Dalla provincia di Frosinone a Maastricht: le neurologhe dell‘ospedale Fabrizio Spazian conquistano il premio internazionale sull’Alzheimer
C’è un filo invisibile che collega i corridoi dell’ospedale Fabrizio Spaziani di Frosinone a una sala congressi nei Paesi Bassi. È il filo della ricerca scientifica, della pazienza e di quella dedizione silenziosa che raramente finisce sui giornali, ma che stavolta ha trovato il suo meritato palcoscenico. Le dottoresse Maria Rosaria Bagnato e Martina Gaia Di Donna, giovani specialiste in Neurologia in forza alla Stroke Unit del nosocomio frusinate, hanno conquistato il Young Stroke Physicians and Researchers Award ESOC 2026, uno dei riconoscimenti più prestigiosi nel panorama europeo della ricerca neurologica, assegnato a Maastricht nell’ambito dell’European Stroke Organization Conference 2026.

Il loro studio è stato selezionato tra i quattro migliori progetti under 35 presentati alla conferenza, in competizione con candidature provenienti da tutta Europa. Un risultato che porta orgoglio all’intera provincia di Frosinone e che dimostra come l’eccellenza scientifica non abbia necessariamente bisogno di grandi metropoli per fiorire.
La ricerca: vasi cerebrali e Alzheimer, un legame ancora da esplorare
Il titolo dello studio è già di per sé una bussola: “Reattività vascolare come possibile monitoraggio della terapia monoclonale per l’Alzheimer”. Al centro dell’indagine vi è una domanda ambiziosa: esiste una relazione misurabile tra la salute dei vasi sanguigni del cervello e l’evoluzione della malattia di Alzheimer? E soprattutto, può questa relazione diventare uno strumento utile per la diagnosi precoce e per il monitoraggio delle terapie?
Il progetto, sviluppato in collaborazione con i professori Marina Diomedi
Alessandro Martorana, Diego Centonze, Chiara G Bonomi e Caterina Motta.
dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, punta a individuare un biomarcatore affidabile e dinamico capace di classificare il rischio di anomalie cerebrali correlate all’amiloide nei pazienti sottoposti a terapie anti-amiloide. In parole più semplici: capire, sin dall’inizio del trattamento, quali pazienti stiano rispondendo bene alla terapia e quali, invece, siano più esposti al rischio di sviluppare alterazioni cerebrali, anche in funzione di specifici profili genetici.
Lo strumento: il Doppler transcranico, non invasivo ma rivelatore
Per condurre questa indagine, le due ricercatrici si sono avvalse del Doppler transcranico, un esame ecografico non invasivo che permette di osservare la capacità dei vasi cerebrali di adattarsi ai cambiamenti del flusso sanguigno. È questa cosiddetta reattività vascolare che, secondo l’ipotesi dello studio, potrebbe fornire informazioni preziose: sia sulla sicurezza della terapia somministrata, sia sulla sua efficacia biologica reale. Uno strumento relativamente semplice, quindi, messo al servizio di una delle sfide più complesse della medicina contemporanea.
La ricerca è ancora in una fase iniziale, con un numero limitato di pazienti arruolati, e i prossimi passi saranno determinanti per verificare se i risultati preliminari reggano a una casistica più ampia. Il lavoro continuerà cercando di stabilire se questo approccio possa davvero aiutare a riconoscere precocemente l’efficacia delle terapie, a individuare possibili effetti avversi e a migliorare la selezione dei pazienti sulla base dei profili genetici più predisposti al rischio di Alzheimer.
La voce dell’ospedale: “Un lavoro silenzioso che merita di essere celebrato”
A commentare il risultato è la Direttrice Sanitaria dell’ASL di Frosinone, Maria Giovanna Colella, che non nasconde l’orgoglio istituzionale: “Non possiamo che essere particolarmente fieri del lavoro non solo quotidiano dei nostri professionisti della salute, ma anche delle loro attività di studio e di ricerca continua che, con fatica, attesa e grande impegno, portano i frutti a beneficio della nostra provincia nonché dell’intero sistema sanitario”. La direttrice sottolinea come si tratti spesso di “un lavoro silenzioso, caratterizzato da sacrificio, perseveranza e dedizione” che, alla luce del prestigioso riconoscimento internazionale, merita finalmente visibilità e celebrazione.
Il premio, oltre a qualificare il percorso di ricerca intrapreso, valorizza anche il ruolo della Stroke Unit dell’ASL di Frosinone come realtà sempre più centrale non solo nella cura, ma anche nella produzione scientifica a livello europeo.
Le due ricercatrici: “Un esempio per i giovani medici”
Le protagoniste di questo successo non pensano, però, solo a sé stesse. “Vorremmo che questo risultato sia di incoraggiamento per i giovani medici”, dichiarano le dottoresse Bagnato e Di Donna, “affinché credano nel valore della collaborazione e dell’interdisciplinarità”. Il loro studio, spiegano, è nato proprio dall’integrazione di competenze complementari tra il Centro Demenze e la Stroke Unit del Policlinico Tor Vergata, per poi trovare compimento nell’attività clinica quotidiana allo Spaziani. “Questo percorso ci ha insegnato come condivisione, impegno e visione comune possano favorire la crescita professionale e la realizzazione di progetti di ricerca significativi”.
Un messaggio semplice ma potente, che arriva da due giovani scienziate capaci di trasformare la routine di un reparto ospedaliero in una ricerca premiata nel cuore dell’Europa.




