Si chiude, almeno per il momento, un altro capitolo della lunga battaglia legale che da anni accompagna le sorti della Certosa di Trisulti, lo storico monastero che si trova nel territorio di Collepardo, in provincia di Frosinone. Il Tar del Lazio ha infatti respinto il ricorso presentato dal Dignitas Humanae Institute (Dhi), l’associazione religiosa legata all’esponente dell’ultradestra statunitense Steve Bannon, che da tempo rivendica il diritto a gestire la struttura.
Il ricorso, notificato il 5 giugno 2025, era stato presentato dall’associazione con l’obiettivo di ottenere l’annullamento di un provvedimento del Ministero della Cultura risalente all’aprile dello stesso anno. Con quell’atto, il dicastero aveva respinto l’istanza con cui Dhi chiedeva di annullare, in autotutela, il decreto che a sua volta aveva disposto l’annullamento della graduatoria con cui l’associazione era risultata aggiudicataria della concessione della Certosa. Una sorta di ricorso contro un altro ricorso, in un susseguirsi di atti che riassume bene la complessità di una vicenda giudiziaria fatta, come si legge nella pronuncia, «a colpi di ricorsi e controricorsi» negli ultimi anni.
Al termine dell’esame, i giudici amministrativi hanno dato torto all’associazione, condannandola anche al pagamento delle spese di lite, liquidate in 4mila euro, da versare in favore del Ministero della Cultura e della Regione Lazio. Una decisione che, sul piano pratico, rafforza ulteriormente la posizione di chi sosteneva l’illegittimità dell’affidamento della Certosa di Trisulti all’ente vicino a Bannon.
Il progetto che aveva animato l’arrivo di Dhi a Trisulti porta la firma del sovranista statunitense Benjamin Harnwell, stretto alleato di Bannon in Europa, che nelle proprie intenzioni avrebbe voluto trasformare l’antico complesso monastico in una sorta di accademia per quelli che lo stesso ambiente definiva, con un linguaggio piuttosto evocativo, «guerrieri della cultura». Un’idea che, fin dal suo annuncio, aveva acceso un acceso dibattito, dividendo l’opinione pubblica e mobilitando comitati e associazioni del territorio.
Tra queste, un ruolo di primo piano lo ha avuto Trisulti Bene Comune, la rete di realtà locali che da anni si batte per restituire il monastero alla collettività. Commentando la decisione del Tar, le associazioni hanno parlato di un momento simbolico, definendo l’uscita definitiva di Harnwell dalla Certosa come «la reale partenza per un nuovo cammino», da costruire insieme alle comunità locali, con l’obiettivo di restituire Trisulti alla libera fruizione dei cittadini e farne un punto centrale di un tessuto economico e sociale vivo e attivo.
La vicenda della Certosa di Trisulti, monumento di grande valore storico e architettonico incastonato tra i boschi della provincia di Frosinone, resta dunque al centro dell’attenzione, non solo per il suo significato religioso e culturale, ma anche per le implicazioni politiche internazionali che negli anni scorsi ne avevano fatto un caso seguito ben oltre i confini regionali. La decisione del Tar del Lazio rappresenta ora un nuovo punto di riferimento per chi guarda al futuro del monastero come a un’occasione di rilancio per l’intero territorio.




