Lo stabilimento Saxa di Roccasecca si trova davanti a uno dei momenti più delicati della sua storia recente, e a innescare l’allarme non è soltanto l’incertezza sui tempi del concordato preventivo, ma una denuncia diretta e durissima che arriva dal sindacato. La Filctem CGIL Lazio parla apertamente di un’“operazione nebulosa”, puntando il dito contro le rassicurazioni fornite nei mesi scorsi sulla disponibilità di capitali che, a quanto pare, non si sono mai concretizzati.
Al centro della vicenda c’è il fondo Xeta Investment, riconducibile al fondo Anchorage e guidato da Roberto Pucciano, che opera sul territorio attraverso Davide Cognolato. Proprio Xeta era stato presentato, davanti a organizzazioni sindacali e istituzioni locali, come il soggetto chiamato a rilanciare le attività produttive del sito, che dà lavoro a circa 200 persone. Le dichiarazioni di allora erano nette: il piano industriale avrebbe potuto contare su risorse già raccolte, comprese tra gli 8 e i 10 milioni di euro, ottenute attraverso gli obbligazionisti.
A distanza di mesi, però, quei numeri non troverebbero corrispondenza nei fatti. Secondo quanto denunciato dal sindacato, le casse risulterebbero vuote e mancherebbero i capitali necessari a far ripartire concretamente la produzione, lasciando lo stabilimento in una condizione di stallo totale.
A intervenire con parole dure è Sandro Chiarlitti, della segreteria Filctem CGIL Lazio, che segue da tempo le vicende del settore ceramico regionale. “Ci troviamo di fronte a un’operazione che definire nebulosa è un eufemismo”, ha dichiarato, sottolineando come non sia accettabile aver parlato pubblicamente di milioni già raccolti per poi scoprire l’assenza totale di risorse. Per il sindacato la priorità resta una sola: tutelare i 200 lavoratori e le loro famiglie, individuando eventuali responsabilità di chi avrebbe costruito un piano di salvataggio fondato su promesse non rispettate.
Proprio sulle responsabilità degli amministratori, da quando le quote sono passate nelle mani del fondo Xeta, la Filctem CGIL Lazio chiede ora un intervento netto del Tribunale di Frosinone, davanti al quale potrebbero essere valutate anche ipotesi di amministrazione straordinaria. Il sindacato auspica che dal Tribunale possa arrivare una soluzione capace di restituire fiducia a un impianto che, negli anni, ha sempre dimostrato di saper lavorare con livelli di eccellenza.
Nel frattempo, per tutelare il patrimonio industriale del sito, è stato proclamato uno sciopero immediato di tutte le attività, con un presidio permanente già attivo all’esterno dello stabilimento. La mobilitazione prevede inoltre il blocco totale di ogni movimento di merci e macchinari, una misura che i lavoratori considerano indispensabile per scongiurare lo smantellamento dell’impianto prima che arrivi un pronunciamento ufficiale.
Resta sullo sfondo, e tutt’altro che secondaria, la scadenza di lunedì 15 giugno, data entro cui andranno presentate tutte le integrazioni necessarie all’ammissibilità del concordato preventivo in continuità. I lavoratori e la Filctem CGIL Lazio restano in stato di agitazione permanente, pronti a nuove iniziative a tutela dell’occupazione e della dignità industriale di un territorio che guarda a questa vertenza con grande apprensione.




