Una mattina di giugno destinata a entrare nella storia dell’Aeronautica Militare e, con essa, in quella dell’aeroporto militare di Frosinone. Giovedì 18 giugno, alle ore 10:30, presso l’Aeroporto Militare “G. Moscardini”, si è svolta la cerimonia di costituzione del 66° Stormo, davanti a una platea di autorità militari, civili e religiose del territorio che hanno voluto testimoniare con la propria presenza il peso simbolico dell’evento.
Il nuovo reparto nasce come Scuola di Volo per piloti di Aeromobili a Pilotaggio Remoto dell’Aeronautica Militare e rappresenta il primo mattone di un progetto ben più ampio: la realizzazione, proprio sul sedime frusinate, di un Polo Formativo APR Interforze, destinato a diventare il principale riferimento nazionale per l’addestramento al volo dei sistemi senza pilota. Una scelta che la stessa Forza Armata definisce strategica, collocandola all’interno di un più vasto processo di evoluzione e modernizzazione imposto dalle trasformazioni del contesto geopolitico e tecnologico contemporaneo, segnato da un impiego sempre più diffuso di droni, munizioni circuitanti e nuove minacce missilistiche.
A guidare la cerimonia è stato il Generale di Squadra Aerea Antonio Conserva, Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, che nel suo intervento ha sottolineato come l’accelerazione dell’innovazione tecnologica e il mutamento del quadro di sicurezza internazionale abbiano trasformato in profondità il dominio aerospaziale e le modalità con cui si combattono le guerre moderne, imponendo lo sviluppo di competenze, dottrine e capacità operative del tutto nuove. Il 66° Stormo, ha spiegato, si inserisce in questo scenario come momento iniziale di una progettualità che porterà, a regime, all’attivazione del nuovo polo nazionale, capace di aggregare in un’unica sede tutte le realtà formative del comparto APR della Difesa, attraverso il trasferimento del Centro di Eccellenza APR e, nelle prossime settimane, della Scuola Operatori APR dell’Esercito Italiano.




Non è un caso che la scelta sia caduta su Frosinone. Il Generale Conserva ha ricordato come il sedime aeroportuale frusinate avesse da poco visto il trasferimento delle funzioni del 72° Stormo a Viterbo, e come la nuova destinazione consenta di recuperare e valorizzare infrastrutture, know-how e professionalità già presenti sul territorio, evitando dispersioni di risorse pubbliche e rilanciando, in chiave contemporanea, l’eredità storica della presenza dell’Aeronautica Militare in quest’area del Frusinate. Un legame, quello tra la Forza Armata e la città, che il Capo di Stato Maggiore ha definito solido e duraturo, costruito in quasi novant’anni di storia condivisa.
A ripercorrere quella storia è stato, nel proprio discorso, anche il primo Comandante del nuovo reparto. L’Aeroporto Militare di Frosinone, nato nel 1939, fu durante la Seconda Guerra Mondiale uno degli scali di ricognizione più importanti del Centro Italia e del Mediterraneo. Ospitò poi, tra il 1944 e il 1946, la Scuola di Addestramento Bombardamento e Caccia e, nel dopoguerra, la Scuola Addestramento Trasporto e Aeronavigazione. Dal 1955 lo scalo è diventato la base per l’addestramento sugli elicotteri, prima come Centro Elicotteri e poi come Scuola Volo Elicotteri, fino a essere conosciuto, dal 1° novembre 1985, come 72° Stormo. Oggi, ha osservato il nuovo Comandante, l’aeroporto torna in qualche modo alle origini, facendo nuovamente “scuola di ricognizione”, questa volta con velivoli senza pilota a bordo.
A guidare il 66° Stormo è stato chiamato il Colonnello Pilota Marco Santeramo, nato a Foggia il 25 novembre 1980 e cresciuto a Trinitapoli, dove ha conseguito la maturità scientifica prima di entrare, nell’agosto del 1999, in Accademia Aeronautica con il corso “Zodiaco IV”. Brevettato pilota militare nel 2005 negli Stati Uniti, presso la base di Sheppard, in Texas, Santeramo ha costruito buona parte della propria carriera sui velivoli da trasporto C-130J, in servizio alla 46^ Brigata Aerea di Pisa, alternando l’attività in Italia a impieghi operativi ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, e a Herat, in Afghanistan, con missioni che lo hanno portato anche in Libia, nei Balcani, in Chad, a Gibuti e in Libano.
La svolta verso i sistemi a pilotaggio remoto arriva nel 2011, con l’abilitazione sul Predator MQ-1C conseguita negli Stati Uniti, alla base di Holloman, in New Mexico, e la successiva combat readiness raggiunta in Afghanistan. Trasferito ad Amendola nel 2012, il Colonnello ha rivestito incarichi di comando crescenti, fino ad assumere nel 2018 la guida del 28° Gruppo Volo APR, abilitandosi anche sul Predator MQ-9A e partecipando alle operazioni ISAF e Inherent Resolve come comandante dei Task Group “Astore”, in Afghanistan, e “Araba Fenice”, in Kuwait. Un percorso che lo ha visto, più di recente, alla guida del Corso “Aquila VI” in Accademia Aeronautica e, dal settembre 2024 fino allo scorso 14 giugno, alla direzione del Centro di Eccellenza APR di Amendola, l’ente che proprio in questi giorni si trasferisce a Frosinone. Oltre 3700 le ore di volo totalizzate dal nuovo Comandante, tra velivoli C-130J e sistemi a pilotaggio remoto, accompagnate da una solida formazione accademica che comprende la laurea in Scienze Politiche conseguita alla Federico II di Napoli e due master in studi strategico-militari.
Nel proprio intervento, il Colonnello Santeramo ha voluto innanzitutto rendere omaggio al Gonfalone della Città di Cassino, decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare per i sacrifici patiti durante i combattimenti del 1943-44, prima di rivolgere un saluto alle rappresentanze sindacali e agli organi di stampa presenti. Ha quindi sottolineato il valore simbolico di un reparto che vive oggi il proprio “primo giorno”, chiamato a costruire da zero un’identità, una cultura e una tradizione che accompagneranno il 66° Stormo negli anni a venire. Una sfida, ha detto, che lo Stormo affronterà mettendo al centro l’eccellenza, il rispetto reciproco e l’integrità morale, senza mai perdere di vista il valore delle persone rispetto alla tecnologia, per quanto avanzata essa possa essere. Parole di gratitudine sono state riservate anche alla moglie Marianna e ai figli Francesco, Sabrina e Mattia, così come, più in generale, alle famiglie di tutto il personale, definite componente silenziosa ma essenziale della vita dei reparti.
Anche la simbologia scelta per il nuovo Stormo racconta questa transizione tra passato e futuro. Lo stemma del 66° Stormo richiama il mondo degli APR attraverso la figura stilizzata di una gazza tecnologica, simbolo di osservazione, intelligenza e capacità di analisi, mentre i suoi elementi grafici rappresentano il legame uomo-macchina, i sistemi di comando e controllo, la formazione del personale e la spinta verso l’innovazione. Una scelta non casuale nemmeno nella denominazione del reparto, pensata per richiamare il retaggio storico degli antichi reparti di osservazione aerea, di cui gli odierni sistemi a pilotaggio remoto rappresentano una naturale evoluzione.
Il percorso, ad ogni modo, è solo all’inizio. Il Polo Formativo APR Interforze dovrà garantire, una volta a regime, percorsi di formazione basici, avanzati e specialistici in linea con gli standard interforze e NATO, riunendo in un’unica sede le competenze oggi distribuite tra diverse realtà della Difesa. Per il territorio frusinate, da sempre legato alle sorti dell’aeroporto militare, si tratta di un investimento dal forte valore simbolico ed economico, capace di proiettare lo scalo verso un ruolo di eccellenza nazionale in uno dei settori più strategici della difesa contemporanea.
«Una volta compresa l’impossibilità di evitare il trasferimento del 72° Stormo dell’Aeronautica Militare a Viterbo – ha dichiarato il deputato Aldo Mattia (Fratelli d’Italia), presente all’insediamento – siamo riusciti a cogliere un’opportunità, pur all’interno di un contesto geopolitico complesso e instabile. Il rischio concreto era che lo spostamento del reparto dall’aeroporto militare di Frosinone si traducesse in una perdita secca per la città, con un ulteriore impoverimento sotto il profilo demografico ed economico.
Siamo invece riusciti a evitare che Frosinone perdesse completamente uno scalo militare nato nel 1939 e che, dal 1955, rappresenta un punto di riferimento per l’addestramento dei piloti di elicotteri.
Grazie anche allo stimolo dell’Associazione Impegno, guidata dal presidente Maurizio Plocco, e al lavoro congiunto con l’onorevole Maria Veronica Rossi, abbiamo mantenuto e rilanciato la struttura, che oggi accoglie il 66° Stormo e la Scuola interforze per l’addestramento e il conseguimento dei brevetti per piloti di droni militari. Si tratta di una realtà strategica destinata a diventare un punto di riferimento per tutte le Forze Armate.
Abbiamo trasformato una fase di crisi in un’opportunità – conclude Mattia – con una presenza di militari superiore rispetto agli standard del 72° Stormo, la necessità di reperire alloggi anche al di fuori della struttura militare e nuove prospettive di sviluppo per la città e per i centri limitrofi. È questa la strada che il territorio della provincia di Frosinone deve seguire: trasformare le difficoltà in occasioni di crescita, a partire dalla crisi di Stellantis e del relativo indotto».
«L’insediamento del 66° Stormo – ha dichiarato Maria Veronica Rossi, già membro del Parlamento europeo – rappresenta una notizia estremamente positiva per Frosinone ed è il risultato concreto di un lavoro lungo e condiviso con il collega Aldo Mattia, sviluppato attraverso un costante confronto con i vertici delle Forze Armate e le istituzioni competenti. Ringrazio l’Aeronautica Militare e tutti i soggetti che hanno contribuito al raggiungimento di questo importante traguardo, che ci rende orgogliosi».
«Per la città di Frosinone questa è una giornata importante – ha dichiarato il sindaco di Frosinone, Riccardo Mastrangeli, a margine della cerimonia di costituzione del 66° Stormo – perché segna un passaggio che non rappresenta una chiusura, ma una trasformazione. Non una perdita, bensì una nuova opportunità.
Per decenni l’aeroporto militare “Girolamo Moscardini” è stato identificato con la grande tradizione della formazione dei piloti di elicottero grazie all’opera del 72° Stormo, che ha formato generazioni di aviatori italiani e stranieri, diventando un punto di riferimento dell’eccellenza aeronautica nazionale.
Oggi quella storia non si interrompe, ma prosegue sotto una forma nuova, moderna e proiettata verso il futuro, con l’arrivo del 66° Stormo. Un reparto destinato a diventare polo di riferimento per la formazione e lo sviluppo delle competenze nel settore degli aeromobili a pilotaggio remoto, una delle frontiere più avanzate della tecnologia e della difesa contemporanea.
Si tratta di un segnale straordinario. Quando una struttura militare viene scelta per ospitare una funzione strategica così innovativa, significa che dispone di infrastrutture adeguate, competenze consolidate, capacità organizzative e di un ruolo riconosciuto all’interno del sistema Paese.
Frosinone non viene marginalizzata. Frosinone viene confermata. Confermata come città dell’Aeronautica Militare, luogo di formazione, ricerca, innovazione e servizio alla Nazione.
C’è poi un aspetto che, da sindaco, mi rende particolarmente orgoglioso. Viviamo in un tempo in cui la tecnologia evolve con una velocità impressionante: i sistemi a pilotaggio remoto stanno cambiando il modo di operare delle Forze Armate, aprendo al contempo prospettive enormi nei campi della sicurezza, della protezione civile, del monitoraggio ambientale, della ricerca e dell’innovazione industriale.
Avere qui il 66° Stormo significa collocare Frosinone dentro questa grande trasformazione. Significa legare il nome della città non soltanto alla gloriosa tradizione del volo, ma anche alle sfide del futuro.
Desidero quindi rivolgere un sincero ringraziamento all’Aeronautica Militare, al Ministero della Difesa e a tutti coloro che hanno lavorato affinché l’aeroporto Moscardini mantenesse una funzione centrale e strategica nel nuovo assetto organizzativo delle Forze Armate.
Un ringraziamento va naturalmente anche agli uomini e alle donne del 72° Stormo, che hanno scritto pagine importanti della storia di questo territorio e che resteranno parte integrante della memoria collettiva della comunità.
E un caloroso benvenuto agli uomini e alle donne del 66° Stormo: Frosinone vi accoglie con rispetto, gratitudine e amicizia. La città è orgogliosa di condividere con voi un tratto del proprio cammino.
L’aeroporto Moscardini, intitolato a un giovane aviatore che ha sacrificato la propria vita per la passione del volo, continua oggi a guardare al cielo, fedele alla propria storia ma con lo sguardo rivolto al domani.
Benvenuto 66° Stormo. Benvenuti a Frosinone».




