C’è voluto più di un secolo perché lo Stato italiano riuscisse a mettere le mani su uno dei tesori più straordinari dell’antichità. Ma alla fine, oggi, la Tomba François di Vulci è ufficialmente patrimonio della collettività. Con la firma dell’atto di compravendita avvenuta questa mattina al Ministero della Cultura, si chiude una vicenda lunga e tormentata, iniziata quando già nel 1921 il governo italiano aveva manifestato formalmente il proprio interesse per l’acquisizione. Un interesse rimasto per decenni lettera morta, tra trattative interrotte, rinvii e opere custodite — di fatto inaccessibili — nei depositi privati delle grandi famiglie nobiliari romane.
L’operazione ha un valore complessivo di 15 milioni di euro e rappresenta uno degli investimenti più rilevanti effettuati negli ultimi anni dal Ministero della Cultura nel campo delle acquisizioni patrimoniali. A rendere possibile l’accordo è stata la disponibilità degli eredi delle famiglie Torlonia, Sforza Cesarini e Gaetani, che detenevano la proprietà dell’opera. Un’intesa che segna la fine di una lunga stagione in cui questo capolavoro della pittura etrusca è rimasto di fatto nell’ombra, lontano dagli occhi del pubblico.
La Tomba François fu scoperta nel 1857 nei pressi di Vulci, nell’attuale provincia di Viterbo, e deve il suo nome all’archeologo Alessandro François, che per primo ne riconobbe l’eccezionale valore. Si tratta di un ipogeo dalla pianta articolata e complessa, con sette camere funerarie che si sviluppano attorno a un grande vano centrale. Le pareti del tablino erano ornate da un ciclo di pitture unico nel suo genere: scene tratte dalla mitologia greca e dalla storia dell’Etruria arcaica, eseguite con una padronanza compositiva e cromatica che non ha eguali nella produzione etrusca di età tardo-classica. Già nel 1863, i principi Torlonia — allora proprietari del monumento — fecero staccare gli affreschi dalla sede originaria, avviando una separazione tra il contesto architettonico e le opere pittoriche che ha resistito per oltre centocinquant’anni.
Da oggi quel distacco trova finalmente una composizione simbolica e materiale. Le pitture troveranno collocazione permanente presso il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, sede naturale per un’opera che racconta le radici più profonde della civiltà italiana. «La Tomba François è una testimonianza identitaria della civiltà etrusca e del ruolo centrale che essa ha avuto nella formazione culturale dell’Italia antica», ha dichiarato il ministro della Cultura, sottolineando come questa acquisizione confermi «la volontà del Ministero di investire nella tutela, nella valorizzazione e nell’accessibilità del patrimonio culturale come bene comune e strumento di conoscenza condivisa».
La tomba è oggi visitabile rivolgendosi alla biglietteria del Parco naturalistico e archeologico di Vulci. Il ciclo pittorico, invece, resta di proprietà privata degli eredi Torlonia ed è visibile solo in rare occasioni, in occasione di mostre temporanee.
Una ricostruzione a grandezza naturale della tomba e degli affreschi originali è visitabile a Canino, presso il Museo della Ricerca Archeologica di Vulci, situato nell’ex convento di San Francesco. Per informazioni e visite è possibile contattare l’Ufficio Cultura del Comune di Canino.
Non una semplice acquisizione burocratica, dunque, ma un atto politico e culturale dal significato profondo: riportare ai cittadini qualcosa che era stato sottratto alla fruizione pubblica per generazioni.
Per celebrare l’evento, il prossimo 25 giugno il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia inaugurerà una grande esposizione interamente dedicata alla Tomba François. La mostra si preannuncia come un appuntamento di respiro internazionale: grazie a prestiti eccezionali concessi da alcune delle più importanti istituzioni museali del mondo, sarà possibile ricostruire — almeno idealmente — il contesto originario del monumento. Il Musée du Louvre, il British Museum, il Royal Museum of Art and History di Bruxelles, il Musée cantonal d’archéologie et d’histoire di Losanna, i Musei Vaticani e l’Istituto Archeologico Germanico di Roma hanno messo a disposizione reperti, documenti, copie storiche e opere legate alla storia collezionistica della tomba. Un’operazione di ricomposizione culturale che raramente trova precedenti per scala e ambizione.
Per chi ha seguito negli anni la vicenda degli affreschi — rimasti a lungo in cantina, prima a Palazzo Torlonia in Trastevere, poi a Villa Albani Torlonia — la notizia di oggi ha il sapore di un epilogo atteso troppo a lungo. Un’opera che ha rischiato anche di uscire dai confini nazionali, finire sul mercato internazionale, sparire per sempre dalla memoria collettiva italiana. Non è andata così. E da oggi, finalmente, la Tomba François appartiene a tutti.




