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    Morolo, 13.700 tonnellate di rifiuti illeciti: la Regione Lazio ordina lo sgombero d’emergenza

    il Presidente della Giunta Regionale ha firmato un'ordinanza contingibile e urgente per bonificare il sito di via Morolense: rischio incendio, accessi ostruiti, sequestro penale e due aziende insolventi. Una bomba ambientale a cielo aperto nel cuore del Lazio
    23 Giugno 20266 Mins Read
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    Mesi di autorizzazioni, diffide, sopralluoghi, ordinanze sindacali rimaste inevase e infine un sequestro penale: la storia del sito di stoccaggio rifiuti di Morolo, in località Vado San Pietro lungo la via Morolense, è quella di un’emergenza ambientale che si è consumata lentamente, sotto gli occhi di decine di enti e istituzioni, fino a diventare una bomba a orologeria nel mezzo della campagna laziale.

    Il 22 giugno 2026 il Presidente della Giunta Regionale del Lazio ha firmato l’Ordinanza contingibile e urgente n. Z00002, ai sensi dell’art. 191 del D. Lgs. 152/2006, disponendo l’avvio immediato di forme speciali di gestione dei rifiuti per la messa in sicurezza d’emergenza, la caratterizzazione e lo sgombero integrale delle oltre 13.700 tonnellate di rifiuti illecitamente giacenti nell’impianto, a fronte di 1400 autorizzati. L’atto è stato notificato dalla Direzione Regionale Ambiente, Transizione Energetica e Ciclo dei Rifiuti, guidata dall’Ing. Wanda D’Ercole, a tutti i soggetti coinvolti: dal Presidente del Consiglio dei Ministri ai Ministeri dell’Ambiente, della Salute e dell’Interno, dalla Prefettura di Frosinone al Sindaco di Morolo, fino al Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, ad ARPA Lazio e alla ASL di Frosinone.

    L’impianto ha una storia lunga. Fu autorizzato nel 2008 dal Commissario Delegato per l’Emergenza Ambientale per trattare rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi. Gestito per anni dalla SE.IN. S.r.l., nel febbraio 2023 l’Autorizzazione Integrata Ambientale fu volturata a G.N. Ecology S.r.l., affittuaria del ramo d’azienda. Da quel momento in poi la situazione è precipitata.

    Il sopralluogo di ARPA Lazio del dicembre 2024 fotografò uno scenario inquietante: oltre 13.102 tonnellate di rifiuti speciali al di sopra dei limiti consentiti, rifiuti accatastati senza identificazione, ammassati in aree di transito di mezzi e persone, depositati a terra all’aperto. L’Agenzia concluse che la società aveva completamente disatteso l’autorizzazione, configurando una gestione illecita equiparabile all’assenza totale di titolo autorizzativo e penalmente rilevante ai sensi dell’art. 29-quattuordecies del Codice Ambientale.

    Il Sindaco di Morolo Gino Molinari emise tre ordinanze contingibili e urgenti — la n. 33 del 5 agosto 2025, la n. 37 del 20 agosto 2025 e la n. 3 del 12 gennaio 2026 — tutte rimaste integralmente inevase. Nel frattempo il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Frosinone, dopo il sopralluogo del luglio 2025, rilevò la presenza di rifiuti accatastati in balle sovrapposte fino a quattro metri di altezza su tutta l’area esterna del sito: venti volte il quantitativo autorizzato, senza alcuna certificazione antincendio in vigore — la SCIA presentata dalla SE.IN. S.r.l. era scaduta il 19 dicembre 2024 e nessun rinnovo era stato avanzato. Il rischio di un incendio capace di paralizzare la strada provinciale Morolense e la linea ferroviaria ad Alta Velocità nelle vicinanze, con possibili danni alle aree boscate adiacenti, era concreto e documentato.

    A novembre 2025 la Regione Lazio revocò l’Autorizzazione Integrata Ambientale e dispose la chiusura dell’installazione, avviando anche l’escussione della garanzia finanziaria per 309.600 euro: una cifra già allora giudicata del tutto incapiente rispetto agli oneri reali di rimozione e smaltimento. Nel gennaio 2026 un nuovo sopralluogo autorizzato dalla Procura della Repubblica di Frosinone confermò una giacenza di circa 13.700 tonnellate, con cumuli alti tra i tre e i cinque metri e accessi ostruiti. ARPA Lazio avvertì che, in presenza di codici a specchio non caratterizzati, i rifiuti dovevano essere trattati come pericolosi e che nel sito non sussistevano le condizioni minime di sicurezza per operare.

    Nel frattempo la situazione societaria si era ulteriormente aggravata. Il Tribunale di Roma, sezione XIV, ha dichiarato la liquidazione giudiziale di G.N. Ecology S.r.l., nominando curatore l’avv. Gianfranco Torino. Il sito è sottoposto a sequestro penale. A giugno 2026 lo stesso curatore ha segnalato un accesso abusivo da parte di ignoti, con aggravamento del rischio connesso all’approssimarsi della stagione estiva. La Prefettura di Frosinone ha sollecitato l’intervento in più occasioni, da ultimo con nota del 15 giugno 2026. La custode giudiziaria, dott.ssa Fabiola Luciani, delegata nella procedura esecutiva immobiliare pendente al Tribunale di Frosinone, ha formalmente invitato la Regione Lazio e il Comune di Morolo ad agire senza ulteriori indugi.

    Di fronte all’inerzia conclamata dei soggetti obbligati, all’insolvenza del gestore, alla contestazione di ogni responsabilità da parte della proprietà e all’impossibilità materiale di ARPA Lazio di operare nel sito sequestrato, la Regione Lazio ha ritenuto esauriti tutti i rimedi ordinari. Si è configurata così la condizione per l’esercizio del potere extra ordinem attribuito al Presidente della Giunta Regionale: l’ordinanza del 22 giugno 2026, adottata con il parere favorevole di ARPA Lazio e della ASL di Frosinone, autorizza in via temporanea — per una durata massima di sei mesi, reiterabile — il ricorso a forme speciali di gestione dei rifiuti, con priorità assoluta alla liberazione delle aree che ostacolano i presidi antincendio e alle zone perimetrali prospicienti la strada e il bosco, all’attivazione di una sorveglianza attiva continua e infine alla caratterizzazione e allo sgombero integrale dei rifiuti verso impianti autorizzati.

    La copertura finanziaria è garantita sul Bilancio Regionale, al capitolo E32532 destinato ai contributi per la rimozione e lo smaltimento di rifiuti potenzialmente inquinanti abbandonati in siti dismessi. La Regione Lazio si riserva il recupero integrale delle somme anticipate nei confronti dei soggetti obbligati — la curatela di G.N. Ecology S.r.l. e SE.IN. S.r.l. — previo accertamento in contraddittorio delle rispettive responsabilità.

    «Finalmente. Dopo ordinanze inevase, di diffide cadute nel vuoto e di solleciti rimasti senza risposta, oggi possiamo dire che lo Stato ha fatto il suo dovere»: è con queste parole che il sindaco di Morolo, dott. Gino Molinari, ha accolto la firma dell’Ordinanza Z00002 del Presidente della Giunta Regionale del Lazio, Francesco Rocca.

    Il primo cittadino non nasconde la soddisfazione, ma anche il peso di una vicenda che ha gravato per anni sulla comunità di Morolo e sui Comuni viciniori. Ricorda che il Comune aveva fatto tutto quanto nelle proprie possibilità: tre ordinanze contingibili e urgenti emesse tra il 2025 e il 2026, tutte rimaste integralmente inevase da parte dei soggetti obbligati. «Non eravamo in grado di andare oltre con le nostre risorse. Avevamo un sito sotto sequestro penale, un gestore in liquidazione giudiziale e una proprietà che contestava ogni responsabilità. In quella situazione, solo la Regione Lazio poteva sbloccare lo stallo».

    Molinari esprime gratitudine diretta al presidente Rocca e alla Direzione Regionale Ambiente: «Ringrazio il presidente Francesco Rocca per aver esercitato con decisione il potere che la legge gli attribuisce. Non era scontato, e non era facile. Su quel sito incombeva un rischio reale di incendio, con oltre tredicimila tonnellate di rifiuti accatastati a pochi metri dalla strada provinciale e dalle aree boscate. Ogni giorno di ritardo era un giorno in più di pericolo per i miei concittadini e per l’ambiente».

    Il sindaco sottolinea infine che l’ordinanza regionale rappresenta un punto di partenza, non di arrivo. La strada verso la bonifica completa è ancora lunga, e Molinari assicura che il Comune di Morolo farà la sua parte su ogni fase dell’intervento, a partire dalla messa in sicurezza d’emergenza delle aree perimetrali fino allo sgombero integrale dei rifiuti.

    Contro l’ordinanza è ammesso ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio entro sessanta giorni dalla notifica, ovvero ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro centoventi giorni.

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