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    Home » Pronto Soccorso in appalto, PNRR nel limbo: la CGIL attacca la direzione dell’ASL di Frosinone
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    Pronto Soccorso in appalto, PNRR nel limbo: la CGIL attacca la direzione dell’ASL di Frosinone

    a cinque mesi dall'esternalizzazione della Medicina d'urgenza, i sindacati denunciano sprechi, carenze e il rischio di una privatizzazione strisciante anche nelle nuove strutture territoriali
    11 Maggio 20264 Mins Read
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    Cinque mesi di gestione privata, otto milioni di euro di soldi pubblici e i Pronto Soccorso della provincia di Frosinone che continuano a fare acqua da tutte le parti. È questo, in sintesi, il bilancio impietoso tracciato da CGIL Frosinone Latina, FP CGIL e SPI CGIL in un documento diffuso oggi, lunedì 11 maggio 2026, che suona come un campanello d’allarme per l’intera sanità ciociara.

    Da quando la ASL di Frosinone ha affidato in appalto biennale il servizio di medicina d’urgenza nei quattro presidi ospedalieri del territorio, le segnalazioni di disagi non si sono affatto ridotte. Al contrario: utenti e operatori continuano a raccontare di attese estenuanti, di un sistema che non riesce a “scaricare” i pazienti dal pronto soccorso verso i reparti, di percorsi interni che non hanno conosciuto il minimo miglioramento. I numeri, quando ci sono, non bastano a raccontare la realtà di chi aspetta ore su una barella in un corridoio.

    Per CGIL, FP CGIL e SPI CGIL, la diagnosi è chiara: l’esternalizzazione strutturale si sta rivelando un palliativo costoso, capace di spostare il problema senza risolverlo, e anzi a rischio di cronicizzarlo. Un paradosso che brucia doppio, perché a pagarne il prezzo — in termini economici e di qualità del servizio — è la collettività.

    Il fantasma del PNRR

    Se la situazione nei Pronto Soccorso è già preoccupante, ancor più nebuloso appare il futuro della medicina territoriale. Le Case di Comunità e gli Ospedali di Comunità previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza esistono, per ora, soprattutto sulla carta. I tempi di apertura restano incerti, le dotazioni organiche non sono state definite, e intanto si registra una grave carenza di personale dirigente medico e non medico destinato proprio a queste strutture.

    Non mancano le emergenze nell’immediato: la chiusura dei Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC) di Frosinone e Sora per mancanza di psichiatri, la penuria di ortopedici, internisti, neonatologi e psicologi. Un sistema che arranca su più fronti simultaneamente, con buche che si allargano più velocemente di quanto qualcuno riesca a tappare.

    Il timore dei sindacati è che questo vuoto venga colmato, ancora una volta, con il ricorso ai privati. «Il nostro timore è che si stia preparando il terreno per un secondo ‘modello Pronto Soccorso’» — dichiarano le segreterie provinciali di CGIL, FP e SPI — «ovvero che l’incapacità di rendere attrattivo il lavoro nel pubblico diventi l’ennesimo alibi per consegnare le strutture del PNRR alla gestione dei privati».

    Le richieste al Direttore Generale

    Le tre sigle sindacali chiedono un incontro urgente con la Direzione Generale della ASL di Frosinone per discutere quattro punti precisi. Il primo è un Piano Straordinario di Assunzioni che intervenga sulle condizioni di lavoro e sul benessere organizzativo, per rendere la ASL nuovamente attrattiva agli occhi dei professionisti della salute. Il secondo è la costituzione di un Osservatorio Permanente sul Territorio, un tavolo di confronto periodico per monitorare le criticità, con attenzione particolare alle ricadute del nuovo Atto Aziendale.

    Terzo punto: una verifica costi-benefici sull’appalto dei Pronto Soccorso, un’analisi trasparente che metta a confronto la spesa sostenuta con la qualità effettiva del servizio erogato. E infine la trasparenza sul PNRR: un cronoprogramma certo, con date di apertura delle strutture e dotazioni organiche reali, non di facciata.

    «La salute dei cittadini non è una merce» — si legge nel documento sindacale — «e la razionalizzazione della spesa non si realizza cedendo servizi a soggetti che, per definizione, devono produrre profitto».

    Il 15 maggio si raccolgono le firme

    La mobilitazione non si ferma alle dichiarazioni. Giovedì 15 maggio si terranno quattro assemblee territoriali della CGIL — a Frosinone, Latina, Cassino e Formia — in cui prenderà il via la raccolta di firme a sostegno della proposta di legge sulla sanità pubblica, promossa dalla CGIL insieme a numerose associazioni della salute.

    L’obiettivo è riportare la sanità italiana al pieno rispetto dell’articolo 32 della Costituzione, che definisce la salute «fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività» — lo stesso principio che nel 1978 portò alla nascita del Servizio Sanitario Nazionale con la legge 833. Tra le misure chiave della proposta: portare il finanziamento del Fondo Sanitario Nazionale al 7,5% del PIL, eliminare il tetto di spesa per il personale sanitario, contrastare le liste d’attesa e costruire politiche strutturate per la non autosufficienza, che in Italia riguarda 3,9 milioni di persone.

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