L’articolo pubblicato ieri da anagnia.com sulla ripresa della procedura per la concessione dell’ex Polveriera — e sull’avvio della gara per il parco fotovoltaico da 99,9 MWp — non è passato inosservato, né tra gli attenti lettori del nostro giornale, né sul versante dell’amministrazione, né – soprattutto – tra le fila dell’opposizione consiliare. Dopo una prima, breve dichiarazione rilasciata ieri sera, nelle ore successive alla pubblicazione, il consigliere Luca Santovincenzo, capogruppo di LiberAnagni, ha fatto pervenire oggi alla redazione di anangia.com una nota articolata e dai toni netti, che va ben oltre la semplice replica tecnica.
Il punto di partenza di Santovincenzo è quasi una dichiarazione di vittoria politica, per quanto amara. Già il 4 settembre 2025, aveva sollevato in Consiglio Comunale dubbi sulla credibilità del cosiddetto masterplan presentato dall’amministrazione nei mesi precedenti: un documento che prometteva, sulla grande area dismessa di Anagni, la realizzazione di un ospedale, un’università, un data center, un campo per il motocross, impianti fotovoltaici e altre funzioni. Funzioni che, scriveva allora l’opposizione, erano destinate a restare sulla carta.
Oggi, dopo l’archiviazione del vecchio procedimento e la sua reimpostazione sulla base del D. Lgs. 190/2024 — il cosiddetto Testo Unico Rinnovabili — quelle strutture non compaiono più negli atti. Di tutto il masterplan non è rimasto nulla. «Una cortina di fumo», scrive senza mezzi termini il capogruppo di minoranza, citando espressamente la formula.
Non è una soddisfazione di circostanza. Per Santovincenzo la scomparsa delle grandi opere dal quadro progettuale conferma che il cuore reale dell’operazione era, fin dall’inizio, l’impianto fotovoltaico, e che il resto serviva soltanto a costruire una cornice di legittimazione più ampia attorno a una concessione di patrimonio pubblico comunale. Un patrimonio che, ricorda il consigliere, supera i 180 ettari e rappresenta uno degli asset strategici più rilevanti dell’intera provincia di Frosinone.
Su questo punto, la critica si fa più strutturale. La decisione di procedere con la nuova gara senza un passaggio esplicito in Consiglio Comunale — un atto di indirizzo che ridefinisca il perimetro politico di un’operazione profondamente mutata sul piano amministrativo e contrattuale — è, per LiberAnagni, inaccettabile. Richiamarsi alla delibera del 4 settembre 2025 per giustificare la continuità dell’iter sarebbe una forzatura: quella delibera si era espressa sull’ipotesi di un Partenariato Pubblico Privato, formula che la successiva giurisprudenza europea ha reso inapplicabile, e non su una concessione di superficie come quella oggi in discussione. Cambiano gli strumenti, cambiano le condizioni economiche, e — secondo la minoranza — avrebbe dovuto cambiare anche il confronto politico.
Il capogruppo di LiberAnagni non risparmia critiche neppure sul piano delle verifiche sostanziali. In una nota che richiama espressamente le garanzie previste dalla normativa vigente, Santovincenzo chiede che siano accertate la solidità economico-finanziaria dei soggetti proponenti, la trasparenza delle strutture societarie coinvolte, la provenienza dei capitali necessari all’investimento e la congruità economica dell’operazione rispetto al valore reale dell’area. «Confidiamo che gli uffici abbiano svolto tutte le necessarie verifiche», scrive, lasciando intendere che in caso contrario saranno attivate le procedure di segnalazione previste dalla legge.

C’è poi un passaggio che suona quasi come un programma alternativo. Negli anni scorsi, ricorda il consigliere, LiberAnagni ha promosso la deliberazione consiliare che individua l’ex Polveriera come sito preferenziale per un nuovo presidio ospedaliero, e ha avviato interlocuzioni con la Regione Lazio, con fondazioni sanitarie e con soggetti universitari per verificare la fattibilità concreta di quella prospettiva. L’area, nella visione dell’opposizione, non è un asset da cedere al miglior offerente ma un’opportunità per costruire servizi di salute, formazione, ricerca e lavoro qualificato a vantaggio delle generazioni future.
«Ridurre una delle più grandi opportunità di sviluppo pubblico della provincia a una mera operazione patrimoniale», scrive Santovincenzo, «sarebbe un errore storico che Anagni non può permettersi». E aggiunge che, come già accaduto con il vecchio iter bloccato dalle criticità sulla forma contrattuale — criticità che il gruppo di minoranza aveva segnalato per primo — LiberAnagni continuerà a vigilare con la stessa determinazione sul nuovo procedimento, fiducioso che la trasparenza amministrativa e la tutela dell’interesse pubblico finiranno per prevalere.
LA NOTA INTEGRALE DI LUCA SANTOVINCENZO INVIATA ALLA REDAZIONE DI ANAGNIA.COM EX POLVERIERA: LA CORTINA DI FUMO DEL MASTERPLAN SI È DISSOLTA, RESTA SOLO IL FOTOVOLTAICO. ANAGNI CHIEDE TRASPARENZA E UNA VISIONE ALL’ALTEZZA DEL SUO FUTURO.
La ripresa del procedimento per la concessione dell’area dell’Ex Polveriera impone alcune riflessioni che vanno ben oltre gli aspetti tecnici e riguardano direttamente il futuro della nostra città. A distanza di poco più di un anno, i fatti stanno confermando ciò che avevamo denunciato in Consiglio Comunale il 4 settembre 2025. All’epoca contestammo la credibilità del cosiddetto masterplan presentato dall’amministrazione durante il consiglio comunale di quasi tre mesi prima come un grande progetto di sviluppo integrato dell’area. In quel documento, mai sottoposto a votazione dell’assise, trovavano spazio ospedale, università, data center, fotovoltaico, motocross e altre funzioni che avrebbero dovuto giustificare la concessione di una vasta porzione del patrimonio pubblico comunale. Sostenemmo allora che il cuore dell’operazione fosse in realtà il grande impianto fotovoltaico e che il resto rappresentasse soltanto una cornice priva di reale fattibilità progettuale. Una cortina di fumo. Oggi, dopo l’archiviazione del precedente procedimento e la sua riproposizione sotto una diversa veste amministrativa, tutte quelle opere sono scomparse dagli atti. È rimasto soltanto il fotovoltaico. Colpisce inoltre che questo percorso venga portato avanti senza un nuovo e chiaro passaggio politico in Consiglio Comunale, nonostante sia mutato il quadro procedurale. Parliamo di un patrimonio pubblico strategico di oltre 180 ettari, acquisito con risorse della collettività e destinato a incidere sulle prospettive di sviluppo di Anagni per i prossimi decenni. Per questa ragione riteniamo indispensabile che siano svolte tutte le verifiche previste dalla normativa vigente sulla solidità economico-finanziaria dei soggetti proponenti, sulla trasparenza delle strutture societarie coinvolte, sulla provenienza delle risorse necessarie all’investimento e sulla congruità economica dell’operazione rispetto al valore e al potenziale strategico dell’area. La tutela del patrimonio pubblico non può essere considerata un adempimento formale. È un dovere nei confronti delle generazioni presenti e future.Ma esiste anche una questione più profonda. Da anni sosteniamo che l’Ex Polveriera rappresenti una delle più importanti opportunità di sviluppo pubblico dell’intera provincia. Per questo nel 2024 abbiamo promosso la deliberazione consiliare che individua l’area quale sito preferenziale per la realizzazione di un nuovo presidio ospedaliero e lo scorso anno abbiamo avviato interlocuzioni con la Regione Lazio, fondazioni sanitarie, università e soggetti istituzionali affinché questa prospettiva potesse essere concretamente valutata. Non abbiamo mai visto quell’area come un semplice asset da concedere al miglior offerente. L’abbiamo immaginata come il luogo in cui dare concreta attuazione al dettato costituzionale sulla funzione sociale del patrimonio pubblico, trasformandolo in un motore di salute, ricerca, formazione, lavoro qualificato, innovazione e qualità della vita. Una visione che oggi trova riscontro negli stessi documenti di programmazione che abbiamo spinto la maggioranza ad approvare, che individuano l’Ex Polveriera come area strategica per lo sviluppo di servizi sanitari, di studio e funzioni di interesse pubblico.Per questo continuiamo a ritenere che il futuro di Anagni non possa essere deciso attraverso procedure opache o scorciatoie amministrative. Serve trasparenza. Serve confronto pubblico. Serve il pieno coinvolgimento del Consiglio Comunale. Soprattutto, serve una visione. Dopo quasi dieci anni di governo, l’amministrazione dovrebbe spiegare ai cittadini quale visione abbia guidato le scelte sull’Ex Polveriera e perché tutte le grandi promesse contenute nel cosiddetto masterplan siano comparse soltanto dopo che avevamo aperto un confronto pubblico sul futuro sanitario e strategico dell’area attraverso le nostre iniziative istituzionali. Ma, soprattutto, perchè queste promesse si siano dissolte per fare spazio al progetto che avevamo indicato fin dall’inizio come il vero centro dell’operazione. I fatti hanno già dimostrato che i nostri rilievi sul precedente iter sul fotovoltaico erano fondati. Quel procedimento si è arrestato proprio a causa delle criticità legate alla forma contrattuale scelta che avevamo evidenziato fin dall’inizio, quando taluni liquidavano le nostre osservazioni come semplice allarmismo. Nell’ultima determinazione si legge espressamente che «la particolare tipologia di intervento oggetto della presente necessita della concessione di superfici pubbliche». Tale formulazione conferma quanto abbiamo sostenuto per mesi: la natura dell’operazione era estranea alla forma del partenariato e richiedeva una diversa impostazione amministrativa. Per queste ragioni continueremo a vigilare con la stessa determinazione anche sul nuovo iter, fiduciosi che il rispetto delle regole, la trasparenza amministrativa e la tutela dell’interesse pubblico finiranno ancora una volta per prevalere. L’Ex Polveriera è uno dei più importanti patrimoni pubblici della provincia e non può essere trattata come una semplice superficie da concedere al miglior offerente. Deve diventare il simbolo della rinascita sanitaria, sociale ed economica del territorio. Ridurre una delle più grandi opportunità di sviluppo pubblico della provincia a una mera operazione patrimoniale sarebbe un errore storico che Anagni non può permettersi.
Luca Santovincenzo




