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    Home » Primo Maggio a Isola del Liri: in tanti al corteo per il lavoro dignitoso
    Primo piano

    Primo Maggio a Isola del Liri: in tanti al corteo per il lavoro dignitoso

    tra i presenti presidente della Provincia di Frosinone Luca Di Stefano e il presidente del PD Lazio Francesco De Angelis che hanno sfilato insieme a CGIL, CISL e UIL: al centro la crisi dell'automotive, la sicurezza nei cantieri e la difesa dell'occupazione nel Cassinate
    1 Maggio 20264 Mins Read
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    Questa mattina Isola del Liri si è svegliata con il suono del corteo. Bandiere, lavoratori, famiglie e rappresentanti delle istituzioni hanno sfilato lungo il centro cittadino, da piazza Boncompagni a piazza SS. Trinità, per celebrare il Primo Maggio sotto il tema che più di ogni altro rispecchia il momento che sta attraversando l’intera provincia ciociara: “Lavoro Dignitoso“. Una manifestazione organizzata come da tradizione da CGIL, CISL e UIL, che quest’anno ha assunto un peso specifico diverso, carico delle preoccupazioni che gravano su migliaia di lavoratori del territorio.

    Tra i presenti, due figure politiche di primo piano che hanno scelto di non limitarsi ai messaggi di circostanza sui social, ma di scendere in piazza fisicamente, fianco a fianco con chi il lavoro lo vive ogni giorno.

    Il presidente della Provincia di Frosinone, Luca Di Stefano, ha percorso il corteo insieme alle autorità civili e ai segretari provinciali dei tre principali sindacati. A margine della manifestazione, le sue parole hanno avuto il tono di chi non ama le cerimonie vuote: «La Provincia di Frosinone non delega ad altri la difesa del lavoro. Lo fa in prima persona, ogni giorno dell’anno, non solo il Primo Maggio». Un messaggio diretto, quasi una presa di posizione pubblica contro una certa politica delle belle parole riservate alle ricorrenze.

    Di Stefano ha poi richiamato la storia manifatturiera di Isola del Liri, città che nel panorama industriale della Ciociaria occupa un posto simbolico e fondativo: «Generazioni di famiglie hanno costruito qui la loro vita grazie al lavoro nelle fabbriche e nelle imprese. È una storia che non possiamo disperdere». Una storia, quella del tessuto produttivo locale, che oggi fa i conti con venti di crisi tutt’altro che virtuali.

    Il riferimento più atteso è arrivato sul comparto automotive e sulle conseguenze che le grandi trasformazioni industriali in atto stanno producendo nell’area del Cassinate. «Ho partecipato alle manifestazioni nel Cassinate perché le istituzioni devono stare dove si gioca la partita, non a guardare», ha sottolineato il presidente della Provincia, annunciando che la battaglia continuerà «in ogni sede — regionale, nazionale, europea — perché nessun posto di lavoro venga sacrificato senza che si sia esplorata ogni alternativa possibile». Poi, sul tema più doloroso, quello delle morti sul lavoro: «Non mi rassegno all’idea che si possa ancora morire di lavoro nel 2026. Ogni vittima è un fallimento del sistema nel suo complesso».

    A fianco di Di Stefano, anche il presidente del Partito Democratico del Lazio, Francesco De Angelis, ha voluto essere presente al corteo con lo stesso spirito: «Non è una ricorrenza formale, ma un momento di vicinanza reale e concreta ai lavoratori». De Angelis ha inquadrato la partecipazione alla manifestazione come parte di un impegno politico che non può esaurirsi in un giorno: «Il Primo Maggio deve essere ogni giorno: nelle scelte che facciamo, nelle battaglie che portiamo avanti».

    Anche il presidente dem ha posto al centro della sua riflessione la crisi dello stabilimento Stellantis di Cassino, citando l’iniziativa parlamentare portata avanti dal Partito Democratico — insieme alla segretaria nazionale Elly Schlein — con la presentazione di un’interpellanza urgente al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, per chiedere chiarezza sulle prospettive produttive del sito e l’apertura di un tavolo istituzionale con azienda, sindacati ed enti locali.

    Sul fronte della sicurezza nei luoghi di lavoro, De Angelis è stato netto: «Non è tollerabile che nel 2026 si continui a morire lavorando. Servono più prevenzione, più formazione e controlli rigorosi». Parole che, sovrapposte a quelle di Di Stefano, restituiscono l’immagine di un territorio che, al di là delle divisioni politiche, si ritrova unito almeno su questo: il lavoro non può essere una questione da rimandare a dopo.

    Isola del Liri, con la sua storia di operai, cartiere e manifattura, ha offerto oggi la cornice più adatta per un messaggio che va ben oltre la retorica del calendario. La piazza ha risposto con partecipazione. Il resto, come sempre, lo diranno i fatti.

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