C’è un filo invisibile ma solidissimo che unisce le mura ciclopiche di Anagni alle gradinate millenarie del Teatro Antico di Taormina. A tendere questa corda ideale è il talento di Jacopo Cardillo, in arte Jago, l’artista che sta riscrivendo le regole della scultura mondiale e che, con la sua mostra Gesti Scolpiti, ha letteralmente stregato il pubblico internazionale in Sicilia. Un successo talmente travolgente che gli organizzatori del Parco Archeologico di Naxos Taormina hanno deciso di prorogare l’esposizione fino al 30 giugno 2026.

Passeggiare tra le rovine del teatro al tramonto, quando la luce siciliana accende di arancio il mattone e il marmo, significa immergersi in un’esperienza sensoriale senza precedenti. Le opere di Jago non si limitano a occupare uno spazio; esse sembrano scaturire direttamente dalla storia profonda del luogo, interrogando il passato con una forza espressiva che solo la contemporaneità più audace sa offrire. In questo contesto di luce e ombre, il marmo statuario vibra di una vita propria, trasformando ogni visita in un momento quasi mistico.

Il cuore pulsante dell’esposizione è senza dubbio il David, una maestosa opera in bronzo alta 181 centimetri che svetta sulla sommità delle tribune. Questo lavoro, che ha già fatto il giro del mondo a bordo della storica nave Amerigo Vespucci, rappresenta un punto di svolta fondamentale per l’artista di Anagni. È infatti la sua prima scultura realizzata con l’antica tecnica della fusione a cera persa, reinterpretando il mito michelangiolesco attraverso una figura femminile fiera e determinata. Ma la vera sfida, la “pietra miliare” che Jago sta preparando, sarà la futura versione in marmo di Carrara: un’impresa titanica che supererà i quattro metri d’altezza, segnando l’apice della sua carriera.

Oltre al David, il percorso espositivo ruota attorno al simbolo della mano, intesa come strumento di contatto e creazione. In Impronta Animale, il segno lasciato dall’uomo diventa un reperto primordiale, una sorta di eco delle pitture rupestri che ci riporta alle nostre origini. In Memoria, invece, l’impronta scavata nella pietra si fa testimone di un’eredità che non vuole svanire, rendendo tangibile il concetto di permanenza umana attraverso i secoli.
C’è poi la tensione muscolare di Prigione, un’opera dove la figura umana sembra lottare con il marmo stesso per emergere dall’oblio. Le membra si tendono, i contorni si delineano in un’urgenza di esistere che tocca le corde più intime dello spettatore. È qui che il genio di Anagni dimostra la sua capacità di rendere malleabile la pietra più dura, infondendovi un’anima che sembra respirare nel silenzio del teatro.

Questa mostra rappresenta un vanto per la Sicilia e un orgoglio per la provincia di Frosinone, confermando come l’arte di Jago sia ormai un linguaggio universale. Fino all’estate del 2026, i visitatori di tutto il mondo avranno la possibilità di assistere a questo dialogo sublime tra l’antico e il moderno, in un luogo dove la bellezza non ha tempo e il gesto scolpito diventa eterno.




