All’alba, quando il litorale romano dorme ancora, duecento militari della Guardia di Finanza si sono mossi all’unisono. Un elicottero del Reparto Operativo Aeronavale di Civitavecchia ha sorvolato Ostia mentre le pattuglie a terra stringevano il cerchio intorno alla piazza di spaccio delle “Case Rosse”. Al termine dell’operazione, 26 persone erano in manette e uno dei traffici di droga più redditizi del litorale capitolino aveva smesso di esistere.
L’operazione è il risultato di un’indagine lunga nove mesi, condotta dai finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma — con il supporto del II Gruppo Roma, del contingente specializzato Anti Terrorismo e Pronto Impiego, delle unità cinofile antidroga e del GICO di Roma — sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Roma – Direzione Distrettuale Antimafia. Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma ha emesso misure cautelari nei confronti di 29 indagati, tutti cittadini italiani: 24 custodie cautelari in carcere, 2 arresti domiciliari e 3 posizioni in corso di definizione. Le accuse vanno dall’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti alla produzione e detenzione illecita di droga, fino alla violazione di sigilli e all’autoriciclaggio.

Quello che le indagini hanno ricostruito è un sistema di spaccio che nulla aveva dell’improvvisazione. Il sodalizio criminale radicato ad Ostia aveva trasformato la piazza delle “Case Rosse” in una vera e propria struttura logistica di livello professionale: pusher operativi 365 giorni l’anno, organizzati su turni continui nelle ventiquattro ore, con una rete di vedette posizionate strategicamente nei punti di spaccio e nelle strade circostanti, incaricate di segnalare in tempo reale l’avvicinamento di veicoli o persone riconducibili alle forze dell’ordine. Un sistema di allerta che aveva reso il gruppo difficile da sorprendere sul fatto e aveva garantito anni di attività pressoché indisturbata.
Il volume d’affari era consistente: tra le cento e le centocinquanta dosi di cocaina ed eroina cedute ogni giorno in condizioni ordinarie, con picchi che nei giorni festivi e prefestivi superavano le duecento dosi giornaliere, sfruttando l’aumento della domanda legato al tempo libero. In nove mesi di monitoraggio investigativo, il giro d’affari accertato ha superato il milione di euro.
Per ampliare ulteriormente la clientela e fidelizzarla, l’organizzazione si era dotata anche di un servizio di consegna della droga a domicilio, con corrieri che si spostavano sia con mezzi propri sia con veicoli messi a disposizione dall’associazione stessa. Un dettaglio che rivela quanto il gruppo avesse mutuato dal mondo dell’impresa commerciale l’attenzione al “servizio al cliente”, applicandola — in modo distorto e criminale — al mercato degli stupefacenti.
I proventi accumulati non rimanevano fermi: secondo gli investigatori, il denaro veniva reimmesso in circuiti di autoriciclaggio, con l’obiettivo di occultarne l’origine illecita e reinvestire i capitali in forme apparentemente lecite. Proprio per colpire anche questo versante, durante le perquisizioni effettuate contestualmente agli arresti nelle abitazioni degli indagati, i finanzieri hanno proceduto al sequestro preventivo di denaro, beni e utilità finanziarie sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati o alle attività economiche ufficiali dei soggetti coinvolti.
Il blitz di questa mattina si inserisce in una strategia più ampia della Guardia di Finanza di Roma volta a colpire il traffico e il consumo di stupefacenti nell’area capitolina, con un’attenzione crescente alle piazze di spaccio strutturate e alle ramificazioni finanziarie delle organizzazioni criminali. Il messaggio è chiaro: non basta smettere di spacciare per mettere al sicuro i soldi guadagnati.




