Tre storie diverse, tre comuni diversi, un filo comune: il presidio costante delle Forze dell’Ordine su un territorio che non si lascia attraversare indisturbato da chi viola le regole. Negli ultimi giorni, le operazioni condotte dai Carabinieri in provincia di Frosinone hanno portato a risultati concreti su fronti molto distinti tra loro — dalla violenza di genere al possesso di armi clandestine, fino all’abuso del numero unico di emergenza — restituendo il quadro di un’istituzione capillare e reattiva.
Pontecorvo: fine dell’incubo per una 29enne, stalker ai domiciliari
C’è una giovane donna di Pontecorvo che, da un momento all’altro, ha smesso di guardarsi le spalle. Non perché il pericolo si sia dissolto da solo, ma perché ha avuto il coraggio di denunciare e le istituzioni hanno risposto con tempestività.
I Carabinieri del Comando Stazione di Pontecorvo, supportati dai militari della locale Compagnia e sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Cassino, hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di un uomo di 34 anni, residente in un comune limitrofo, accusato di atti persecutori aggravati nei confronti della sua ex compagna di 29 anni.
Le indagini hanno ricostruito un quadro opprimente: pedinamenti sistematici, appostamenti reiterati, minacce che non rispettavano né luoghi né presenze. L’uomo non si fermava nemmeno davanti ai colleghi della vittima o nei pressi del suo luogo di lavoro, dove aveva messo in atto comportamenti intimidatori con l’evidente scopo di isolarla da chiunque tentasse di aiutarla. La giovane era arrivata a modificare radicalmente le proprie abitudini quotidiane, vivendo in un costante stato di allerta.
Di fronte alla gravità del quadro e al concreto rischio di escalation, la Procura di Cassino ha avanzato richiesta di custodia cautelare. Il GIP ha accolto la richiesta disponendo gli arresti domiciliari, con divieto assoluto di comunicare con la vittima e obbligo di indossare il braccialetto elettronico per il monitoraggio costante degli spostamenti.
Villa Santa Lucia: pistola artigianale e munizioni scoperti durante un controllo stradale
A volte basta una fermata di routine per aprire scenari inattesi. È quanto accaduto ai Carabinieri della Sezione Radiomobile di Cassino, che in via Santa Scolastica, a Villa Santa Lucia, hanno fermato per un normale controllo un uomo di 54 anni che viaggiava in auto con il figlio ventenne.
Già nell’abitacolo è emerso qualcosa di anomalo: tre cartucce calibro 9 Flobert, ritrovate durante l’ispezione del veicolo. Un segnale sufficiente per estendere la perquisizione all’abitazione dell’uomo. Lì, nel comodino della camera da letto, i militari hanno trovato quello che gli inquirenti hanno classificato come arma clandestina: una pistola artigianale, costruita con tubi d’acciaio saldati tra loro, giudicata idonea allo sparo di cartucce calibro 12 e quindi potenzialmente letale nonostante l’aspetto rudimentale. La perquisizione ha portato anche al sequestro di ulteriori armi e munizioni rinvenute nel resto dell’abitazione.
A margine dell’operazione, il figlio ventenne è stato segnalato alla Prefettura come assuntore di sostanze stupefacenti, dopo il ritrovamento di alcuni grammi tra hashish e marijuana a lui riconducibili.
Il 54enne è stato posto agli arresti domiciliari su disposizione della Procura della Repubblica di Cassino. Nei giorni successivi, il Tribunale di Cassino ha convalidato l’arresto, disponendo poi la liberazione dell’indagato. Per lui, come per tutti i coinvolti in questa fase, vige il principio di presunzione di innocenza.
Roccasecca: due telefonate false al 112, 60enne denunciata per tre reati
L’ultimo episodio ha una natura diversa dagli altri, ma una gravità che non va sottovalutata. Il 5 aprile, nel giro di venti minuti — alle 17:30 e alle 17:50 — una donna di 60 anni di Roccasecca aveva contattato due volte il numero unico di emergenza 112, riferendo che l’ex marito avesse interrotto la fornitura di energia elettrica alla sua abitazione. Due volte i militari della Stazione Carabinieri di Roccasecca si erano precipitati sul posto. Due volte gli accertamenti avevano dimostrato che quanto denunciato non corrispondeva alla realtà. Al secondo intervento, la donna aveva persino negato di aver chiamato il 112.
Al termine delle verifiche, la 60enne è stata deferita alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cassino per i reati di interruzione di pubblico servizio, procurato allarme e calunnia. Una triplice contestazione che ricorda come l’abuso del sistema di emergenza non sia una leggerezza, ma un atto con conseguenze penali precise: ogni chiamata falsa sottrae risorse a chi potrebbe averne davvero bisogno.




