia locale. Gli scriventi descrivono con orgoglio la qualità delle proprie uve, sottolineando come il vino di Piglio fosse da sempre ricercato sulla piazza di Roma per la sua squisitezza. Tuttavia, le ripercussioni delle difficoltà economiche mondiali stavano rendendo impossibile la vendita del prodotto, costringendo i produttori a svendere il vino a prezzi disastrosi o, peggio, a guardare le botti restare piene mentre si avvicinava il tempo di una nuova vendemmia.

    Un elemento di grande interesse storico che emerge dalla lettera è la denuncia della concorrenza sleale. I viticoltori pigliesi segnalavano infatti la diffusione di vino artificiale fabbricato dai grandi commercianti che, nonostante i divieti imposti dal Regime Fascista, inquinavano il mercato e mettevano a rischio la salute dei consumatori. È una narrazione che mescola la fatica quotidiana alla dignità di chi, pur non avendo il denaro per pagare le tasse o per sfamare la famiglia, continuava a considerarsi custode di una tradizione millenaria.

    Il gesto dello studioso che ha recuperato il documento si trasformerà presto in un atto ufficiale di restituzione. La lettera sarà infatti consegnata nelle mani del Comune di Piglio per essere ufficialmente inserita nell’Archivio Storico Comunale. Si tratta di un’operazione culturale di grande rilievo che permetterà a studiosi e cittadini di consultare una fonte diretta sulle radici della propria comunità, trasformando un semplice pezzo di carta acquistato sul web in un monumento alla memoria collettiva del territorio.

    Quello che attende il documento non è solo una teca, ma il riconoscimento di un sacrificio generazionale. Leggere oggi quelle parole, intrise di una profonda amarezza ma anche di una fede incrollabile nel lavoro della terra, permette di guardare con occhi nuovi le vigne che ancora oggi disegnano il paesaggio di Piglio, ricordando che dietro ogni calice di vino c’è una storia fatta di lotte, speranze e, a volte, di lettere spedite con il cuore in mano verso la capitale.

    La scansione della lettera è qui disponibile in formato .pdf (2,32 megabyte).


    La trascrizione integrale della lettera:

    A Sua Eccellenza Benito Mussolini

    Le povere famiglie di Piglio (Frosinone) osano rivolgere insieme alla presente la loro parola a quella Persona che è sinceramente desiderosa di fare del bene ogni volta che se ne presenti l’occasione. +1

    Esse sono piene di fiducia nell’altissimo aiuto della Eccellenza Vostra, in quanto sanno con quale appassionata cura e con quale amore Ella segua e favorisca le sorti dell’agricoltura italiana, da cui dipendono in massima parte le sorti del benessere e della rinascita nazionale.

    Il piccolo paese dal quale giunge a Voi questo disperato appello, deve ogni sua risorsa al commercio del vino. Il vino di Piglio, sia per la squisitezza delle uve, sia per la bontà della lavorazione, è largamente ricercato dalla vicina piazza di Roma e dalle altre piazze italiane.

    Ma le tristi condizioni mondiali contro le quali Vostra Eccellenza ha lottato con tanto successo , hanno visto le loro ripercussioni fin qui; in questa parte, il mercato è andato sempre peggiorando.

    Non solo si è dovuto vendere il vino a prezzi disastrosissimi ai compratori , ma, ora, anche questi non si presentano più , sia per le difficoltà economiche, sia per il grande uso di vino artificiale fabbricato [Pagina 2] nascostamente dai piccoli e grandi commercianti, nonostante la proibizione di V.E., rovinando non solo gli onesti ma anche la salute dei consumatori.

    Avanzando la vendemmia delle nuove uve , abbiamo ancora le botti piene. Mentre negli anni passati la raccolta delle uve ci riempiva il cuore di gioia, perché veniva lietamente a coronare gli occhi stanchi e i molti sacrifici sofferti , quest’anno quella gioia è mutata in una profonda amarezza.

    Non solo non abbiamo il denaro per affrontare le spese della vendemmia che sono urgenti, ma neppure per vivere giornalmente, nonché le enormi tasse che finora abbiamo cercato di pagare, privandoci anche del necessario, cercando di compiere il nostro dovere di cittadini; ma, davanti alla impossibilità più assoluta, che cosa mai potremmo fare?

    È proprio per questa ragione che noi ci rivolgiamo fiduciosamente al Duce d’Italia , a Voi, che vivete nel cuore dei vostri figli , al Vostro grande Cuore che anche in mezzo alle gravissime occupazioni di Governo, ha il tempo di interessarsi alle sorti dei più piccoli tra i suoi figli.

    Non vorrà Vostra Eccellenza benignarsi di dare disposizioni affinché il vino delle nostre piccole cantine venga comperato da qualche azienda statale per dare modo di sistemare quello della prossima vendemmia?

    Sicuri dell’altissimo interessamento dell’Eccellenza Vostra, che preghiamo Iddio aiuti sempre per il bene che fa alla nostra grande Patria, Vi scrivono con la più profonda devozione.

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