C’è una data cerchiata in rosso sul calendario di LiberAnagni: sabato 16 maggio 2026, ore 17:30, Piazza Cavour. Un appuntamento che il gruppo consiliare di Anagni, guidato dall’avvocato Luca Santovincenzo, ha voluto trasformare in qualcosa di più di una semplice riunione politica: un’assemblea pubblica aperta a tutti, cittadini, associazioni, amministratori e rappresentanti di ogni schieramento, con un unico tema sul tavolo — il diritto alla sanità.
Il pretesto immediato è l’imminente inaugurazione del cosiddetto Ospedale di Comunità, una struttura che LiberAnagni smonta senza mezzi termini già nel titolo della sua lettera aperta alla cittadinanza. «Un nome altisonante e ingannevole», scrivono, «perché ospedale non è». Non gestisce emergenze, non restituisce i servizi sottratti negli anni al territorio, non risolve il problema di fondo: la mancanza di un presidio ospedaliero degno di questo nome nel circondario di Anagni.
Il déjà vu del “reparto oncologico”
Per capire la durezza del tono, bisogna tornare al 2024, quando in città fece scalpore l’inaugurazione di quello che veniva presentato come un reparto oncologico. Un’insegna, qualche foto di rito, e poi il silenzio. Secondo LiberAnagni, quell’ambulatorio, costoso e mai realmente operativo, avrebbe illuso per anni malati e famiglie promettendo servizi di chemioterapia che non sono mai stati erogati. Una vicenda, denunciano, che il gruppo intende segnalare alla Corte dei Conti.
Oggi, a quella ferita ancora aperta, si aggiunge la nuova inaugurazione. E la sensazione, per il gruppo consiliare, è di assistere allo stesso copione: «È un progetto vecchio, già noto e già criticato, anche da chi oggi si prepara a tagliare il nastro».
Il nodo del punto di primo intervento
Al centro della contestazione c’è una domanda precisa, rivolta a chi ha vinto le elezioni locali: perché il punto di primo intervento, promesso in campagna elettorale, non è stato realizzato? E, ancora più grave, perché non è stato neppure programmato a livello regionale? Domande che restano senza risposta, sullo sfondo di un quadro sanitario che LiberAnagni descrive come critico su più fronti: l’Ospedale di Alatri progressivamente ridimensionato, il Pronto Soccorso di Frosinone al collasso nonostante ingenti investimenti pubblici.
Ma c’è un episodio, citato nella lettera, che ha il sapore della rivelazione politica. Il candidato sindaco di Forza Italia a Colleferro avrebbe rivendicato pubblicamente il merito della propria parte politica nell’aver salvato l’ospedale di Colleferro a discapito di quello di Anagni, che inizialmente avrebbe dovuto restare aperto. Una dichiarazione che, secondo LiberAnagni, «smaschere anni di silenzi, complicità e verità mai dette» e che pesa come un macigno su chi oggi amministra la città.
La proposta: l’ex Polveriera
Il gruppo consiliare non si ferma alla critica. Quasi un anno fa, come ricordano nella lettera, hanno inviato al Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca una delibera consiliare per la realizzazione di un nuovo ospedale nell’area dell’ex Polveriera. Ad oggi, nessuna risposta. «Nel silenzio complice del Sindaco Natalia», accusano senza giri di parole.
Nel 2024 LiberAnagni aveva già diffidato la ASL per interruzione di pubblico servizio. E si dichiarano pronti a farlo di nuovo.
Un’assemblea aperta, non un comizio
L’invito per il 16 maggio ha un tono volutamente inclusivo, lontano dalla logica dello scontro partitico. «Qui non si tratta di appartenenze: si tratta di diritti e di dignità», scrivono. L’assemblea in Piazza Cavour — intitolata simbolicamente Ospedale Anagni – Ex Polveriera — è aperta a liberi cittadini, associazioni, portatori di interesse e a tutti gli amministratori, «di ogni parte». Un tentativo dichiarato di costruire una battaglia trasversale, sul modello di quanto fatto in altri territori che hanno saputo unirsi per difendere il diritto alla salute.
«Le comunità di questo circondario hanno diritto a un ospedale vero», è la sintesi del messaggio. «E i cittadini hanno il dovere di pretenderlo. Per sé stessi, per i propri malati, per chi non c’è più. E soprattutto per i propri figli».




