Si chiude con un epilogo che in molti, nelle ultime ore, avevano smesso di sperare di poter scrivere. Alisya e Sarah Di Giacinto, le due sorelle di sedici e dodici anni scomparse nella notte tra il 6 e il 7 giugno da una casa famiglia di Civitella Alfedena, nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo, sono state ritrovate vive e in buone condizioni di salute. A rintracciarle, nella serata di domenica, sono stati i Carabinieri del Comando Provinciale dell’Aquila, supportati dal Raggruppamento Operativo Speciale e dai militari del Comando Provinciale di Latina, in un’abitazione a Formia, nel quartiere Rio Fresco, dove le ragazze si trovavano ospiti di un parente materno.
Quindici giorni di buio, di sorvoli con l’elicottero sui boschi della Camosciara, di posti di blocco e perquisizioni che hanno attraversato due regioni, si sono dissolti in poche ore concitate. Il primo segnale di speranza era arrivato giorni prima, quando tra la vegetazione vicino alla struttura era stato trovato un fermaglio rosso, riconducibile a una delle due sorelle: un dettaglio minimo che aveva tenuto vive le ricerche senza però restituire, fino a domenica, alcuna certezza.
A guidare l’operazione che ha riportato a casa Alisya e Sarah è stato il procuratore capo della Repubblica di Sulmona, Luciano D’Angelo, che si è recato personalmente sul luogo del ritrovamento e ha poi parlato al telefono con le due ragazze. Determinante, secondo quanto ricostruito, anche il raccordo investigativo con la Procura di Cassino, guidata da Carlo Fucci, che da inizio settimana aveva disposto perquisizioni in tutto il Lazio meridionale. Un dettaglio che restituisce alla vicenda una eco diretta anche per il territorio della provincia di Frosinone: le due minori, secondo quanto emerso, avevano mantenuto legami personali e familiari proprio nell’area cassinate, dove in passato avevano vissuto a lungo.
L’abitazione in cui le sorelle sono state trovate, un appartamento popolare di proprietà di uno zio materno, si trova a pochi passi da quella della madre, Valentina D’Acunto, alla quale il Tribunale aveva revocato la responsabilità genitoriale appena pochi giorni prima della fuga delle figlie. Una coincidenza geografica che ora gli inquirenti dovranno valutare con attenzione, nel tentativo di ricostruire come le due ragazze siano riuscite a restare invisibili per così tanto tempo nonostante un dispositivo di ricerca imponente, che ha coinvolto vigili del fuoco, unità cinofile e Protezione civile.
A raccontare l’emozione di queste ore è Alessia Natali, referente per l’Abruzzo dell’associazione Penelope, realtà da sempre impegnata nella ricerca delle persone scomparse, che in questi giorni ha seguito da vicino la famiglia delle due ragazze. È stata proprio lei a riferire che il padre delle sorelle, Stefano Di Giacinto, alla notizia del ritrovamento ha accusato un malessere dovuto alla forte commozione ed è stato trasportato in ospedale per accertamenti. Un epilogo, quello vissuto dall’uomo, che restituisce meglio di ogni cronaca la tensione accumulata in quindici giorni di attesa, sospesi tra la paura del peggio e la speranza di un ritorno.
Le due sorelle, ora, sono state affidate alle autorità competenti e trasferite in una località protetta, lontano dai riflettori mediatici che in questi giorni si sono accesi sulla loro vicenda. Le ragazze, secondo quanto filtra dagli ambienti investigativi, sono apparse provate dalla lunga permanenza lontano da occhi adulti, ma non hanno riportato conseguenze fisiche gravi. Resta da ricostruire, e su questo si concentreranno ora gli sforzi della magistratura, chi possa aver favorito la loro fuga e la successiva permanenza lontano dai radar delle forze dell’ordine: un’indagine, quella per sottrazione di minore, aperta fin dai primi giorni dalla Procura di Sulmona e che ora dovrà chiarire ruoli e responsabilità di chi, in queste due settimane, ha incrociato il cammino delle due giovani.
Sotto la lente degli investigatori restano anche i responsabili della casa famiglia di Civitella Alfedena, già indagati per abbandono di minore dopo le denunce presentate da entrambi i genitori per la presunta mancata vigilanza nella notte della fuga. Una storia che, dietro il sollievo per il lieto fine, lascia sul tavolo interrogativi pesanti sulla tutela dei minori affidati alle strutture di accoglienza e sulla capacità del sistema di proteggerli davvero.




